Black Panther, il film più pericoloso del 2018


Il razzismo è vivo, e lotta insieme a noi. Black lives matter, certo, ora un po’ meno perché è il tempo del #metoo, oh, signora mia, quant’è bello fare le lotte di razza e di genere quando non esistono più le mezze stagioni, e nemmeno più le classi sociali, e la coscienza di esse. Prendete Get Out – Scappa, di Jordan Peele: tutti a ragionare muniti di pregiudiziometro e stereotiposcopio, a marchiarlo o ad elevarlo o a differenziarlo, e pochissimi a soffermarsi sul punto chiave dell’intera storia: quando il bianco, pater familias maleficus, sollecitato dalla querula domanda del nero vittima sacrificale – perché noi, perché i neri? -, rivela, con semplicità disarmante, che trattasi non di razza ma di moda, perché il nero è cool, dice, e perché il ricco, da qualsiasi nazione provenga, può permetterselo. Poi arriva Black Panther, di Ryan Coogler, ed è subito Sì, Buana.

Continua a leggere

Annunci

Thor: Ragnarock. Waititi e lo spettacolo del Tiki-Taika


Ho fatto il liceo nel pieno fulgore degli anni 80, circondato da paninari e nerd, postpunk e neodark. Due le parole d’ordine di quell’epoca così strana: glasnost e pèrestrojka. Trasparenza e nuovo corso. Ricordo che i nostri rappresentanti d’istituto, indomiti reduci del 68 e del 77, anagraficamente obsoleti, ideologicamente ignari dell’apocalisse imminente, organizzavano assemblee per elogiare l’URSS ed il socialismo reale, in quanto sistema politico capace di autocorrezione. Credevano, o davano ad intendere, che il nuovo corso di Gorbaciov avrebbe preservato il mondo oltre cortina, che Gorbaciov quindi fosse  il profeta di una vittoriosa e pacifica Rivoluzione Russa 2.0,. Avevano azzeccato solo lo zero, nel senso di anno zero, ground zero: la distruzione, e poi il nulla. Ho pensato a loro guardando il magnifico Thor: Ragnarock.

Continua a leggere

Spider-Man: Homecoming. Cogli la prima tela!


To rescue and fight. Salvataggi e combattimenti, questo dobbiamo chiedere ai supereroi nostri carissimi. Una funzione d’uso latu sensu genitoriale quindi, ed una squisitamente marziale. Così, semplicemente. Difesa, la nostra, e attacco, il loro, senza soluzione di continuità. Perché non è vero che da un grande potere derivano grandi responsabilità, è vero invece che ad ogni azione consegue una reazione. Spider-Man: Homecoming, di Jon Watts.

Continua a leggere

I Fantastici Quattro Sbadigli


Un fantastico 4, il voto medio su IMDB che spedisce il film nella top of the flops, lontano dall’inarrivabile John Carter ma di certo in zona medaglia. La gogna tocca al trentenne Josh Trank, padre di quella sopravvalutata creatura che era Chronicles, qui incaricato dalla Fox del riavvio di un franchise già in flessione dall’episodio con Silver Surfer, provato dall’overdose di supereroi derivati mutanti Marvel. Trank immaginava un B-movie ispirato a David Cronenberg, il prodotto finito è più simile a un filmotto direct to home video, rinnegato dal regista con un tweet fantasma, brutalizzato dai produttori, esecrato dalla critica, sbeffeggiato dal pubblico. Le idee alla base, dazed and confused: quattro supereroi loro malgrado, tutti twenty something, in lotta direttamente contro un compagno che sbaglia, indirettamente contro gli adulti che usano la scienza a fini militari, e proprio questa velata critica allo Zio Sam, indigesta ai cervelloni della Fox, sarebbe alla base del disastroso montaggio finale.

f4

Continua a leggere

Ant-Man, il minimegamondo Marvel


370 milioni di dollari già incassati con una distribuzione mondiale ancora lungi dall’essere ultimata, l’uscita nelle sale nippocinocoreane è prevista solo a Settembre. In molti ci avevano sperato, tra questi anche noi, gufi del capitalismo censorio disneyano, ma ancora una volta si resta tutti con un pugno di mosche in mano, anzi, un pugno di formiche, volenti o nolenti Marvel rules, e chissà che questo sia davvero il Male. Ant-Man, di Peyton Reed.

Ant-Man-v2

Continua a leggere

Campagna elettorale: Lega e M5S si contendono Daredevil


C’è un angolo oscuro nell’universo Marvel. Anche quando i riflettori puntano in quella direzione, il piccolo dedalo di viuzze resta immerso nelle tenebre, a causa dei coni d’ombra prodotti dai vecchi piccoli e sbilenchi palazzi che lo delimitano. Per poter illuminare e rendere visibile quell’angolo è necessario spegnere i riflettori. Bisogna calarcisi con una corda, senza fare rumore e guardandosi sempre le spalle. Bisogna posarci i piedi, e solo allora accendere una piccola torcia. E’ un angolo che diventa visibile solo se illuminato dal basso. Vi regnano mafie russe, cinesi (occhio a Madame Gao, personaggio leggendario) e giapponesi, e i loro eserciti di disperati “clandestini” (e topi e spazzatura! Clandestini, topi e spazzatura! Clandestini, topi e spazzatura! Clandestini, topi e spazzatura! Ehm, scusate: sono stato per un attimo posseduto da un grillo sbavante). I loro affari loschi producono montagne di soldi, centrifugati nella lavatrice di Wall Street e destinati a riempire le tasche di politici, giudici e poliziotti corrotti. Il tramite tra le mafie e la città risponde al nome di Wilson Fisk, signore del crimine di New York, tanto potente da imporre il divieto di pronunciare il suo nome. Fisk è destinato a diventare Kingpin, e indossa un elegantissimo abito imbottito di kevlar. Molto meno elegante è la mise del suo avversario, sorta di vigilante notturno che di giorno si traveste da avvocato. Il diavolo di Hell’s Kitchen, l’uomo senza paura, l’uomo in nero. I nomignoli si moltiplicano dopo ogni raid compiuto ai danni dei criminali che infestano il suo quartiere, e ci vorranno tredici puntate per arrivare al nickname definitivo (e ad un look purtroppo più consono all’universo Marvel): Daredevil.

daredevil 0

Continua a leggere

Guardiani, giochiamo a fare la guerra ?


1988. Spazio, ultima frontiera. C’era un futuro allora ed era altrove, in mondi lontanissimi, mica dietro quel muro grigio ed imbrattato di graffiti che sarebbe venuto giù di lì a poco. Non era questione di guardare il dito o le lune, erano sogni ad occhi aperti, le cuffie nelle orecchie e i nastri a scorrere sulle testine. Nema problema, né esistere, nemmeno salvare il mondo, chè salvare il mondo, lo sapevamo, non era una cosa seria, era una cosa per Guardiani della Galassia.

1

Continua a leggere