The Handmaiden, di Park Chan Wook. Let’s play master and servant!


Korine, Von Trier, Refn, Verhoeven, sono loro l’avanguardia nella rappresentazione della nuova donna, non più oggetto o soggetto ma avatar, personaggio giocabile in una realtà multilivello falsa come un videogame. A questa avanguardia va ad aggiungersi Park Chan-wook con questo suo ultimo The Handmaiden, ancora invisibile in Italia. Il film ha goduto di una vetrina prestigiosa come il Festival di Cannes e ha sbancato il box office nazionale (31 milioni di dollari incassati in sala, ottavo nella top ten del 2016), tuttavia si è perso nelle nebbie dell’oblio occidentale, vuoi per l’atteggiamento reazionario della critica, che lo ha marchiato come mero esercizio di stile (!), vuoi per le oggettive difficoltà di fruizione di un titolo che agli occhi dei più ha la tripla aggravante, è coreano, dura più di due ore ed è in costume. Liberamente (la libertà è ovvia, nel caso di Wook) tratto da una novella vittoriana inglese, per l’occasione ricontestualizzata, The Handmaiden è una storia di masters (mistresses) and servants: due donne, nobile o aspirante tale l’una, cameriera o aspirante ladra l’altra, e i loro destini incrociati al tempo dell’occupazione giapponese, la passione che le unisce e attraversa truffe, ricatti, abusi infantili, matrimoni riparatori, trattamenti sanitari obbligatori, fughe dall’antro degli orchi.

the_handmaiden_poster

Continua a leggere

#Spring. I misteri della Puglia nera.


Vivo in una Regione a due dimensioni, la Puglia, che vince il premio Cartolina della Penisola da 15 anni a questa parte. Puglia, dove la natura è colore. Puglia, il mare, il sole, la pasta, il sugo, i trulli, le chiese, i muretti a secco, l’Ilva. Puglia, dove l’immaginario confonde città e paesi, dove la suggestione è un’allucinazione spazio-temporale, sei di Bari?, bello, io sono stata in vacanza lì vicino, a Gallipoli due anni fa, sono innamorata delle Puglia, sì ma Bari è a 200 chilometri da Otranto, non ci azzecca niente culturalmente e paesisticamente, è pure sull’Adriatico e Gallipoli è sullo Ionio, boh, io mi ricordo che ci si passa per andare al mare. Spring, di Justin Benson ed Aaron Moorhead.

spring

Continua a leggere

No country for young men


Perchè i revenge-movie coreani sono i migliori al mondo? A causa della dittatura, terminata da meno di trent’anni? O della presenza militare statunitense, che li ha “liberati” dal colonialismo giapponese? O del conflitto Nord/Sud? Mettiamoci anche una frustrazione neanche tanto strisciante,causata dalla esasperante competizione sociale e scolastica.

vlcsnap-2014-06-18-12h04m12s217

Questi elementi contribuiscono certamente tutti ad alimentare le esplosioni di violenza, magnificamente furiose, che impreziosiscono i nostri film preferiti. C’è troppa rabbia in Corea, rabbia repressa troppo a lungo. Continua a leggere

Spikie, what’s wrong with u ?


Oldboy

Spike Lee

2013 .

Mesi fa mi sono inciampati gli occhi in una intervista a Josh Brolin, al quale si chiedeva se avesse timore dei commenti rabbiosi dei fan di Park Chan Wook, tutti incazzati a morte per l’oltraggiosa decisione di remakeizzare Oldboy, e per quella ancora più oltraggiosa di scegliere lui come protagonista. Josh rispondeva qualcosa tipo: che cazzo me ne frega di quattro sfigati segaioli che passano tutta la giornata su internet a scrivere puttanate.

vlcsnap-2014-02-19-09h58m09s83

(Bravo Josh! Digliene quattro! E’ ora di finirla con questo settarismo integralista, sono un branco di nerds frustrati, si arrogano il diritto di appropriarsi delle opere di altri, le adottano, le rendono feticci, e magari si sparano le seghe mentre rivedono in loop le scene più violente o quelle che definiscono “cult”.)

