The sound of my voice. Dikotomiko è in podcasting!


Il tempo è arrivato. Dopo una lunga, estenuante, interminabile negoziazione con la Hugmented Inc, Fantascienza in Podcasting, dikotomiko caro vostro ha acconsentito a rivelarsi, anche per mettere a tacere le voci infingarde sulla sua reale ontologica immanente esistenza. Non un’epifania, ma un’annunciazione: una delle nostre voci, in podcasting, a parlare liberamente e dissennatamente di viaggi del tempo, di film memorabili e di visioni delebili, nel solito lungo, estenuante, interminabile fiume di parole. Cliccate sull’immagine, crogiolatevi nella intro, andate al minuto 28 e buon ascolto!

riscrivere il tempo

Clicca sull’immagine, vai al minuto 28 e ascoltaci in podcasting!

Salutiamo l’amico Cooper, CEO Multiglobal di Hugmented Inc, la mente di questo progetto che cambierà i destini del mondo.

 

Predestination. A spasso nel tempo con Ethan Hawke.


E’ tutta una questione di tempo, anche lo spazio. Interstellar lo ha urlato forte e chiaro, si tratta sempre dell’uomo e della memoria, che è una possibilità di comunicare attraverso una certa visione del passato. Personalmente sono un seguace di Roberta Sparrow e della sua Filosofia dei Viaggi del Tempo, credo cioè che il tema necessiti di un approccio concettuale e non scientifico.

roberta sparrow

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In questo post non si parla di cinema, si parla di dicotomie. E di Roberto Saviano.


Capitolo 1

essitramano

Bianchi e neri, buoni e cattivi, vivi e morti, sani e malati, sommersi e salvati, vittime e carnefici, cioccolato e fiordilatte, bello e brutto, alto e basso, lungo e corto.

Le dicotomie.

Banalità, semplificazioni, consolazioni: se esiste un ignoto che terrorizza, il suo compare dicotomico è il noto che tranquillizza, e così vale per tutte le dicotomie. Se c’è una scelta, tutto diventa più comprensibile.

Il mondo vive attraverso le dicotomie, la storia è raccontata dalle dicotomie, ma ce n’è una che è la madre di tutte, sempiternamente feconda di infinite subdicotomie.

I raccomandati e i non raccomandati.

La mia visione del mondo: due razze, differenti intrinsecamente, non riconducibili ad alcun ceppo etnico conosciuto, non catalogabili in alcuna religione costituita.

La razza dei raccomandati governa il mondo, detiene lo scettro del Favore, lo tramanda di generazione in generazione, lo conserva e lo diffonde selettivamente attraverso occulti meccanismi di trasmissione. I raccomandati sono i prescelti, sono il popolo eletto: nei loro occhi c’è la radiosa prospettiva del futuro, la certezza del successo, la forza millenaria del Favore. Contro di essi lottano i non raccomandati, cani sciolti dal destino spesso segnato, che schiumano rabbia e versano fiumi di bile perché condannati a guardare lo scettro del Favore e a non raggiungerlo mai.

In questo senso, Gollum è rappresentazione più autentica di Neo.

Gollum è subumano, rachitico e stomachevole, infido e straccione. È l’esempio più vero di non raccomandato, vuole l’anello, vuole il tesoro, ma non può averlo, il tesoro spetta per destino al piccolo, graziosissimo hobbit, crinariciuto e ben vestito, che nell’occhio glaucopide ha il marchio di appartenenza alla razza dei raccomandati.

Neo, invece. Nasce non raccomandato, eppure è il prescelto. E’ un impiegato, ingoia la pillola giusta, ottiene la rivelazione, rinasce per farsi  ammazzare, non si capisce bene per cosa. Però, si fa ricordare: è bello, moderno pur se clericalmente vestito, è messianico: è questa la sua più grande mistificazione, illudere i non raccomandati che esista una deificazione del non raccomandato. Ma i non raccomandati sono Gollum, non sono Neo.

