Dio, Patria, Famiglia.


Prisoners

Denis Villeneuve

2013

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Sedia a dondolo, birra e taralli, tutto pronto. Basta poco per sentirsi felici. E’ una bella sensazione, che però dura 3 secondi. Poi suona quel cazzo di citofono. Sarà ancora il solito scroccone, penso. E infatti. Sposto la sedia a dondolo per infilarci di fianco una vecchia poltrona semisfondata, ma comoda. Brian, prima ancora di chiedermi come va, sta già triturando tra i denti il terzo tarallo mentre la sua mano libera afferra il collo della bottiglia. La mia birra. Che film mi proponi stasera, chiede sputacchiando microgranuli di tarallo. Informo il signor Brian-Paraculo-De Palma che annuisce soddisfatto e si stravacca sulla poltroncina.

(…)

Dopo un’ora abbondante di visione (livida, nera, tesa e densa) il volto del male si manifesta, inonda lo schermo, e Brian-Micopianotutti-De Palma mi molla una gomitata nelle costole, alitandomi in faccia “sembra un mio film di 30 anni fa”, e sorride sornione.

Sono costretto a dargli ragione. Continua a leggere

DEGENERARE HUMANUM EST


Hitler artista degenere e l’arte degenerata

S. Dalì - L'enigma di Hitler

S. Dalì – L’enigma di Hitler

“Sono certo che pochi anni di governo politico e sociale nazionalsocialista porteranno ricche innovazioni nel campo della produzione artistica e grandi miglioramenti nel settore rispetto ai risultati degli ultimi anni del regime giudaico. Continua a leggere

Welcome in Kenya, have a nice day


paradies

Paradies Liebe

Ulrich Seidl

2012

Ognuno ha i miti, e il destino, che si merita.

Il mito nasce con una cultura, è radice o espressione di essa, e siccome la cultura è espressione di una classe sociale, il mito stesso è espressione della classe sociale.

Le classi sociali sono mitopoietiche, ad ogni classe il suo mito, ok, ma tutte le culture dominanti, nei secoli dei secoli, hanno sempre onorato e venerato l’emblema del potere in assoluto, il sacro membro, il fallo, il pisello.

Devo rettificare , perché Tom Robbins, l’immenso Tom Robbins, riconduce la genesi della mitopoiesi fallica alla nascita delle grandi religioni monoteiste, essendo prima il mondo dominato dal mito della terra madre, Mitra, e della sua fecondità. Che poi la religione è etimologicamente la massima e subdola espressione di mitopoiesi di una classe scoiale, è noto a tutti.

Sono millenni che ci troviamo ad adorare il pisello, fulcro dei nostri pensieri e del nostro agire. Sacro, ma così sacro che nelle cultura latine, machiste per definizione, lo si invoca blasfemicamente quando qualcosa va male (“cazzo !”) , invece del britannico biunivoco e politically correct “fuck!”.

Il pisello è sacro, ma così sacro da dovere essere sempre alluso, mai mostrato.

Il mito del pisello è transgender, solo così si spiega perché il 97% degli Italiani, uomini e donne, conosca Rocco Siffredi (e solo il 17% dichiari di averne visto un film), la cui notorietà è superiore a quella di Papa Francesco, Giorgio Napolitano e Francesco Totti.

Il mito viene declinato in numerose varianti, la variante esotica è l’icona dell’Indigeno Caraibico, o Africano, superdotato che manco un baobab, e qui è chiaro come il mito venga associato ad una forma di razzismo antropologico millenario. Nel sottoinsieme dell’Indigeno Africano  la fa da padrone lo stallone Senegalese, in alternanza con il Keniano.

Conscio di ciò, il grande Ulrich Seidl ci accompagna in un’esperienza allucinata e vivida di turismo sessuale in Kenia, dove 4 tardone della Mitteleuropa, flaccide, grezze e giustamente sole, non si limitano a bramare il possesso di nerboruti mandinghi , ma tentano di conquistarne il cuore e la testa pagando 2 spiccioli, quanto una collana di conchiglie venduta sulla spiaggia. Ma il Dio Pisello è uber alles e non coartabile, quindi negal’Epifania dell’erezione alle seguaci del culto del Denaro e a noi tutti, spettatori quindi guardoni sotto un sole abbacinante ed un caldo ovviamente Canicola-re

Il più grande merito di Paradies Liebe è l’affabulazione del racconto, che costruisce un’esperienza cinematografica scevra da ogni moralismo e retorica. Seidl guarda e ci fa guardare quasi tutto, mettendo in scena direttamente lui, il Dio Pisello, protagonista assoluto per lunghi (ops), drammatici, memorabili minuti.

Note: C’era un giamaicano che aveva un tatuaggio sul pisello, da moscio si leggevano le lettere WY, allora mio cugino gli chiese cosa significasse, e lui “quando mi arrapo le turiste possono leggere Welcome in Jamaica, have a nice day”

Il grande, il maestoso, l’enorme e interminabile Gatsby


Il grande Gatsby

Baz Luhrmann

2013

02

Io sono un alieno, doverosa premessa. In 42 anni ho provato due volte a leggere il romanzo di Fitzgerald e non sono mai andato oltre la pagina 4.

Noi alieni odiamo i musical, forse perchè amiamo la musica. Ho provato a vedere Moulin Rouge una volta, e non sono andato oltre il minuto ventesimo.

Stasera, camuffato da terrestre, sono andato al cinema sapendo a cosa andavo incontro. Al minuto terzo mi ero rotto abbondantemente i coglioni, sicuramente perchè avevo finito di divorare il pezzo di focaccia che avevo nascosto in borsa. Non c’era più niente a distrarmi dal film, e ho quindi iniziato ad aspettare il sonno. Anzi, per una buona mezz’oretta ho riproiettato nel cervello il trailer di Only God Forgives, passato sullo schermo prima dell’inizio della pellicola.

Il sonno ha tardato purtroppo, e ricordo ancora la faccia insopportabile di Tobey Macguire, quella scemotta di Carey Mulligan che non può permettersi di uscire da Drive così, senza chiedermi il permesso, e sua maestà Leonardo Di Caprio, talmente bravo da farmi pensare per un po’ di minuti che sarebbe stato sufficiente a salvare il film.

Peter Pan, Roger Rabbit e faccia-verde-the Mask sono i personaggi che mi aspettavo di veder entrare in scena, tanto era finto e ipercolorato il mondo del grande Gatsby.

E’ un film che mi mette di malumore. E’ un film che puzza di ricchezza, salotti, auto costose, feste sfarzose, corteggiamenti capitalistici.

Only god forgives mi riappacificherà col cinema, lo so. Ma fino ad allora io ed il grande schermo non ci rivolgiamo la parola.