The Wolf. Of. Wall Street.


Parte 3: Hello Darkness, my old friend

The Wolf of Wall Street

Martin Scorsese

2013.

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Chè uno degli archetipi è il buddy movie, la storia con 2 protagonisti, siano essi amici, o fratelli, o tanto nemici da diventare amici, o padre e figlio modernamente intesi. Il buddy movie è universale e travalica i generi, noir,  commedia, western, indie.

Buddies, comunque maschi.

Così, per esemplificare, a braccio cito: Johnny Utah e Bodhi, Trinità e Bambino, Stanlio e Olio, Saetta e Cricchetto, Django e Schultz, Bruno Cortona e Roberto Mariani, Joe e Jerry, Bob e Wilbur, Tango e Cash.

La sottotraccia di ogni buddy movie è un sospetto, il Sospetto, di omosessualità, che il Maestro Billy Wilder, preoccupato fosse troppo sottotraccia per lo spettatore medio, ammesso che esista (lo spettatore medio), ha esplicitato nella più celebre delle battute: “beh, nessuno è perfetto!”, e così sia.

Lo stesso non si può dire delle coppie al femminile: il mito fulgido di Thelma e Louise dimostra quanto sia eccezionale e irripetibile una pink buddy story (Frances Ha, una minimal pink buddy ? Naaa, è robetta). Ne ignoro l’arcana ragione, credo possa riguardare l’alterità dell’archetipo Donna, Madre o Amante piuttosto che Sorella o Amica.

La chiave del buddy è la passione, svuotata dell’eros: è l’interesse comune. Se questa passione è la droga, siamo nel territorio del Drug Buddy Movie, siamo dentro The Wolf of Wall Street.

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SuperCinico vs. Sunshine Girl


Crystal Fairy & the Magical Cactus and 2012

Sebastian Silva

2013.

[ Post also available on http://www.rapportoconfidenziale.org ]

Per come la vedono i Curanderos delle Ande, le visioni che seguono l’assunzione del cactus magico denominato San Pedro sono causate dall’ “espiritu” al suo interno, che funge da supercarburante per la “sombra” (che non è sinonimo della cristianamente intesa “anima” – smetti di leggere, Francesco! – ma costituisce la parte più spirituale dell’uomo) e le permette di staccarsi dal corpo e andare in missione, se necessario anche nel futuro. Il cocktail di Espiritu e Sombra è quindi fenomenale.

Oppure, banalmente e razionalmente, è la mescalina insieme ad una cinquantina di strani alcaloidi contenuti nel San Pedro, a far partire il cervello per un piacevole e temporaneo delirio letargico/visionario?

Appartiene a questa seconda scuola di pensiero il cinico e strafatto buontempone Jamie, alias Scott Pilgrim, alias Michael Cera: con quella faccia da Beck nevrastenico è da tempo uno dei nostri eroi, ed in questo film fornisce la sua prova migliore.

Beffardo, ingenuo, comico ed emotivo come mai prima. Michelino è in perfetta simbiosi con Silva, tanto da realizzare contemporaneamente una doppietta in Cile, invadendo il Sundance Festival dell’anno in corso (l’altro titolo è Magic Magic) e – non – era un thriller proprio come Crystal Fairy, – non – è un drug movie).

Crystal Fairy è un esempio che dovrebbero seguire tanti di voi, cari registi intellettualoidi.

Nato senza script, si sviluppa come una riuscitissima jam session improvvisata e sensuale, capace di trasmettere una palpabile e piacevolissima sensazione di LIBERTÀ. Un trucco c’è, però: tutto nasce da uno spunto essenziale, vale a dire la reale esperienza vissuta da Silva a caccia del San Pedro. Tra l’altro in compagnia di una reale Crystal Fairy che il buon Sebastian non ha mai più rintracciato.

La battuta più esilarante del film, che comunque – non – è una commedia, è ovviamente di Michelino: riferendosi a Crystal Fairy, la chiama Crystal Hairy (e bisogna vederla nuda per capire il perché), e la risata collettiva che si scatena immediatamente è di una genuinità tale da costituire la prova evidente dell’aria free-form che si respirava sul set.

Chissà se la simpatica sciroccata ha visto il film, e chissà se si tratta davvero dell’incarnazione parodistica della più svampita figliadeifiori mai apparsa su schermo.

Quasi dimenticavo: produce Pablo Larraín, che a 37 anni di età si segnala come uno dei più interessanti cineasti del secolo, per aver diretto gli splendidi Tony Manero, Post Mortem e No e per aver prodotto, oltre a Crystal Fairy, il magnifico Gloria e 4:44 Last Day on Earth di Abel Ferrara. È anche il produttore di Profugos, una delle migliori TV crime series mai realizzate.

Jewish do it better


This is the End

2013

Evan Goldberg, Seth Rogen

Allora: amici fanno un festakkione a casa del più figo di loro, si sfondano di canne, birra ed altre amenità, poi, tra uno scompisciamento e un raptus da fame chimica, uno fa “ehi, ma tutto questo potrebbe essere un film !”, e l’altro risponde “sì, noi qui a devastarci e fuori la fine del mondo, anzi l’Apocalisse !”, e un altro “sì dai, chiamiamo tutti gli altri della compa e facciamo un film, ma adesso passami quello spinello !”.

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Non ce l’ho con voi, non temete, e non ho intercettato/spiato le vostre memorabili conversazioni in qualche trasgressiva serata tardoadolescenziale, sto solo parlando di This is the End, la commedia americana dell’anno, che  ha già incassato più di 200 milioni di dollari worldwide, principalmente per i motivi di seguito indicati:

  1. La fratellanza ebraica
  2. Il metacinema
  3. James Franco Continua a leggere

How to make friends and influence people


Magic magic

Sebastian Silva

2013

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Quattro ragazzi in auto, costretti ad alzare il volume dello stereo al massimo sulle note di Minnie the moocher, per cercare di coprire l’incessante e insopportabile lamento di un cucciolo. Una scena talmente riuscita, claustrofobica e satura di cattivi presagi, che è inevitabile aspettarsi esplosioni di violenza inaudita.  Continua a leggere