Il Consigliori 2.0


The Counselor

Ridley Scott

2013

Se la penna che scrive è impugnata dalla mano di Cormac McCarthy, la parola magica, scritta o evocata, è sempre la stessa: Morte.

La morte è negli occhi di Cameron Diaz/Malkina, finalmente inquietante e convincente dopo 20 anni di boiate. Non a caso sono molti i primi piani sugli occhi felini della ex-svampita sorridente.

cameron

Felini, come i suoi gattoni, un’incredibile coppia di ghepardi domestici. Gheparda in calore lei medesima, capace di scoparsi il parabrezza di una Ferrari al solo scopo di annichilire il suo uomo (“sembrava un pesce gatto attaccato al vetro di un acquario”, racconta uno sconvolto Bardem), spietata avida e insaziabile, desiderosa di fagocitare anche la sweet pussycat Penelope Cruz, unica creatura innocente dell’universo – ma l’inconsapevolezza è vera innocenza ? -,  vittima predestinata e inerme come i conigli predati dai gattoni di cui sopra. Continua a leggere

The Wolf of Wall Street again.


Parte 2: Fear and Loathing in Wall Street

The Wolf of Wall Street

Martin Scorsese

2013.

Prima la coca, poi i sedativi, poi di nuovo la coca, ancora coca, poi di nuovo sedativi. Bipolarismo, alternanza e dikotomia: non è previsto altro stato psicofisico che non sia ipereccitato o sedato come un cavallo, Leo Di Caprio/Jordan Belfort non potrebbe reggersi in piedi altrimenti, proprio come Homer Simpson alternava eccitanti e calmanti in una puntata memorabile.

Perchè questo è un cartoon drogato. E’ una commedia estrema esilarante, la cui vetta assoluta (legata a doppio filo con il cultissimo di Terry Gilliam) è raggiunta quando gli effetti del Lemmon 714 tardano a farsi sentire, allora Jordan e l’altrettanto suo sciroccato socio ne assumono in quantità industriali, dopodichè

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¡Dispara Salamanca, dispara…!


oscar

Profugos

Pablo Larraìn & Johnathan Jacubowicz

2011

La cocaina rende molto più della rivoluzione. E ti toglie meno, molto meno. Probabilmente è proprio il passato da rivoluzionario ad aver prosciugato l’anima e il cuore di Oscar Salamanca. Restava poco da togliergli.  Un fantasma che sputa sangue e tossisce violentemente, malato terminale. Capelli lunghi, barba lunga, occhi di ghiaccio e, da qualche parte nel Cile,  una figlia adolescente che è tutto quello che di umano gli resta.

Io voglio bene a Salamanca. Voglio bene a questo relitto che aveva sogni ed ideali più grandi di lui, e si ritrova a trafficare cocaina con la faccia imbronciata e la pistola sempre in pugno. Sa che la morte cavalca al suo fianco e ha imparato a conviverci. Ogni tanto il tristo mietitore gli manda un sms, e Oscar si chiude in bagno a sputare sangue e ad aspettare che passi.

I suoi sguardi carichi di odio rivolti a Moreno, Moreno che infierisce sui corpi dei narco-traditori con la stessa ferocia e precisione da macellaio che usava quando i corpi erano dei compagni di Salamanca. Tormento continuo, tanto incessante da diventare un accessorio, un pendaglio da portare appeso al collo, dal peso facilmente sopportabile e di minimo ingombro.

L’anima di Salamanca respira quando il suo corpo corre a perdifiato, inseguito da sbirri o narcos che vogliono ucciderlo. Oscar vive quando rischia di morire, si sente libero quando una pallottola lo sfiora, è se stesso quando copre la fuga di un suo compagno di sventura.

Oscar Salamanca e Dikotomiko sono amici, passano ore ed ore seduti in veranda a fumare e scacciare zanzare. Parlano poco, sputano e quando il disco di Camila Moreno arriva alla fine del lato A, nessuno dei due vuole alzarsi per mettere il lato B..

Running monday tuesday wednesday thursday friday saturday sunday..Chapter One


the magnificent four

the magnificent four

Profugos  

Pablo Larraìn & Johnathan Jacubowicz

2011

Romanzo Criminale, la serie diretta dal buon Stefano Sollima (ACAB), è forse il miglior prodotto televisivo di genere che si sia visto negli ultimi anni in Italia. Azzardarne un paragone con la serie cilena Profugos è come mettere a confronto il meteo del TG4 (è ancora così ridicolmente trash? Mi è capitato di vederlo qualche anno fa, c’era una bungabunghina che sorrideva ebete e sembrava chiedersi “che ci faccio qui? quando mi danno l’assegno? ma pure stasera devo farmi quei buffi vecchietti con la faccia dipinta?”) con Ichi the killer.

Insomma, siamo rovinati. Irrimediabilmente.

Meglio volare in Sudamerica, cullati tra le nuvole dalla malinconica voce di Camila Moreno e dalle sue canzoni calde e tenere come abbracci di una chica muy hermosa ad un condannato a morte, perfetto commento sonoro alla corsa forsennata di quattro fuggiaschi attraverso 13 puntate che provocano dipendenza.

Quattro fuggiaschi che vogliono solo restare vivi, magari portando via un bel mucchio di soldi.

Ovviamente, tutti li vogliono morti.

Corrono senza tregua, zigzagando tra Tir stracarichi di bottiglie di vino pregiato che in realtà contengono cocaina liquida, politici e sbirri corrotti di default, un’intero quartiere autogestito e controllato da ex rivoluzionari (quartiere che ricorda un po’ il nostrano narcojapigia di vent’anni fa), un seminario che per qualche ora diventa il nascondiglio perfetto, nonchè bucolica location per la sodomizzazione di un efebico monachello, una sterminata sinfonia di pallottole coltelli inseguimenti corpi stuprati decapitati malati di tbc torturati rapiti eviscerati mutilati decapitati e strafatti.

Profugos è forse la più entusiasmante galleria di personaggi mai apparsa sul piccolo schermo. Che per loro è davvero troppo piccolo. Questo è cinema, purissimo come cocaina non tagliata. Infatti lo produce e lo dirige la mano di Pablo Larraìn, l’autore della tripletta capolavoro sulla dittaura di Pinochet (Tony Manero-Post Mortem-No).

Qui la dittatura non si vede, ma passa nelle ossa e nel sangue, negli occhi e nelle mani dei fuggiaschi. Si affaccia negli incubi, si nasconde tra le lacrime e riempie con rancore i vuoti affettivi che ha generato…

(continua)