Vinyl Expo. Organizzano Mick Jagger e Martin Scorsese


Le fiere del disco, o i mercatini del vinile, o le mostre mercato di LP e 45 giri, sono tutte uguali: un numero variabile di espositori dietro i loro banchi carichi di dischi, e una folla indistinta che spulcia le migliaia di 33 giri esposti. Chiostri di chiese sconsacrate, sale ricevimento di alberghi, sedi di associazioni culturali, si trasformano per accogliere questa comunità sempre numerosa e attenta.  Ho fatto parte per anni della squadra degli appassionati – quelli che arrivano con una cifra definita in tasca e vanno via frustrati, senza una lira e con un numero di dischi acquistati che non è mai abbastanza. I miei obiettivi erano il punk, la psichedelia di ogni epoca, i dischi italiani underground, e qualche classico. Attorno a me c’era chi cercava le sigle dei cartoni animati, chi De Andrè, chi – tanti – Rino Gaetano, chi l’hardcore più estremo e chi – tanti, troppi – il progressive.

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Black Mass. Chiamate l’Esorcista!


Su Wikipedia c’è una ricchissima pagina dedicata a James Joseph “Whitey” Bulger Jr., che tra gli anni settanta e ottanta è stato il boss della mafia irlandese di Boston. Aveva un fratello senatore, è stato per dodici anni nella top ten dei ricercati dall’FBI – appena sotto Bin Laden -, e proprio dell’FBI è stato informatore ai danni della mafia italiana. E’ una lettura consigliata agli appassionati di storia criminale e intrecci loschi, che ripercorre la carriera criminale di Whitey, i suoi metodi viscidi, il traffico di droga, gli omicidi e i rapporti con l’I.R.A. E anche qualche aneddoto curioso: nell’estate del 1991 Whitey e tre suoi amici si ritrovano per le mani il biglietto vincente della lotteria dello stato, venduto in uno dei suoi negozi! Insomma, una lettura interessante e avvincente, che può durare dai dieci ai dodici minuti. Nel film Black Mass i minuti significativi sono invece 0,5: il tempo necessario a scorrere con gli occhi le quattro frasi in croce che appaiono alla fine della pellicola. Eppure Johnny Depp al box-office non apriva con un weekend così positivo da quattro anni,  allora furono i Pirati dei Caraibi a riscuotere cotanto successo. Per uno che becca 20 milioni a film, non è comunque una buona media.

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Maleficent. Cambiarne una per educarne cento.


Maleficent allora. La bella addormentata nel bosco come apologo femminista. La strega cattiva che era una fata femmina buona, tradita e abusata dai maschi umani. Il principe azzurro che non seduce e non ridona vita. Il matriarcato bucolico e panteistico contrapposto al patriarcato del ferro e della prevaricazione. Il vero amore, che non esiste. Tanti messaggi troppi forse, che sovvertono la fiaba oltre la semplice manipolazione, e se la fiaba sottende un messaggio sovversivo, sovversivo diventa chi di quel messaggio è latore al popolo. L’eroe. Malefica.

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E’ Angelina Jolie, protagonista e produttore esecutivo, soggetto oggetto di diatribe millenarie relative a bellezza, bravura, esistenza, quasi che la sua propria dività fosse manipolabile e captabile. Non lo è.

Abbigliata come la più dark delle icone pop, munita di corna luciferine. Ali anche, nude e magnifiche, brutalmente e proditoriamente recise come i veri suoi seni mutilati in difesa dal male che striscia e distrugge.

Coninua a leggere il post sul nuovo cineclandestino.it , che in questi giorni sta ultimando il restyling.

SuperCinico vs. Sunshine Girl


Crystal Fairy & the Magical Cactus and 2012

Sebastian Silva

2013.

[ Post also available on http://www.rapportoconfidenziale.org ]

Per come la vedono i Curanderos delle Ande, le visioni che seguono l’assunzione del cactus magico denominato San Pedro sono causate dall’ “espiritu” al suo interno, che funge da supercarburante per la “sombra” (che non è sinonimo della cristianamente intesa “anima” – smetti di leggere, Francesco! – ma costituisce la parte più spirituale dell’uomo) e le permette di staccarsi dal corpo e andare in missione, se necessario anche nel futuro. Il cocktail di Espiritu e Sombra è quindi fenomenale.

