The Big Short. We need to talk about money.


L’innata capacità speculativa dell’essere umano, prima ancora di essere dimostrata dai rimuginamenti sull’essere, il non essere e il divenire, è certificata dall’invenzione del denaro, astrazione pura, in forma cartolare e ancor più decartolare, concetto valore intangibile che determina potere tangibile. Quasi fosse un diritto umano, intrinseco nel denaro è il bisogno primordiale di fiducia, la fiducia degli investitori, la fiducia dei governatori, la fiducia dei risparmiatori, perché per moltiplicarsi o sparire miracolosamente – questo fa il denaro – c’è bisogno di credere in lui, così. In Money we trust.  Il denaro, dimentico quindi della sua origine materiale, trascende ad una dimensione religiosa – il dio denaro – , il suo culto viene nutrito  dai famigerati mercanti del tempio di farisaica memoria, quelli  chiamati come gang di motociclisti in acido, i brokers, i traders, gli investment bankers, in una parola, i motherfuckers d’ogni tempo. The Big Short, di Adam McKay.

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