Alabama Monroe, una storia d’amore


Mi illudo di guardare il cinema con gli occhi del medico, un misto di curiosità scientifica e agnosticismo professionale, mi accorgo invece di farlo con gli occhi di un tossico, un misto di avidità e disperazione, perché ho bisogno di quelle immagini, sempre di più.

Penso che il cinema che amo sia quello che inquieta e disturba, credo di averlo identificato pertanto navigo tra i generi e le nazioni con l’istinto di un ramponiere, mi tengo alla larga però dal cinema del dolore, dall’esibizione della caducità umana, specie se relata all’infanzia, o alla vecchiezza che è lo stesso.

Poi mi tocca, mi obbligo a guardare The Broken Circle Breakdown, Alabama Monroe, quel film belga pluripremiato incidentalmente sconfitto agli Oscar da La Grande Bellezza, che si unisce a Borgman e a La Cinquième Saison per dimostrare la vitalità di una cinematografia poco nota e esce anche in Italia. Allora vengo divorato dal dubbio di aver sbagliato tutto, forse è il dolore l’unico vero disturbante perturbante, mi ci immergo quindi senza rassicurazioni.

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