Jackie, di Pablo Larrain.


C’è da sorridere finalmente, arriva un film preceduto da mezzo secolo di aspettative. Pur essendo un de profundis di quelli sepolcrali, ancora più che tombali, questo film non ricorre al solito comodo epitaffio, non chiede compunzione o contrizione, non cela le sue spoglie, cioè, sotto l’esiziale “tratto da una storia vera”. Si potrebbe obiettare che sia tratto non da Una storia vera, ma dalla Storia vera, quindi occorrerebbe riconoscere la leziosità di quel motto innanzi alla solennità dell’opera memoriale. Sarebbe invero una considerazione inappropriata e fuorviante, il film in questione è mera opera dell’ingegno di uno, il suo regista, come tale è il frutto più fecondo e mortifero della sua fantasia. Jackie, di Pablo Larrain.

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Neruda, di Pablo Larrain. Sempre sia lodato.


Confessatelo: quanti di voi hanno visto Profugos? Parlo della serie tv, trasmessa qualche anno fa da HBO Latin America. Non vi sprecate a rispondermi adesso, non intasate il blog con i vostri commenti contriti, in pochi, pochissimi lo hanno fatto. Questo è male, è malissimo, non comprendo a quale titolo poi guardiate altro e vi affrettiate a definire questo altro come serie dell’anno, del secolo, del millennio. Dal momento che non avete visto Profugos, vi mancano i fondamentali. Profugos, che significa Fuggitivi e non profughi – lo dico a scanso di equivoci umanitari – è pensata scritta ed in parte diretta da Pablo Larrain, è un road movie, un cocaine thriller, un noir politico, una saga criminale, è la nascita di una nazione, ma a voi non interessa, voi ignorate. Ignorate quindi che in Profugos c’è Moreno, trafficante fuggitivo, con un passato da ex fascista torturatore gaudente sotto Pinochet. Questo Moreno, che poi è stato il subdolo Cucaracha in Narcos di Josè Padilha, ora è l’interprete di Neruda, ed è ovvio che sia così, il contrappasso filmico è la Storia secondo Pablo Larrain. Neruda.

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El Club, di Pablo Larrain. Bergoglio contro i malefici Zurdos


Uh, com’è difficile restare calmi quando i bimbi crescono ed i preti imbiancano. Vi confesso di aver peccato di superbia, per Carnevale avrei voluto travestirmi da Pseudo Simon Wiesenthal, per dare la caccia, non ai nazi imboscati, ma ai preti intruppati, quelli criminali, quelli stupratori, pedofili, maniaci, impettiti, impuniti, trasferiti. Ho cominciato a raccogliere materiale, circoscrivendo il periodo agli ultimi 30 anni,  ma l’impresa si è rivelata da subito titanica, centinaia di migliaia i casi accertati nel mondo intero, senza distinzione di sesso razza lingua o classe sociale, perchè i buoni pastori calano cristianamente la verga sul gregge tutto, pecore nere e pecore bianche, pecorine, pecorelle. Ero oramai prossimo allo scoramento, poi, su un quotidiano cileno, mi è apparso Bergoglio, la pope-star del cordoglio, e il suo anatema mi ha indicato la “retto” via. Zurdos!, ha tuonato il Gesuita. Non credete agli Zurdos, ai mancini, ai sinistrorsi, ai comunisti insomma, cileni e internazionali, che diffondono sui media pettegolezzi sulla Chiesa infetta e sul marciume dei suoi ministri. El Club, di Pablo Larrain, Orso d’Argento alla 65ma Berlinale.

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La mujer con la dignidad rebelde


Gloria

Sebastian Lelio

2013 .

( post also available on Stanzedicinema)

Mi è capitato spesso, in questi ultimi mesi, di incrociare lo sguardo di una donna. Intendo la stessa donna. Ha sicuramente parecchie primavere più di me. Forse 60, forse 62. E ogni volta me ne sento attratto, e non stacco gli occhi dai suoi finchè non lo fa lei.

A meno che non sia in compagnia di suo marito.

Mentre la guardo immagino le peggio (anzi le mejo) cose, e trovo che abbia una carica erotica notevolissima. Continua a leggere

SuperCinico vs. Sunshine Girl


Crystal Fairy & the Magical Cactus and 2012

Sebastian Silva

2013.

[ Post also available on http://www.rapportoconfidenziale.org ]

Per come la vedono i Curanderos delle Ande, le visioni che seguono l’assunzione del cactus magico denominato San Pedro sono causate dall’ “espiritu” al suo interno, che funge da supercarburante per la “sombra” (che non è sinonimo della cristianamente intesa “anima” – smetti di leggere, Francesco! – ma costituisce la parte più spirituale dell’uomo) e le permette di staccarsi dal corpo e andare in missione, se necessario anche nel futuro. Il cocktail di Espiritu e Sombra è quindi fenomenale.

Oppure, banalmente e razionalmente, è la mescalina insieme ad una cinquantina di strani alcaloidi contenuti nel San Pedro, a far partire il cervello per un piacevole e temporaneo delirio letargico/visionario?

Appartiene a questa seconda scuola di pensiero il cinico e strafatto buontempone Jamie, alias Scott Pilgrim, alias Michael Cera: con quella faccia da Beck nevrastenico è da tempo uno dei nostri eroi, ed in questo film fornisce la sua prova migliore.

Beffardo, ingenuo, comico ed emotivo come mai prima. Michelino è in perfetta simbiosi con Silva, tanto da realizzare contemporaneamente una doppietta in Cile, invadendo il Sundance Festival dell’anno in corso (l’altro titolo è Magic Magic) e – non – era un thriller proprio come Crystal Fairy, – non – è un drug movie).

Crystal Fairy è un esempio che dovrebbero seguire tanti di voi, cari registi intellettualoidi.

