With or without Youth. Vi meritate Paolo Sorrentino


Entrate in sala, accomodatevi, poggiate borse e borsette. Buio, inizia la proiezione. Silenziate i cellulari di ogni generazione, ma teneteli a portata di mano. Youth è la più ricca collezione di aforismi ad effetto e frasi fatte in circolazione; dovete assolutamente appuntarle sui cellulari per poter, domani, sfoggiarne qualcuna nella vostra bacheca facebook (in qualunque punto di un qualsiasi dialogo vi fermiate, ne avrete a disposizione più d’uno). A meno che una fabbrica di dolciumi alternativi non ne compri in blocco i diritti, per ricavarne i bigliettini da inserire nei prossimi concorrenti radical-chic dei baci Perugina. Come in Nymphomaniac di Von Trier, non c’è un personaggio-burattino in particolare a pronunciare le parole di Sorrentino, lo fanno tutti. Ectoplasmici alter-ego prodotti in serie, dalle fattezze diverse ma con un’unica ristretta intelligenza artificiale e artificiosa. E con esiti opposti a quelli di Lars,  caricaturali in un modo che non ha niente a che vedere con i Freaks che hanno fatto la storia del nostro cinema. Questi sono solo pupazzi assemblati.

youth

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Paul Thomas Anderson, il regista privo di Vizio Di Forma


Un giro di basso che si sposta di continuo da una parte all’altra, e la batteria che zoppica e inciampa, cade e si rialza. I due strumenti si aggrovigliano e si allontanano, si intrecciano e si staccano, creando una base ritmica geniale e inquietante. E su quella base, la voce nervosa di Damo Suzuki si lamenta, strozzata: “Hey you! You are losing, you are losing, you are losing, your vitamin C!”. Psichedelia, angoscia e paranoia, ma al ritmo di un groove pazzesco: niente poteva aprire meglio di Vitamin C dei Can, una delle loro canzoni più “pop”, l’adattamento che Paul Thomas Anderson ha realizzato del romanzo più “pop” di Thomas Pynchon.

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Scuola di cinema per registi italiani


– Buongiorno a tutti. Prendete posto per favore. Ozpetek all’ultimo banco, con Marco Risi e Muccino. Winspeare, Lombardi e Oliviero, qui davanti, e cercate di stare attenti. Sibilia, lei può sistemarsi dove vuole. Castellitto, può sedersi, prego.

– E lei, mi scusi, chi è?

Pif.

– Chif?

– Pif.

-Non mi risulta il suo nome tra gli iscritti, le dispiace accomodarsi fuori? Grazie.

– Appena vi sistemate, spegniamo le luci e iniziamo la proiezione.

-Pronti? Via.

sogno

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Lost in Transmission


Her

Spike Jonze

2013

[Post also available on Stanze di Cinema]

Durante gli ultimi 24 mesi trascorsi, Spike Jonze ha perso quattro amici. A loro è dedicato Her. Non so quanto queste perdite abbiano influenzato direttamente la sceneggiatura di questa sua opera, o diretto il suo occhio durante le riprese, o magari anche solo influito sulla felicissima scelta degli attori. Quel che so è che questo film è oltre.

Oltre i confini della banale breve insensata vita umana, Her vola alto. Come una lacrima in assenza di gravità, come una piuma coloratissima che disegna traiettorie magiche in assenza di vento, Her vive in quella non-zona attraverso cui capita di passare per un attimo tra il sogno e il risveglio, toccando le stesse corde di Lost in translation, Eternal Sunshine of the Spotless Mind, In the Mood for Love.

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Ci pensi ogni tanto alle rane?


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Paul Thomas Anderson

Phil Parma è l’infermiere che assiste un malato terminale. Phil è una persona sola, buona, e sulle sue sincere lacrime versate al capezzale del vecchio morente, partono le prime note di pianoforte di Wise up.

Siamo nel bel mezzo di una sequenza-chiave del film, e quello che Paul Thomas Anderson ci mette sotto gli occhi è un vero e proprio videoclip. Integrale, con tutti i personaggi che cantano, immersi nelle loro crisi esistenziali ed aggrappati a speranze sottili, sottilissime, già spezzate o sul punto di spezzarsi. Ma cantano. Continua a leggere