Cormac McCarthy, the True Detective


Se esiste un film dicotomico per eccellenza, è questo. Dovremmo esserne gli sponsor a vita, programmarlo in eterno loop in una sala cinematografica destinata solo ad esso, e dividere la platea in due metà esatte e ben distinte.  Da una parte poltrone bianche, dall’altra poltrone nere.

locandina buona

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True Detective, Genesis


True Detective è un sasso lanciato nelle acque marce di una palude, cerchi concentrici si diffondono sulla superficie, cadenzati e inesorabili lambiscono la mangrovia, carezzano la quiete assassina degli alligatori, smuovono resti di animali.

Dove quel sasso è caduto, è il Sud: Louisiana, Arkansas, Tenneesee. Down there, the white side of the South. Il Sud bianco, bianco come un sudario. Come Moby Dick, orrorifica per il niveo candore della carne più che per l’essere Leviatano, Melville scrisse: ”Nemmeno nelle nostre superstizioni manchiamo di gettare lo stesso mantello di neve addosso ai nostri fantasmi; tutti gli spettri si levano infatti in una nebbia lattiginosi. Sì, e mentre questi terrori ci afferrano, diciamo anche questo, persino il re del terrore, com’è personificato dall’Evangelista, cavalca un pallido cavallo”.

Ovunque spettri, bianchi spettri del Sud, dell’Inferno quindi del Paradiso. E poi, Rust. E poi, Marty.

 

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White Male American


Rampart

Oren Moverman

2011

Febbricitante, rumorosa, caotica ed ossessionata è la scrittura di James Ellroy. E Oren Moverman riesce a confezionare una pellicola con le stesse caratteristiche, tanto che sembra scritta da James Ellroy. No, non sembra: James Ellroy ha scritto il soggetto di Rampart e la sceneggiatura, insieme al regista.

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Il Consigliori 2.0


The Counselor

Ridley Scott

2013

Se la penna che scrive è impugnata dalla mano di Cormac McCarthy, la parola magica, scritta o evocata, è sempre la stessa: Morte.

La morte è negli occhi di Cameron Diaz/Malkina, finalmente inquietante e convincente dopo 20 anni di boiate. Non a caso sono molti i primi piani sugli occhi felini della ex-svampita sorridente.

cameron

Felini, come i suoi gattoni, un’incredibile coppia di ghepardi domestici. Gheparda in calore lei medesima, capace di scoparsi il parabrezza di una Ferrari al solo scopo di annichilire il suo uomo (“sembrava un pesce gatto attaccato al vetro di un acquario”, racconta uno sconvolto Bardem), spietata avida e insaziabile, desiderosa di fagocitare anche la sweet pussycat Penelope Cruz, unica creatura innocente dell’universo – ma l’inconsapevolezza è vera innocenza ? -,  vittima predestinata e inerme come i conigli predati dai gattoni di cui sopra. Continua a leggere

Dio, Patria, Famiglia.


Prisoners

Denis Villeneuve

2013

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Sedia a dondolo, birra e taralli, tutto pronto. Basta poco per sentirsi felici. E’ una bella sensazione, che però dura 3 secondi. Poi suona quel cazzo di citofono. Sarà ancora il solito scroccone, penso. E infatti. Sposto la sedia a dondolo per infilarci di fianco una vecchia poltrona semisfondata, ma comoda. Brian, prima ancora di chiedermi come va, sta già triturando tra i denti il terzo tarallo mentre la sua mano libera afferra il collo della bottiglia. La mia birra. Che film mi proponi stasera, chiede sputacchiando microgranuli di tarallo. Informo il signor Brian-Paraculo-De Palma che annuisce soddisfatto e si stravacca sulla poltroncina.

(…)

Dopo un’ora abbondante di visione (livida, nera, tesa e densa) il volto del male si manifesta, inonda lo schermo, e Brian-Micopianotutti-De Palma mi molla una gomitata nelle costole, alitandomi in faccia “sembra un mio film di 30 anni fa”, e sorride sornione.

Sono costretto a dargli ragione. Continua a leggere