Tully, di Jason Reitman. Il Diablo in corpo


Alcuni giorni fa mi intrattenevo convivialmente con una scrittrice italiana, giovane ma non giovanissima, autrice di un best seller che solo nel 2018 ha venduto 50.000 copie. Il nostro discorso, a spizzichi e bocconi, lambiva le miserie della politica attuale, indugiava su alcuni dei più recenti casi editoriali, si posava alfine sui lustrini della musica pop italiana. Credendo di farle cosa gradita, prendevo a declamare la mia usuale invettiva contro Jovanotti, il Buffon della canzonetta, il finto umile cantore dei sentimenti posticci, colui che, insieme ad altri efferati criminali – Barbara D’Urso, Maria De Filippi, Tiziano Ferro, Vasco Rossi Senior, la genia dei rapper 4.0– ha elevato la mediocrità a materia degna di storytelling, liberandola dall’anonimato al quale è da sempre, a pieno titolo, relegata. La scrittrice, bontà sua, mi si inalberava, mostrando un’inaspettata compassione verso l’oggetto ed i soggetti di questo cantare mediocre, pensare mediocre, viverre mediocre. La mediocrità non va giudicata, diceva, va compatita,  , se non esperita direttamente, almeno bonariamente tollerata.  Tully, di Jason Reitman.

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Jason Reitman, puntini puntini


La grande illusione è che il triplo doppio vu spalanchi le porte dell’infinito. Troppo ottimistico in effetti, al più serve a migliorare la conoscenza dell’ignoto, rendendo visibili ma non tangibili corpi solidi liquidi gassosi. L’immagine può essere il primo passo verso il soddisfacimento di un bisogno, e l’Internet è questo, un mezzo non di comunicazione, ma di soddisfazione di bisogni. In tale funzione d’uso viene adoperata dal popolo della Rete, che prima d’essere profilato per età o razza o genere è suddiviso in gruppi più o meno omogenei di bisogni, donde le categorie di ricerca. Poi arriva Jason Reitman, uno che guarda l’America e punge parecchio; sposta l’attenzione più avanti, dal www al puntino, e dentro quel puntino ci vede tutto il mondo composto da microscopici pigmenti dinamici, infinitamente piccolo pallido e blu. Il mondo, the pale blue dot.

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Gone Girl. Magica, magica Amy


Il mito dell’amore vive, si nutre di fantasia, quando t’innamori è tutto bello, anche come ti ossessionano i pensieri. La coppia è questo: una terra promessa, un mondo diverso dove crescere le proprie ossessioni, Kurt Vonnegut in Madre Notte parlava di pianeta per due, con orbita, atmosfera, forze e difese peculiari. Nella coppia c’è il copilota e c’è la guida, passenger e driver al volante di un camion con i freni manomessi. Se poi la relazione nasce e cresce all’ombra della Grande Mela, con gli Stati Uniti come ingombrante sensale, i rischi di schianto sono altissimi ed anche i rischi di capolavoro. Gone Girl, di David Fincher.

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Kate Winslet, British Beauty


Little Children

Todd Field

2006.

 

Labor Day

Jason Reitman

2013.

 

Due film al prezzo di uno, in tempi di crisi bisogna risparmiare anche sui post. Ma no, è che sono due titoli che hanno importantissimi elementi in comune: entrambi iniziano con la lettera L e sono composti da due parole. Inoltre, nota fondamentale, io li ho visti uno di seguito all’altro. Ragioni più che sufficienti, insieme naturalmente alla spending review, per obbligarli a coesistere sotto lo stesso tetto/post. Continua a leggere

Jewish do it better


This is the End

2013

Evan Goldberg, Seth Rogen

Allora: amici fanno un festakkione a casa del più figo di loro, si sfondano di canne, birra ed altre amenità, poi, tra uno scompisciamento e un raptus da fame chimica, uno fa “ehi, ma tutto questo potrebbe essere un film !”, e l’altro risponde “sì, noi qui a devastarci e fuori la fine del mondo, anzi l’Apocalisse !”, e un altro “sì dai, chiamiamo tutti gli altri della compa e facciamo un film, ma adesso passami quello spinello !”.

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Non ce l’ho con voi, non temete, e non ho intercettato/spiato le vostre memorabili conversazioni in qualche trasgressiva serata tardoadolescenziale, sto solo parlando di This is the End, la commedia americana dell’anno, che  ha già incassato più di 200 milioni di dollari worldwide, principalmente per i motivi di seguito indicati:

  1. La fratellanza ebraica
  2. Il metacinema
  3. James Franco Continua a leggere