Nato senza script, si sviluppa come una riuscitissima jam session improvvisata e sensuale, capace di trasmettere una palpabile e piacevolissima sensazione di LIBERTÀ. Un trucco c’è, però: tutto nasce da uno spunto essenziale, vale a dire la reale esperienza vissuta da Silva a caccia del San Pedro. Tra l’altro in compagnia di una reale Crystal Fairy che il buon Sebastian non ha mai più rintracciato.

La battuta più esilarante del film, che comunque – non – è una commedia, è ovviamente di Michelino: riferendosi a Crystal Fairy, la chiama Crystal Hairy (e bisogna vederla nuda per capire il perché), e la risata collettiva che si scatena immediatamente è di una genuinità tale da costituire la prova evidente dell’aria free-form che si respirava sul set.

Chissà se la simpatica sciroccata ha visto il film, e chissà se si tratta davvero dell’incarnazione parodistica della più svampita figliadeifiori mai apparsa su schermo.

Quasi dimenticavo: produce Pablo Larraín, che a 37 anni di età si segnala come uno dei più interessanti cineasti del secolo, per aver diretto gli splendidi Tony Manero, Post Mortem e No e per aver prodotto, oltre a Crystal Fairy, il magnifico Gloria e 4:44 Last Day on Earth di Abel Ferrara. È anche il produttore di Profugos, una delle migliori TV crime series mai realizzate.

Running monday tuesday wednesday thursday friday saturday sunday..Chapter One


the magnificent four

the magnificent four

Profugos  

Pablo Larraìn & Johnathan Jacubowicz

2011

Romanzo Criminale, la serie diretta dal buon Stefano Sollima (ACAB), è forse il miglior prodotto televisivo di genere che si sia visto negli ultimi anni in Italia. Azzardarne un paragone con la serie cilena Profugos è come mettere a confronto il meteo del TG4 (è ancora così ridicolmente trash? Mi è capitato di vederlo qualche anno fa, c’era una bungabunghina che sorrideva ebete e sembrava chiedersi “che ci faccio qui? quando mi danno l’assegno? ma pure stasera devo farmi quei buffi vecchietti con la faccia dipinta?”) con Ichi the killer.

Insomma, siamo rovinati. Irrimediabilmente.

Meglio volare in Sudamerica, cullati tra le nuvole dalla malinconica voce di Camila Moreno e dalle sue canzoni calde e tenere come abbracci di una chica muy hermosa ad un condannato a morte, perfetto commento sonoro alla corsa forsennata di quattro fuggiaschi attraverso 13 puntate che provocano dipendenza.

Quattro fuggiaschi che vogliono solo restare vivi, magari portando via un bel mucchio di soldi.

Ovviamente, tutti li vogliono morti.

Corrono senza tregua, zigzagando tra Tir stracarichi di bottiglie di vino pregiato che in realtà contengono cocaina liquida, politici e sbirri corrotti di default, un’intero quartiere autogestito e controllato da ex rivoluzionari (quartiere che ricorda un po’ il nostrano narcojapigia di vent’anni fa), un seminario che per qualche ora diventa il nascondiglio perfetto, nonchè bucolica location per la sodomizzazione di un efebico monachello, una sterminata sinfonia di pallottole coltelli inseguimenti corpi stuprati decapitati malati di tbc torturati rapiti eviscerati mutilati decapitati e strafatti.

Profugos è forse la più entusiasmante galleria di personaggi mai apparsa sul piccolo schermo. Che per loro è davvero troppo piccolo. Questo è cinema, purissimo come cocaina non tagliata. Infatti lo produce e lo dirige la mano di Pablo Larraìn, l’autore della tripletta capolavoro sulla dittaura di Pinochet (Tony Manero-Post Mortem-No).

Qui la dittatura non si vede, ma passa nelle ossa e nel sangue, negli occhi e nelle mani dei fuggiaschi. Si affaccia negli incubi, si nasconde tra le lacrime e riempie con rancore i vuoti affettivi che ha generato…

(continua)

Panamericana


Pinochet

No

Pablo Larrain

2012

Pablo Larrain, cileno, è un genio, lo ringraziamo per Profugos, forse la migliore serie TV di sempre, insidiata,  ma a debita distanza, da House of Cards.

Gael Garcia Bernal, messicano, anzi, Panamericano, è un’icona, coni Inarritu, Cuaron, Meirelles, Salles, e, fuori dal Sud America, con Almodovar, Gondry.

Quando un genio incontra un’icona, il risultato è un capolavoro.

Nel film di Larrain, Gael è un pubblicitario medio, incaricato di progettare la campagna per votare No al referendum sulla legittimazione democratica del dittatore cileno, di cui non scriviamo il nome in quanto è bene che sia condannato ad eterno ed imperituro oblio.

No è un film intrinsecamente rivoluzionario: nel tema trattato, nella tecnica impiegata, nei dubbi e nelle inquietudini nascoste sotto l’euforia di un trionfo inatteso, quanto, forse, effimero.

E adesso, spingiamoci oltre, e, canticchiando il jingle della campagna per il No, che fa così:

Chile, la alegría ya viene (battendo le mani, un clap ogni 2 secondi)

leggiamo insieme queste parole:

Creemos, y después de este viaje

más firmemente que antes,

que la división de América

en nacionalidades inciertas e ilusorias

es completamente ficticia.

Constituimos una sola raza mestiza desde

México hasta el Estrecho de Magallanes.

Así que, tratando de librarme

de cualquier carga de provincialismo,

brindo por Perú.

Y por América unida.

Da I Diari della Motocicletta. Il Che si accommiata dagli amici della Colonia di San Pablo, va a finire il suo viaggio, ad iniziare la Storia.