Da quel giorno, aspettavo di vedere il film di Spike Lee per sfogare la mia frustrazione di sfigato segaiolo che passa le giornate su internet a scrivere puttanate: sbavavo dalla voglia di ricoprire di insulti Spike, Josh e compagnia bella e bollare Oldboy come fallimento, boiata, film miseramente inutile.

Adesso che l’ho visto, ecco…

Sono costretto a scrivere che

vlcsnap-2014-02-19-10h01m07s74

E’ PROPRIO COSI’! HURRA’! AHAHAHAHAHAHAH!!

Torniamo indietro, riavvolgiamo il nastro e fermiamoci al 2004. Momento indimenticabile, quando i miei occhi sono stati invasi dal capolavoro del maestro, quando i miei sensi sono stati talmente scossi dalla visione da sentire la necessità fisica di rivederlo dopo poche ore. E ancora la terza volta dopo pochi giorni. E ancora. E ancora.

Abbagliato da tanta magniloquenza, dal genio estremo di Park, dalla follia anarchica di una vicenda che, tratta da un manga, diventava magia in carne e ossa senza perdere un grammo della libertà espressiva del fumetto. Un’opera che mi obbligava a stordirmi per seguire traiettorie impossibili, che mi paralizzava, e che devo rivedere ancora una volta, subito. Perchè sento il bisogno di rimettere le cose al loro posto.

Cattura21

Se il film coreano non fosse mai esistito, quello di Spike Lee  sarebbe stato un thriller  girato con mestiere,  ma con una sceneggiatura contorta, eccessi pulp inutili e personaggi poco credibili. Su tutti Joe Doucett/Josh Brolin, ovviamente: una specie di Capitan America in borghese, stronzo alcolizzato che si redime e ripulisce GRAZIE al ventennio di prigionia (amen); un villain aristocratico dai tratti fumettistici caricaturali, facilmente collocabile in qualsiasi adattamento Marvel e con la faccia schizzinosa di Sharlto Copley; Elizabeth Olsen, sempre sia lodata e desiderata, che risulta invece perfetta nel ruolo della cuoricina generosa e disponibile a soccorrere chiunque.

 
vlcsnap-2014-02-19-10h16m12s152
 

Joe/Josh passa 20 anni segregato in una dignitosissima stanza d’albergo, e l’unico segno del tempo sul suo corpo è la perdita di peso e pancia: il suo aspetto, peso a parte, è identico a quello che aveva al principio del suo soggiorno obbligato. Suggerirei quindi di brevettare la formula come dieta efficace, oltre che come metodo di purificazione spirituale e mentale. Nei depliants pubblicitari, comunque, non dimenticate di scrivere in piccolo, in fondo in fondo, che il metodo funziona solo ad Hollywood.

vlcsnap-2014-02-19-10h19m45s13

Sullo schermo della tv in camera di  Joe/Josh scorrono (oltre alle immagini create solo per i suoi occhi) programmi di aerobica e ginnastica, vecchi film, e lo scorrere del tempo è evidenziato dai volti dei presidenti U.S.A. che si susseguono: Bush, Clinton e… indovinate un po’ qual’è il volto che appare quando Joe inizia il suo improvviso piano di recupero forma e lucidità mentale? ESATTO, Obama! Yeah mothafukka, this is the message!

Ma.

Ma il film di Park Chan Wook esiste. Il confronto inevitabile rende il mediocre thriller di Spike Lee qualcosa di assolutamente, profondamente, totalmente, inutile e ridicolo.

I volti e le atroci sofferenze dell’istrionico Choi Min Sik e del personaggio forse più commovente del secolo impersonato da Yoo Ji Tae, gli abissi emotivi raggiunti dai due e dalla regia maestosa, l’apparente disordine nel racconto che va avanti a sussulti, in definitiva ogni fotogramma dell’opera coreana rendono insensata la fatica di Spike.

