Max riservatezza, anonimato garantito


L’inconnu du lac

Alain Guiraudie

2013

Donne, rifatevi gli occhi.

nudo

Ammirate le plastiche movenze di questo corpo robusto, dai baffi libertini alla promettente protuberanza pendolante, dalla muscolatura proporzionata al passo sinuoso.

Ora basta, volgete lo sguardo altrove. Così vi risparmiate il dolore di vedere questo sirenetto, una volta uscito dall’acqua, poggiare il suo culetto sull’asciugamani di fianco ad un altro maschione.

Lo Sconosciuto del Lago è un film di fantascienza.

Il lago è il centro di un microuniverso parallelo, che esiste probabilmente solo a carattere stagionale. Le giornate sono, o sembrano, identiche. Uomini che cercano uomini arrivano, lasciano la macchina al parcheggio ogni volta più o meno nella stessa identica posizione, raggiungono le rive del lago, si spogliano. Si tuffano oppure no, incrociano gli sguardi, i sorrisi, gli approcci, e si imboscano (letteralmente).

Al calar del sole, semplicemente, scompaiono. Cessano di esistere fino al mattino successivo, quando il microuniverso/lago torna a rivivere, si riaprono temporaneamente i varchi, e gli uomini si materializzano.

lago

Relax, sesso, sesso, una nuotata, sesso, chiacchiere insulse, relax. Sono poche le cose da fare, attorno a questo lago. Varcare i limiti è pericoloso. Fare amicizia è pericoloso, fare domande sulla vita privata del vicino di asciugamani è pericoloso. Molto più rassicurante provocargli un orgasmo e poi salutare con una stretta di mano, o chiedere alla persona che ti ha appena scopato, mentre si allontana, come ti chiami?

amicii

Henri, placido come le acque del lago, osa chiacchierare con il protagonista Franck ed addirittura affezionarcisi, dice di sentire il battito del cuore accelerare quando lo vede arrivare. Henri non segue le regole, si comporta in maniera diversa. Proprio come l’ispettore di polizia, altro elemento estraneo apparso dopo il primo omicidio, che in quanto ispettore di polizia indaga, chiede, osserva e cerca di capire.

Guiraudie riesce a trasmettere allo spettatore la straniante sensazione di percepire corpi e tempi in maniera artefatta, ciclica, meccanica. Se Henri e l’ispettore sono gli elementi alieni all’universo/lago, una figura come quella del voyeur che si ammazza di seghe, (chiedendo alle coppie che osserva quasi il permesso di farlo, e allontanandosi con un sorriso educato se la sua presenza non è desiderata) risulta invece perfettamente integrata in questo universo.

Un universo privo di musica che non sia quella prodotta dalla natura e dai corpi. Natura e corpi: il sole che cala sulle acque del lago ed i membri eretti, il fruscio delle foglie mosse dal vento e le eiaculazioni in primo piano.

gola

Il loop si interrompe a causa di Henri e dell’ispettore, che pagheranno le conseguenze di questo azzardo. I due sono anche gli unici presunti etero del film, ma non pagano per la loro “diversità” sessuale: nell’universo/lago l’intolleranza è rivolta solo verso le dissonanze, le improvvisazioni, gli approfondimenti.

Ma chi è lo sconosciuto?

La prima vittima?

L’assassino?

O sono io?

The Wolf of Wall Street again.


Parte 2: Fear and Loathing in Wall Street

The Wolf of Wall Street

Martin Scorsese

2013.

Prima la coca, poi i sedativi, poi di nuovo la coca, ancora coca, poi di nuovo sedativi. Bipolarismo, alternanza e dikotomia: non è previsto altro stato psicofisico che non sia ipereccitato o sedato come un cavallo, Leo Di Caprio/Jordan Belfort non potrebbe reggersi in piedi altrimenti, proprio come Homer Simpson alternava eccitanti e calmanti in una puntata memorabile.

Perchè questo è un cartoon drogato. E’ una commedia estrema esilarante, la cui vetta assoluta (legata a doppio filo con il cultissimo di Terry Gilliam) è raggiunta quando gli effetti del Lemmon 714 tardano a farsi sentire, allora Jordan e l’altrettanto suo sciroccato socio ne assumono in quantità industriali, dopodichè

Continua a leggere

Fine cura mai


Dallas Buyers Club

Jean-Marc Vallée

2013

“Grazie per l’AIDS creato in laboratorio”

(dalla preghiera per il Giorno del Ringraziamento di William Burroughs)

Nei primi anni 80, quando il virus non aveva ancora un nome, sui giornali statunitensi si sprecavano definizioni fantasiose che manco al bar dello sport:

-Gay compromise sindrome

-Immuno-deficienza gay-correlata

-Cancro dei gay.

In Italia, il ministro della Salute Carlo Donat-Cattin vietava l’uso della parola profilattico nelle campagne di informazione, per evitare di spiegarne l’uso nelle scuole.

Nel 1987 compariva il primo farmaco a tempo di record, e i maligni come me pensano che fosse pronto prima dell’individuazione del virus.

Nonostante effetti collatterali pesantissimi, rallentava la sindrome, pertanto la conseguente psicosi di massa ne rese difficile l’erogazione. Al punto da scatenare disordini, caos, e la nascita di un mercato paralleloContinua a leggere