Dear Zachary, la vita è tutto un film, ma anche la morte.


Ho amato Boyhood da subito, anche se adesso, a un mese dalla visione, il ricordo di quell’amore è precocemente sbiadito, dimenticato no. Camera con vista sulla vita mi sembrava, un tratto di vita, miracolosa perché escludeva o rimuoveva la convitata di pietra cioè di marmo, la grande falciatrice con cui non si patteggia. La morte in Boyhood non è, nemmeno fuori campo, la sua assenza ne fa un racconto di formazione atipico e peculiare. Prima, ragazzi miei, nel 2008 c’era stato chi aveva girato il film di una vita partendo dai titoli di coda, dalla morte dei protagonisti, reali ma incorporati in un’opera pop di finzione estrema. Dear Zachary: a letter to a son about his father.

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