E si, Spike cita e omaggia: la lingua, il martello, la scena di battaglia: anche quest’ultima, stilisticamente notevole, perde il suo probabile senso perchè inserita in un contesto da “thriller istituzionale”.

vlcsnap-2014-02-19-10h26m21s119

Oltre a citare, utilizza la vicenda per stigmatizzare l’invadenza dei media nella società e la pericolosa propensione a credere a qualsiasi cosa venga trasmessa in tv: era ora che qualcuno denunciasse tutto questo! Ahahahah!

Ah, un’ultima cosa: Joe Doucett deve ringraziare Spike Lee e lo sceneggiatore Mark Protosevich che hanno evitato di tradurre i ravioli in hamburger. Se l’avessero fatto, Joe sarebbe morto nella stanza d’albergo ben prima della scadenza ventennale.

 

[Post also available here]

 

Taci, il nemico ti ascolta


Secretly, Greatly

Jang Cheol Soo

2013

Se i nostri registi coreani preferiti girano una scena violenta, sarà una scena estremamente violenta. Una scena buffa sarà estremamente buffa, una scena triste sarà estremamente triste.

caca

Continua a leggere

La minaccia Coreana


 

schwarzy

Kim Ji Woon  (regista di pellicole più che buone, ma soprattutto del più violento film di “vendetta” della storia del cinema, I saw the devil) è stato chiamato a Hollywood per dirigere un action con.. ehm.. Arnold Schwarzenegger. L’ex governatore non sembra più un fascista law and order, ma piuttosto ricorda Meat Loaf in Fight club. Insomma è simpatico. Questo è uno dei pregi di un film dignitoso, e anche molto divertente. Perchè Kim è un ottimo regista, che realizza i film che gli si chiede di realizzare. Con classe.

Vedremo presto cosa sarà in grado di fare Bong Joon Ho (responsabile di due capolavori-o-poco-ci-manca come The Host e Memories of Murder) alle prese con la graphic novel Snowpiercer. Dikotomiko è mooolto fiducioso.

Ma Hollywood ha chiamato anche Park Chan Wook, assegnandogli il compito di girare quello che per sceneggiatori e produttori era semplicemente uno psycothriller alla Hitchcock. Immagino il maestro Park accettare con i suoi modi pacati ed il sorriso rassicurante da gentiluomo. Poi, una volta dentro,  ha fagocitato Hollywood in poco più di un mese di riprese. 

 

stoker 1

L’unica differenza tra Stoker e le sue opere precedenti è la presenza di protagonisti statunitensi, ridotti ovviamente a tre fantasmi di ghiaccio, evanescenti tessere di un perfetto puzzle dal fascino abbagliante (e morboso).

L’occhio di Park è il protagonista assoluto, dal prologo fulminante ai titoli di coda che scorrono al contrario, di questa inquieta ed elegantissima messa in scena di una storia di (de)formazione.

stoker 2

 

Così, dopo Joint security area, Lady vendetta, Old boy, Thirst, I’m a cyborg but that’s ok, anche per Stoker è obbligatoria la seconda visione, e forse la terza. Nella filmografia di Park Chan Wook la parola capolavoro ricorre troppo spesso, perchè probabilmente è arrivato il momento di nominarlo Miglior Cineasta Vivente. 

 

Epifania


soker

Stoker

Park Chan Wook

2013

Soffro di una patologia visiva assai comune per chi è affetto da miopia: distacco del vitreo, si chiama.

Attraverso chiazze liquide vedo danzare fili di ragno contorti, provo a fissarli e si spostano. Non spariscono, fuori fuoco esistono.

Luminari affermano che la percezione è momentanea, l’occhio elimina gli elementi generatori di impulsi negativi.

Loro però restano lì, presenti su tutto il resto.

Impulsi negativi.

Stoker è il mio sguardo, chiazza liquida con fili di ragno nerissimi, fluido gelatinoso che lambisce le orecchie, crepitio di uova che si rompono, ossa che si spezzano, fruscìo di foglie e capelli, tonfo di sabbia che tumula e taglia.

Impulsi negativi. Turbamento. Eccitazione. Trasformazione.

Tutto il resto scompare, come un ragno guardo e percepisco, mi arrampico su glabre gambe di vergine, più su, sotto le pieghe di una gonna sottile.

Ora, finalmente, vedo la luce.