Al massimo, potrebbero essere Donnie Darko, se solo quel maledetto film fosse finito 10 minuti prima, e a morire fosse stata quella ragazzina insipida, invece che  Donnie.

“Mah… non so… è che non mi interessa questa storia dei raccomandati, per me il mondo è diviso in alieni e umani”.

l’introduzione dell’elemento extraterrestre complica l’ideologia delle dicotomie: il sistema che fa del Favore il motore primigenio, infatti, tollera e comprende l’elemento sovrannaturale, in fondo la Grazia è estrinsecazione mistica o superstiziosa del Favore,  ma esclude le possibilità di mondi alieni.

“Alieno ed umano? Accetto la sfida. E dove nasce la dicotomia?”

“Non puoi saperlo, il solo fatto che non ci avessi pensato, ti dimostra che l’alieno non si rivela.”

“Allora alieno è sinonimo di possibilità ?”

“Easttamente”

“Non mi piace: dove c’è possibilità, c’è scelta. Chi sceglie, o viene scelto, è sempre raccomandato”.

“Mettiti gli occhiali da sole”

“Fatto. Perché?”

“Come mi vedi?”

“Umano”

“I tuoi occhiali non funzionano”

“Guarda che ho visto Essi Vivono quando tu ancora facevi le ombre cinesi sullo schermo”

“Minchia, conosci Carpenter, io che pensavo ti fermassi a Spielberg”.

Capitolo 2

saviano

Alieno.

L’alieno vive altrove la sua esistenza primaria.

Io sono un alieno, perché vivo il mio mondo mentale, non su questa Terra. M. è un alieno, pure per lo stesso motivo.

“hai presente il bar dove si trovano Luke Skywalker e Chewbekka ne L’Impero Colpisce Ancora ? per me è la massima espressione della alienitudine sociale: una moltitudine di alieni, di morfologia eterogenea ed eccentrica a dir poco, che si riuniscono per bersi una cosa. Tutti insieme, i freak, i geek,  i nerd, gli sciroccati.

“Non ti seguo, odio Guerre Stellari”.

“Non capisci una minchia di saghe spaziali, del genio che c’è dietro la creazione di una cosmogonia così complessa”.

“Ho detto che Guerre Stellari non mi interessa”.

“E magari odi anche Il Signore degli Anelli”.

“No, ho visto tutta la trilogia per un solo motivo: Liv Tyler”.

“Guarda, non parlarmi di Guerre Stellari, Signore degli Anelli o Harry Potter”.

Ci giriamo entrambi, colpiti alle spalle da questa audace quanto rozza dichiarazione. Ha parlato G.  uno di 40 anni, che fa jogging in maglietta da calcio del Tottenham, celeste quindi, pantaloncini da basket neri, calzettoni del Barcellona, a strisce blu e amaranto orizzontali, scarpe Nike bianche. Un dandy del jogging.

Un coraggioso dandy del jogging.

Apprezzo il coraggio di chi sfida la città più calvinista del mondo in fatto di abbigliamento. Bari impone rigidi canoni di abbigliamento, che il barese non può variare né intepretare, deve soltanto osservare, attuare e divulgare.

A Bari, se fai jogging devi vestirti in uniforme da jogging, possibilmente nera, con IPod di ordinanza, e cronofrequenzinetro al polso.

G. viola le regole. Non è di Bari, non potrebbe esserlo. è della remota provincia di Lecce

E’ anche il coinquilino di M.

“Che hai da dire su Harry Potter?”

“Troppo commerciale”.

G. ha la sindrome da elettore del  PD, quella per cui i gusti e le opinione devono essere netti, corretti ed eterodiretti, volta per volta da autorevoli PD opinion leader o da riviste e quotidiani che fanno PD tendenza.

“Non ti piace Harry Potter, e ti piace Saviano.”

“Che c’entra? Saviano non è un personaggio di fantasia, non è finzione !”

“Lo dici tu, Saviano è un’icona, si atteggia da icona, dispensa iconicamente perle di saggezza, afferma lui stesso di vivere una vita ai confini della realtà”.

