Sesso senza amore ?


Il sesso. La sofferenza, l’orgasmo, il piacere, il dolore. E’ stato Michel Houellebecq a segnarmi davvero, dopo di lui ho bisogno di qualcuno che riesca ad andare più a fondo, verso l’abisso o verso l’infinito.

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Ho provato allora con un titolo che fa molto Italia softcore anni 70: Chroniques sexuelles d’une famille d’aujourd’hui (Sexual Chronicles of a French Family) di Pascal Arnold e Jean-Marc Barr, 2012, francesi come Houellebecq. Jean-Marc Barr, regista attore, volto e corpo di molto cinema di Lars von Trier, daEuropa a Le onde del Destino a Dancer in the Dark a Dogville a Manderlay a Il Grande Capo a (). Ha importato il Dogma in Francia (Lovers, French Dogma #1) poi ha creato la Toloda, la casa di produzione che vuole essere la Zentropa d’Oltralpe e produce il film di cui sopra. Con occhio zentropico, in chiave più mandrilla che sado, Jean-Marc guarda le vicende e gli affanni sessuali di una famiglia francese contemporanea. Di una famiglia francese  contemporanea, e borghese. Agiata, normalizzata, conformista, snob. E radical chic, ça va sans dire.

 

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Lars attacks!


 

 

Nymphomaniac vol. 2

Lars Von Trier

2013

 

C’è del comico, involontariamente comico quindi ancora più spassoso, in molte delle critiche negative all’opera di Lars. Gli argomenti e le interpretazioni fornite da migliaia di critici/appassionati/curiosi ecc. sono generalmente noiose e ciclostilate, ma alcune vanno talmente oltre da diventare divertenti. Una, forse il top, è quella che condanna la scarsa somiglianza fisica tra le due Joe, o quella tra i due Jerome, che renderebbe difficile l’identificazione dello spettatore con i personaggi. Continua a leggere

Nymphomaniac Volume I: listen to Führe Mich


 

Per lo spavento sono quasi scattato in piedi, suscitando l’ilarità dei miei vicini di poltrona. Mi riferisco ai primi minuti di proiezione, quando la musica fa irruzione nel film (e nel mio sistema nervoso). E’ metal, puro metal,  quanto di più lontano si possa mai immaginare dai miei gusti musicali, e ingenuamente ho pensato, per pochi secondi, “che ci azzecca sta musica, Lars?”. Poi, quando la pressione arteriosa è tornata a livelli rassicuranti, mi sono reso conto che la lingua del cantato è tedesca. Ho iniziato a pensare:

“Vuoi vedere che…”

Al mio fianco avevo un’amico appassionato di metal, infatti batteva il piede a tempo, e ho approfittato per chiedergli:

“Ma sono i Rammstein?”

Mi ha fatto cenno di si con la testa, sorridendo ed accennando un pacato headbanging. Per fortuna pacato, visto che ha i capelli lunghi fin oltre le spalle.

ramm 3

[I Rammstein convivono da anni con polemiche legate alla loro presunta simpatia per l’estrema destra. Sono tedeschi e cantano in tedesco, quindi devono essere nazisti. E’ un sospetto che sorge automaticamente in chiunque li ascolti. Gli zingari rubano i bambini, iduemaròliberi, nei ristoranti cinesi cucinano scarafaggi, ai migranti africani diamo un sacco di soldi al giorno, e se canti in tedesco sei nazista.

 

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Immagini tratte da un documentario di Leni Riefenstahl inserite in un loro video, foto di copertine di dischi ambigue, fans un tantino scomodi (gli autori del massacro della Columbine): la band esiste da vent’anni, e il continuo ping-pong di accuse e smentite li ha accompagnati fin dal 1993. Forse ha anche giovato alla loro carriera.

I loro concerti sono carichi di cabaret, spettacoli pirotecnici con il fuoco come elemento costante, e divise ed atteggiamenti militareschi: per i fans è sicuramente uno show esaltante.

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Col passare degli anni, nei loro spettacoli è aumentato a dismisura l’aspetto grottesco e comico: rapporti omosessuali inscenati sul palco, un calderone in cui uno dei membri del gruppo viene cucinato, un canotto nel quale “navigano” sulle teste dei fans. Ai Rammstein piace provocare, questo è certo.]

()

In quel preciso momento Lars, ancora una volta, mi ha conquistato. E’ come se avessi visto, nel sorriso del mio amico metallaro, il ghigno beffardo e malato del regista, in faccia ai Farisei della Croisette che lo oltraggiarono con la nefanda accusa di antisemitismo. Piazzare i Rammstein ad inizio film equivale a  presentarsi a Berlino con la t-shirt  “Persona Non Grata”. Lars gode a farle, ‘ste cose. E io applaudo.

lars

Du bist mir ans Herz gewachsen
Wenn ich blute hast du Schmerzen
Wir müssen uns kennen
Ein Körper, zwei Namen
Nichts kann uns trennen
Ein Zweilaib im Samen

(Mi sei cresciuta nel cuore
Quando sanguino, tu hai i dolori
Dobbiamo conoscerci
Un corpo, due nomi
Niente può separarci
Una doppia forma nel seme).

 

 

 

 

Nymphomaniac Volume I: a different look inside ()


Finalmente nelle sale italiane il film che tutti hanno già visto prima di aver visto. Preceduto da una massiccia campagna di lancio, quasi fosse un blockbuster made in Hollywood, e non l’ultima fatica di uno psicotico Maestro in piena febbre creativa.

