Dikotomiko intervista Park Chan-wook!


In occidente sono “il regista di Old Boy”, e me ne dispiace. Ha avuto successo, certo, ma non credo sia il mio miglior film. Vorrei che il pubblico avesse la possibilità di guardare anche i film che non fanno parte della trilogia della vendetta. Per esempio, reputo Thirst superiore a Old Boy.  Park Chan-wook, aka Mr. Vendetta, titolo del primo dei film che compongono la trilogia insieme a Old Boy e Lady Vendetta. Una (non)trilogia che ha timbrato a fuoco il nome di Park sopratutto in Occidente, dove le visioni orientali sono sempre tardive, immobili, semplicistiche. A meno che non si è lettori di Nocturno, ovviamente. Qui il secondo nome del più grande regista coreano non è più Mr. Vendetta, ma

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Animali Notturni: dikotomiko intervista Tom Ford


“Nocturnal Animals è un racconto pedagogico, un ammonimento sulle conseguenze dei compromessi che si accettano nella vita, sulle conseguenze delle nostre scelte e delle nostre decisioni. In una cultura sempre più usa e getta in cui tutto, compresi i rapporti umani, può essere così facilmente gettato via, questa è una storia di lealtà, dedizione e di amore. Si tratta di una storia sull’isolamento che sentiamo tutti, e sull’importanza di valorizzare le connessioni personali, le relazioni che ci sostengono. Nocturnal Animals costruisce ponti tra i personaggi principali, al contempo chiudendo le vie di contatto tra loro.”

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Dossier Frankenstein. Born to be alive. Part I


Più di 400 film di ispirazione diretta, altrettanti apocrifi o non riconosciuti, per non parlare delle miriadi di derivati illegittimi dimenticati negli archivi delle più remote cinemateche. Tutte queste visioni a partire da un solo mostro, anzi, un mostro sacro, di più, il mostro sacro, il padre di tutte le cose senza nome, partorito dall’inchiostro seminale di una ragazzotta all’apice della sua pruderie intellettuale.

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The Hateful Twelve: i migliori 12 film dell’anno, secondo Dikot


Regrets, I’ve had a few;

But then again, too few to mention.

I did what I had to do

And saw it through without exemption.

I planned each charted course;

Each careful step along the byway,

But more, much more than this,

I did it my way.

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La mia lista:

 

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La Suburra del cibo e dei sensi (terza e ultima parte)


Dal cocomero al kiwi, the bittersweet fruit nel film Singapore Sling di Nikos Nikolaidis (1990). Qui occorre poggiare un attimo le posate, alzarsi in piedi e genuflettersi, stiamo parlando di un capolavoro assoluto. Ascritto per convenzione al genere del supernoir, o postnoir, o neonoir, Singapore Sling è un’opera disturbata, radicalmente perturbante indi intrinsecamente politica sulla cultura fallocentrica, sulle convenzioni sociali, sulla perversione dei rapporti di potere. Nikolaidis pare Joseph Losey pervaso dallo spirito di Tinto Brass, inscena una sarabanda di rapporti sessuali politicamente scorretti in cui due assassine seriali – madre e figlia – abusano mascolinamente di un detective narcotizzato, con tanto di copule intrafamiliari ai limiti della sevizia, torture (waterboarding, elettroshock), umori e sontuosi culi femminili a dominare le scene, fino alla nemesi del maschio represso/soppresso ed alla tragica, affilatissima ecatombe. Il culmine, ovviamente, è quando il sesso incontra il cibo: le due ingozzano a più riprese il prigioniero paralizzato, schiaffandogli in bocca grumi di cibo, poi d’un tratto la figlia agguanta un kiwi, se lo strofina dappertutto fino a spiaccicarselo sulla clitoride, per continuare a masturbarsi fino all’orgasmo.

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The sound of my voice part III. Gli universi paralleli.


Che a dissociarci siamo bravi tutti, non ero in me quando ho fatto questo, si ho sbagliato posso cambiare, senza te sono ciò che ero, sarò un essere differente. Già qui viviamo vite parallele, ciascuna con un centro, con un’avventura, ma se volete sentir parlare, sommamente e autorevolmente, di universi paralleli, cliccate sull’immagine qui sotto e sorbitevi la puntata 9 del podcasting, da principio ci sono io, all’apice del mio asintoto.

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True Detective 2. Well, nevermind


Nick Pizzolatto ha chiuso al traffico la strada in salita che, oltre il cielo nero e stellato, conduceva a Carcosa. Ha riposto in soffitta tutta la weird fiction e il cosmic horror di Ligotti, Chambers, Lovecraft e compagnia bella, ha tirato giù e spolverato i libri di Hammett ed Ellroy perchè così vanno le cose, così devono andare. Quella strada è chiusa, le vertigini cessano di colpo, piombiamo con i piedi nella terra lercia, il malessere che ci assale è una doccia fredda, reale, dolorosa. Rust e Marty sono lontani, la Louisiana è lontana, il Re Giallo è esploso in mille pezzi, generando spore tossiche e polveri sottili e malefiche sparse ai quattro venti, che accendono sparuti flash citazionisti sotto i nostri occhi impotenti e disorientati dalla natura differente della seconda stagione. La prima volava, la seconda striscia.

I live among you well disguised

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