Sicario, Soldado, Sollima. Adesso vi faccio vedere come gira un italiano.


Sgombrate il campo da dubbi e perplessità: Sollima ce l’ha fatta! Il suo Sicario: Day of Soldado è il film dell’anno, di più, è una pietra miliare per l’action del nuovo millennio. Non è blasfemo ricorrere a paragoni illustrissimi: guardatelo pensando al Fury Road di George Miller, al Fury di David Ayer, a Patriots Day di Peter Berg. Anche, se ne siete capaci, al 13 Hours: the Secret Soldiers of Benghazi di Michael Bay, o alle missioni impossibili di Chris McQuarrie. Il livello è questo, è altissimo e prestigioso, e l’importanza dell’opera sovrasta gli esiti al box office internazionale. Ad oggi, Soldado ha infatti incassato 75 mln di dollari in giro per il mondo, a fronte di un budget di produzione di 25 milioni. Bene, ma non benissimo, con il peso di alcune critiche d’oltreoceano marcatamente e pregiudizialmente negative. I risultati sono comunque in linea con quelli del primo capitolo del franchise, il Soldado di Villeneuve, che a fine corsa nelle sale mondiali realizzò un totale di 85 mln di dollari, a fronte di un budget più cospicuo (30 milioni).

 

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Il Consigliori 2.0


The Counselor

Ridley Scott

2013

Se la penna che scrive è impugnata dalla mano di Cormac McCarthy, la parola magica, scritta o evocata, è sempre la stessa: Morte.

La morte è negli occhi di Cameron Diaz/Malkina, finalmente inquietante e convincente dopo 20 anni di boiate. Non a caso sono molti i primi piani sugli occhi felini della ex-svampita sorridente.

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Felini, come i suoi gattoni, un’incredibile coppia di ghepardi domestici. Gheparda in calore lei medesima, capace di scoparsi il parabrezza di una Ferrari al solo scopo di annichilire il suo uomo (“sembrava un pesce gatto attaccato al vetro di un acquario”, racconta uno sconvolto Bardem), spietata avida e insaziabile, desiderosa di fagocitare anche la sweet pussycat Penelope Cruz, unica creatura innocente dell’universo – ma l’inconsapevolezza è vera innocenza ? -,  vittima predestinata e inerme come i conigli predati dai gattoni di cui sopra. Continua a leggere

Messico e Tumuli


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El Infierno

Luis Estrada

 2010

Così, mentre penso all’ultimo Malick, mi induco reminiscenze da Upstream Color, vagheggio biopost su Gael Garcia Bernal, 7 colpi di pistola mi crivellano la mente, e decido di parlarvi del Messico.

La nueva ola mexicana segna oramai il passo, Inarritu si è scazzato con Arriaga a tutto discapito dei film di entrambi, Cuaron è lontano e silente (Arbus, Silente) dopo aver girato un Harry Potter, Del Toro (Guillermo) è il solito ipertrofico nella coltivazione in vitro di esegeti (Mama non è malvagio, cioè sì, Mama è malvagia in quanto fantasma, perché non riesce a trovare il figlio naturale, ma il film, Mama, non è malvagio).

Più a fondo, Reygadas ha lasciato nella pietra indelebili tracce paleolitiche, mentre lui, il re mariachi, il grandissimo Robert Rodriguez imperversa worldwide a colpi di Machete (Machete Mata, Settembre 2013)

Nel frattempo, somewhere in Mexico, anzi, everywhere in Mexico, i narcos continuano a scannarsi in un delirante crescendo di teatralità che nemmeno l’Apocalisse: cadaveri impiccati ai ponti, teste impalate ai bordi delle strade, massacri all’arma bianca di uomini donne bambini, tutto debitamente filmato o fotografato. Il web guarda, inorridisce e ringrazia.

Ommariasantissima, anzi, santissima Virgen De Guadalupe, esiste film imprescindibile sul tema ?

Seguro, se llama El Infierno !

Si parte da uno sfigato che tenta la fortuna nel paese dei gringos, ma le cose gli vanno storte e torna al paesello, povero e ancora più sfigato, per scoprire che il fratello minore, votatosi alla narcocausa, è morto ammazzato trucidato, non prima di aver impalmato e fecondato una prostituta oggettivamente bona. Così giura vendetta e diventa narcos anch’egli, iniziato alla causa dal suo migliore amico di infanzia, picciotto arricchitosi con lavori di truculenta macelleria messicana (no, non al G8 di Genova) .

Il decollo del film è verticale: (tanta) commedia, splatter, gangster movie, grottesco, analisi sociale, tradimento scespiriano.

Fatalismo.

Tutti noi sappiamo, ahimè, di dovere morire, ma in Messico sanno anche che andranno all’Infierno, senza redenzione, e allora va bene, occorre mucho, mucho dinero, perché quello che resterà nel polverosissimo cimitero di quello sperduto bucodiculo di paese, è una tomba full optional, in marmo bianco, con pensilina, scala monumentale ed impianto stereo dolby surround, perché tutti sentano quanto era stato ricco e potente el muerto.

Olè.