Ammore e Malavita, dei Manetti Bros. La La L’anim’e chi te’m…


Se ho resistito solo quattro minuti al cospetto di La La Land, e tanto tempo fa un minuto e mezzo davanti a Moulin Rouge, il motivo è assai banale: non sopporto i musical. Fatta eccezione per Blues Brothers, ovviamente, e in parte per il Rocky Horror Picture Show, che comunque non rivedrei. Continuo questa confessione della quale non frega giustamente niente a nessuno: non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di sbirciare Jesus Christ Superstar, Hair o Cantando Sotto La Pioggia. Poi però arrivano i Manetti Bros, e riescono a farmi guardare un musical per intero. Della durata di più di due ore. Che non è soltanto il loro film migliore. E’ anche il loro film più emozionante e coinvolgente. E infatti io mi emoziono, incredulo e sorpreso dall’ennesimo miracolo del nostro Dio del cinema. What a feeling.

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Gomorra, noir a metà?


UNO. Unindentified Narrative Objects, oggetto narrativo – letterario? – non identificato. Al tempo dell’uscita del libro di Saviano svariati furono i tentativi di inquadramento, il più azzeccato è senza dubbio questo, a firma Wu Ming 1, che indica nell’opera una convergenza di generi, di stili, di modi di raccontare. C’è che Gomorra, forse suo malgrado, ha portato a sintesi le pulsioni intellettuali di quell’epoca così vicina eppure così immaginificamente trapassata, il tardo impero berlusconiano, tracciando una via per storicizzare il presente, il nostro specifico italiano, e per costruirci sopra un’affabulazione condivisa, distaccata eppure partecipata perché vissuta da dentro, da complici in quanto spettatori più o meno consapevoli. Che quella via fosse senza uscita, è materia dell’oggi. Il dato interessante è che da una materia così complessa ne sia derivato un film ed una storia seriale televisiva, prossima alla seconda stagione: entrambi, film e serie, sono UNO, oggetti narrativi non identificati.

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Alfano rilancia lo splatter in Italia


Finalmente una buona notizia per il cinema italiano, registi e sceneggiatori specializzati nell’horror estremo stanno festeggiando da ore, si odono echi di canti, balli e schiamazzi in ogni città, bottiglie vuote si accatastano a decine, centinaia. La direttiva del ministero degli interni, che bandisce in attesa di nuove regole le armi di scena dai set televisivi e cinematografici, è stata ingiustamente accolta dall’Anica con preoccupazione e polemico sdegno; l’associazione addirittura attribuisce al governo la responsabilità degli stop forzati che tale provvedimento provocherebbe alle fiction televisive e  ai film d’azione. La solita miopia del cinema italiano: bisognerebbe invece ringraziare Alfano, perchè un provvedimento così coraggioso stimolerà tutta l’industria cinematografica a compiere scelte azzardate ed estreme.

machete

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(A Clockwork) Orange Is The New Black


Siamo diventati incontentabili, saltiamo isterici di pilota in pilota, a volte bastano i titoli di testa, a volte mezza puntata, spesso un paio di episodi. Dopo Breaking Bad e True Detective, tra una stagione e l’altra di The Walking Dead, i nostri telesensi frustrati non trovano pace. E così abbandoniamo House Of Cards al decimo minuto della prima puntata della seconda stagione, cancelliamo dalla memoria Fargo dopo tre episodi, sprofondiamo nella palude della noia dopo quattro puntate di The Penny Dreadful, ci dimentichiamo di Orphan Black dopo due e di Utopia dopo una sola. Banshee finisce nella polvere durante la prima puntata, sbuffiamo dopo cinque minuti dall’inizio di Under The Dome, ed è sufficiente un fotogramma casuale a condannare all’oblio Dexter. Continua a leggere

Capolavori assoluti del cinema: WAKE IN FRIGHT


 

Alle 13.25 del giorno 1 luglio 2014 uno dei migliori film in assoluto al mondo è ancora completamente inedito in Italia. Nel nuovo numero di Nocturno,  in edicola adesso, ve lo si conta noi com’è che andò.

BENVENUTI ALL’INFERNO

La storia di Wake In Fright, un classico del cinema australiano che fu girato nel 1971 dal regista di Rambo, concorse a Cannes per la Palma d’Oro ma fu a tal punto odiato dal suo stesso Paese che per 38 anni scomparve dalla circolazione prima di essere ritrovato su un camion diretto al macero, restaurato da Martin Scorsese e onorato nella collana Masters of Cinema dall’inglese Eureka!

locandina

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