Oppure, banalmente e razionalmente, è la mescalina insieme ad una cinquantina di strani alcaloidi contenuti nel San Pedro, a far partire il cervello per un piacevole e temporaneo delirio letargico/visionario?

Appartiene a questa seconda scuola di pensiero il cinico e strafatto buontempone Jamie, alias Scott Pilgrim, alias Michael Cera: con quella faccia da Beck nevrastenico è da tempo uno dei nostri eroi, ed in questo film fornisce la sua prova migliore.

Beffardo, ingenuo, comico ed emotivo come mai prima. Michelino è in perfetta simbiosi con Silva, tanto da realizzare contemporaneamente una doppietta in Cile, invadendo il Sundance Festival dell’anno in corso (l’altro titolo è Magic Magic) e – non – era un thriller proprio come Crystal Fairy, – non – è un drug movie).

Crystal Fairy è un esempio che dovrebbero seguire tanti di voi, cari registi intellettualoidi.

Nato senza script, si sviluppa come una riuscitissima jam session improvvisata e sensuale, capace di trasmettere una palpabile e piacevolissima sensazione di LIBERTÀ. Un trucco c’è, però: tutto nasce da uno spunto essenziale, vale a dire la reale esperienza vissuta da Silva a caccia del San Pedro. Tra l’altro in compagnia di una reale Crystal Fairy che il buon Sebastian non ha mai più rintracciato.

La battuta più esilarante del film, che comunque – non – è una commedia, è ovviamente di Michelino: riferendosi a Crystal Fairy, la chiama Crystal Hairy (e bisogna vederla nuda per capire il perché), e la risata collettiva che si scatena immediatamente è di una genuinità tale da costituire la prova evidente dell’aria free-form che si respirava sul set.

Chissà se la simpatica sciroccata ha visto il film, e chissà se si tratta davvero dell’incarnazione parodistica della più svampita figliadeifiori mai apparsa su schermo.

Quasi dimenticavo: produce Pablo Larraín, che a 37 anni di età si segnala come uno dei più interessanti cineasti del secolo, per aver diretto gli splendidi Tony Manero, Post Mortem e No e per aver prodotto, oltre a Crystal Fairy, il magnifico Gloria e 4:44 Last Day on Earth di Abel Ferrara. È anche il produttore di Profugos, una delle migliori TV crime series mai realizzate.

How to make friends and influence people


Magic magic

Sebastian Silva

2013

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Quattro ragazzi in auto, costretti ad alzare il volume dello stereo al massimo sulle note di Minnie the moocher, per cercare di coprire l’incessante e insopportabile lamento di un cucciolo. Una scena talmente riuscita, claustrofobica e satura di cattivi presagi, che è inevitabile aspettarsi esplosioni di violenza inaudita.  Continua a leggere

Le scelte di Sofia


The Bling Ring

Sofia Coppola

2013

Dikotomiko ha principi pochi ma buoni, il più importante è la lotta senza quartiere al nepotismo, al figliodipapismo, al figliodartismo, forme deteriori di raccomandazione genetica sulle quali ci siamo espressi in altra sede.

La nostra rinomata laicità di pensiero ci permette tuttavia di combattere il crimine con mente aperta, per apprezzare il genio in qualsiasi famigghia si manifesti. E ’il caso di Sofia Coppola, regista vera, in modo altro da Francis Ford: un capolavoro (Lost in Translation) e due grandi film (Il Giardino delle Vergini Suicide e Marie Antoinette), Leone D’Oro a Venezia con Somewhere (mah… ), flirt sentimentale e artistico con Quentin Tarantino.

La amiamo di un amore grande e imperituro, specie quando, da vera Lucana Dentro, passa le vacanze estive a Bernalda, come un qualunque studentello o impiegatucolo fuorisede che torni da mammà.

sofia bernalda

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