Io odio Saviano, la sua espressione studiata, 1/3 vittima sacrificale, 1/3 eroe, 1/3 intellettuale moderno.

Saviano non ha niente da dirmi, né io mi sogno di chiedergli qualcosa.

“Beh, Saviano non mi dispiace”.

 “Non capisci niente di creazione e manipolazione del consenso”

Alfabetizzazione filmica


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All around me are familiar faces

L’immaginario di un bambino si forma attraverso le porte della percezione: escludendo, quantomeno nella fase neonatale, la stimolazione attraverso sostanze psicotrope, le porte della percezione vengono a coincidere con i 5 sensi.

Chiaro che nel progetto di alfabetizzazione filmica alcuni sensi abbiano un peso preponderante, penso ovviamente alla vista in prima battuta ed all’udito in seconda, altri invece siano assolutamente marginali, penso ovviamente all’olfatto ed al gusto, per quanto la diffusione di essenze durante le proiezioni cinematografiche è testata con successo, così come nessuno può negare che i Cipster sgranocchiati durante un film aumentino esponenzialmente il coinvolgimento emotivo nello stesso e ne facilitino il ricordo.

Da padre coscienzioso, ho cominciato a lavorare sulla dimensione tattile del cinema, avvalendomi di quattro preziosi assistenti pupazzetti: Freddy, Frankie, Bea e Go-Go.

Freddy: dagli incubi di Nightmare, Freddy Krueger, cappellaccio da spaventapasseri a tesa larga, faccia da cadavere in avanzato stato di decomposizione, maglione di ordinanza a strisce verdacce e rosse sotto impermeabile in finta pelle, mano destra artigliodacciaiomunita, stivalacci da salma di serial killer. Testa, braccia e gambe snodabili. Perfetto.

Frankie aka The Rabbit: il dentuto uomo coniglio di Donnie Darko, con tanto di palo e buca delle lettere. Testa e braccia snodabili, gambe rigide. Se le gambe fossero snodabili sarebbe eccezionale, così è soltanto strepitoso

Bea(trix) Kiddo: la Sposa, nostra Signora Uma da Kill Bill. Tuta Gialla con strisce blu chiazzata di sangue, scarpe onitsuka tiger ai piedi. L’ho comprata a Montreal 8 anni fa, nei vari traslochi ha subito l’amputazione di un braccio, poi rinvenuto e riapplicato, e la perdita definitiva di una manina destra e annessa katana. Grazie ai pezzi di ricambio presenti nella confezione originale, oggi ha 2 mani sinistre, con una delle quali brandisce a volte spranga di legno chiodata. Immensa.

Go-Go Yubari: la giapponesina psicopatica di Kill Bill Vol. 1, in uniforme da scuola superiore giapponese, giacca sfiancata su camicia bianca, minigonna a piegoline, mutandine bianche ben visibili, scarpe sportive. Ha subito l’amputazione irrimediabile di un braccio in uno dei traslochi di cui sopra, con la mano del braccio residuo brandisce la catena con palla d’acciaio chiodata per la quale è impressa nella memoria di noi mortali. Fetish al 100% .

Davide ci gioca spessissimo: non ha preferenze, li prende tutti insieme, perché sono una famiglia e quindi devono stare sempre insieme, li coccola, li confronta, li tortura, li nutre, ci parla. Fa tutto quello che un bambino della sua età fa con un pupazzetto.

Poi mi chiede: Papà, perché Freddy è così?

– Così come?

– Così, con la faccia rovinata.

– Perché Freddy viene da un mondo lontano lontano, non è più vivo, non è neanche morto, e si diverte a fare gli scherzi nel sonno ai ragazzini.

– Papà?

– Davide?

– Freddy è buono ?

– Uhm… buono, no, però è tanto simpatico !

– Papà ?

– Davide ?

– Io gli voglio bene a questo Freddy.

P.S.: dite che anche Ben Aflleck ha cominciato così?

Capture from Ben Affleck’s Argo