Sunshine, di Danny Boyle. Il Sol dell’Avvenuto.


Fuori, lo spazio interplanetario. Dentro, lo spazio ristretto di piccoli ambienti metallici, corridoi stretti, una serra (nella quale la fitta vegetazione serve a produrre ossigeno), una sala ologrammi. E l’Osservatorio: un’enorme finestra che permette – con opportuni filtri – di osservare la luce del sole da vicino. O, senza filtri, di lasciarsi bruciare e polverizzare in una sorta di suicidio mistico. Un’astronave, la Icarus II, che appare come un gigantesco ombrello spaziale: lo scudo di protezione dai raggi solari, e il manico, ovvero la piccola parte abitata dall’equipaggio. Ristretto è anche il campo delle opzioni e situazioni, quando si tratta di realizzare un film di (molto)fanta(e poca)scienza hardcore.

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Trainspotting T2 – Il Giorno Del Giudizio.


Nel 1996 mi drogavo anch’io, anche se in scala 1:1000 rispetto a Mark e compagnia bella. Screamedelica dei Primal Scream era l’unico disco non-totalmente rock che riuscivo ad ascoltare. E ad amare. A parte loro, non sopportavo qualsiasi cosa fosse anche vagamente dance, compresi Underworld e New Order. In quello stesso anno i Primal Scream realizzarono una sorta di anti-inno nazionale per la squadra di calcio del loro paese, la Scozia, in occasione degli Europei. E lo realizzarono in collaborazione con Irvine Welsh. Sitting there waiting for the inevitable shutout that never fucking comes. Era proprio la voce di Welsh a biascicare splendidi sproloqui riguardanti la Scozia, sopra un beat abbastanza dimenticabile dello Scream Team. Insomma, amavo e amo i Primal Scream, e la loro presenza nella colonna sonora di Trainspotting fu uno dei motivi per i quali mi infiltrai nell’orda di stonati che invase le sale. Trainspotting è una boiata. Sotto il livello delle commedie nostrane con Alvaro Vitali. Tutti mi volevano uccidere nel 1996, ero l’unico a dissentire dal coro di esaltazione generale. E per di più, i Primal Scream c’erano, si. Ma per pochi secondi. Dopo vent’anni mi ritrovo in un’orda molto più piccola e finta, sono troppo giovani (e hanno troppi risvoltini): il primo Trainspotting l’avranno visto quest’anno. Il seguito di Trainspotting è molto migliore del primo, ed io non fumo uno spinello da tre anni.

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Steve Jobs, di Danny Boyle


Oggi è una di quelle giornate che potrei cominciare pubblicando, chessò, un bell’aforisma, di quelli così sapidi, pregni di significato da spalancare le menti di chi legge, e al contempo da creare l’illusione che la mia mente sia una fabbrica di forte sentire, diuturnamente operativa. Ma no, io non sono un aforis-man e preferisco la mangrovia dell’afasia alle spiagge del sentito dire, o sentito pensare. Nondimeno, in questi momenti sgorga da me una riflessione, su come nel nostro secolo funesto, e in quello lugubre che lo ha preceduto, si sia sviluppata un’iconografia dell’aforisma, che nel vano tentativo di essere edificante si è rivelata, appunto mortuaria, luttuosa, sepolcrale, quindi traversamente cristiana: uomini e donne, più uomini che donne, trapassati in maniera violenta o pre-matura, immortalati  in bianco e nero dolente e sovrascritti di parole cubitali come tagline, solenni come una constatazione di decesso avvenuto. Gli aforismi, amici miei, sono epitaffi, lapidi, cause di morte, non c’è vita su quei pianeti. Steve Jobs, di Danny Boyle.

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You did my best, You did my post


 

Fratelli Dikotomiki, Sorelle Dikotomike, il 2013 volge al crepuscolo, è tempo di bilanci, bilancini e bilance di precisione.

Cominciamo quindi con una bella classifica, corta corta, dei 5 +1 post più visti da quando Dikotomiko è sceso sulla Terra e si è fatto blog per voi, solo per voi.

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Dunque, in ordine inverso:

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Shaved B-Noir


Trance

Danny Boyle

2013

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Si, certo, siamo tutti un po’ in trance quando ci godiamo un film al cinema. Ma quel simpatico paraculo di Danny Boyle non ha nessuna intenzione di lanciarci addosso alcun messaggio psicometacinematografico con questa pellicola, nemmeno tanto ovvio e banale come il paragone tra ipnosi e cinema. Continua a leggere