Mesi e mesi di chiacchiericcio, gossip, voci, trailer. Prima, Lars Von Trier “persona non grata” a Cannes. Poi, quelle locandine strepitose sui protagonisti in orgasmo, divenute un fenomeno virale mondiale, on line e off line.

Noi lo abbiamo visto in anteprima, ma scegliamo di esimerci dal commentare o recensirlo  quale esso è, aspettiamo che gli spettatori italiani se ne cibino e poi ne evacuino i metaboliti.

Ci permettiamo, tuttavia, di porre alla vostra attenzione i seguenti, fervidi, spunti di riflessione:
Numerologia: la ripartizione in capitoli del film, 5 nel volume 1 e 3 nel volume 2. 3 + 5, numeri di Fibonacci, sono i colpi della perdita della verginità di Joe. Coincidenza ?
Spazio: dove vive Joe ? La lingua parlata dai protagonisti e alcuni dettagli (le etichette nelle carrozze di un treno, le fantasie di Seligman, la marca dell’auto di G.) conducono al Regno Unito ?
Tempo: Le suppellettili sono ridotte all’essenziale, nel capitolo 3 compare un cordless, nel 5 un mangianastri, nel 2 un’auto di grossa cilindrata contemporanea, gli apparecchi  nell’ospedale del capitolo 4 sono moderni. Il tutto è fuor di continuum ?
Immagine: nessuna televisione, nessun telefono cellulare, nessun manifesto, no PC, solo il quadro di Mrs.H poggiato a terra dietro la porta nella stanza di Seligman. Assenza di riproduzione di immagini, nessuna via di fuga per l’occhio dello spettatore, è la cura Ludovico di LVT ?
Sesso ipertestuale: la rappresentazione dell’atto sessuale sembra sempre inesorabilmente  teleologica, funzionale alla formazione di Joe, alla rappresentazione/attacco di arte musica e letteratura, al soddisfacimento di un bisogno. Manca l’estetica dell’atto sessuale fine a se stesso, presumibilmente a causa dei tagli di montaggio. Sesso non pornografico, ma calligrafico ?
Seligman: l’uomo cui Joe racconta la sua storia. Ebreo laico, afferma che il suo nome significa “Uomo felice”. Apprendiamo dalla rete che Seligman è docente di psicologia all’Universitaà di Pennsylvania, fondatore della “Psicologia Positiva” e premiato per la “Teoria dell’impotenza appresa”. Per saperne di più, leggete qui.

Forgotten Tales of Arkansas


Mud non è compatibile con la società. Sta bene da solo, è a suo agio se deve nascondersi e arrangiarsi, solo con la natura. Quando è costretto dagli eventi a compiere una breve incursione in città, la sua espressione tradisce il disagio,  non ci resta un minuto più del necessario. Corre via, verso il rifugio della solitudine, a cercare la compagnia delle placide acque del fiume che cullano i suoi pensieri e i suoi desideri.

sam

Mud non si lava da un bel po’, possiede solo una camicia ed una pistola, ed entrambi gli oggetti servono a proteggerlo, o così crede. Mud ha mani forti e capaci e piedi ben piantati sulla terra, ma testa e cuore vivono tra le nuvole. E’ capace di costruire, riparare, accendere fuochi contro gli spiriti cattivi, sopravvivere. Ma il suo cuore è troppo puro per vivere in mezzo agli uomini senza scontrarcisi e farsi male. Cuore puro come un’adolescente ansioso di conoscere l’amore, quello vero.

kids

Non quello dei suoi genitori, in procinto di separarsi. L’amore vero, quello puro, è l’amore non corrisposto. O quello non contaminato dalla maturità. L’amore vero è il primo, che non conosci e ti inebria. E resta puro finche non viene ammorbato dalla gelosia, dalla passione, dal sesso. Poi si trasforma, e diventa un bene deperibile. Oddio, mi sembro Lars Von Trier.

Mud

Jeff Nichols

2012

Buffo, no? Viviamo in un’epoca nella quale un film semplicissimo, accessibile a chiunque, individuabile come “classico” dopo pochi minuti di visione, diventa per l’industria cinematografica uno scomodo oggetto inclassificabile. Tanto che arriva nelle sale statunitensi dopo un’anno dalla sua presentazione a Cannes. E l’oggetto inclassificabile incassa oltre due milioni di dollari nel suo primo weekend di programmazione.

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C’è l’arte di raccontare le storie, in Mud, le stesse storie che si raccontano da sempre attorno ad un fuoco. C’è Stand by me, ci sono Huck Finn e Tom Sawyer. E’ lungo il Mississippi, sponda Arkansas, che i due ragazzini crescono. Tra genitori divorzianti, pesca di conchiglie, isolotti da esplorare, ragazze di cui innamorarsi. E fuggitivi carismatici e misteriosi con il volto di Matthew McConaughey. Il tipico cattivo maestro di cui resterebbe affascinato qualsiasi adolescente. Oltre a Matt, nel cast giganteggia l’enorme Sam Shepard e compare una bionda nel ruolo di una bionda, Reese Whiterspoon.

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Non è solo un film de regazzini, e non è un thriller nonostante la caccia all’uomo. E’ una storia, piccola e americana. E come tutte le storie piccole e americane, diventa una storia epica ed universale, basta solo un pizzico di talento nel raccontarla. E Jeff Nichols ne ha.