Neruda, di Pablo Larrain. Sempre sia lodato.


Confessatelo: quanti di voi hanno visto Profugos? Parlo della serie tv, trasmessa qualche anno fa da HBO Latin America. Non vi sprecate a rispondermi adesso, non intasate il blog con i vostri commenti contriti, in pochi, pochissimi lo hanno fatto. Questo è male, è malissimo, non comprendo a quale titolo poi guardiate altro e vi affrettiate a definire questo altro come serie dell’anno, del secolo, del millennio. Dal momento che non avete visto Profugos, vi mancano i fondamentali. Profugos, che significa Fuggitivi e non profughi – lo dico a scanso di equivoci umanitari – è pensata scritta ed in parte diretta da Pablo Larrain, è un road movie, un cocaine thriller, un noir politico, una saga criminale, è la nascita di una nazione, ma a voi non interessa, voi ignorate. Ignorate quindi che in Profugos c’è Moreno, trafficante fuggitivo, con un passato da ex fascista torturatore gaudente sotto Pinochet. Questo Moreno, che poi è stato il subdolo Cucaracha in Narcos di Josè Padilha, ora è l’interprete di Neruda, ed è ovvio che sia così, il contrappasso filmico è la Storia secondo Pablo Larrain. Neruda.

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Sicario, di Denis Villeneuve


Diciannove anni fa mi trovavo a Roma, nella sede direzionale di un prestigioso istituto di credito, per la prima lezione di un master avanzato in finanza internazionale. Il professore era un docente universitario, piemontese ascendente pugliese, liberale, liberista e progressista, con un’ostilità congenita al fariseismo ed alle mezze misure. Nello stupore generale, costui cominciò a parlare delle lobby finanziarie più potenti del pianeta, sciorinando una serie di slide in cui comparivano foto e organigrammi dei board, in modo che noi, poveri ignari guasconi post lauream, vedessimo la presenza in proporzione costante degli italo-americani, degli ebrei, dei sudamericani, degli arabi ivi elencati. Analizzando la composizione di queste organizzazioni legali e yes profit, diceva, si può risalire alle organizzazioni criminali che le generano e che detengono l’economia mondiale, e questo perché nel crimine non vale il principio della competizione, ma della cooperazione, tutti devono avere una fetta di torta, win win no war. Che fosse subdolamente razzista, evoluzionisticamente lombrosiano o illuminato non so, fatto sta che questo professore cambiò per sempre il mio modo di vedere le cose. Sicario, di Denis Villeneuve.

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(A Clockwork) Orange Is The New Black


Siamo diventati incontentabili, saltiamo isterici di pilota in pilota, a volte bastano i titoli di testa, a volte mezza puntata, spesso un paio di episodi. Dopo Breaking Bad e True Detective, tra una stagione e l’altra di The Walking Dead, i nostri telesensi frustrati non trovano pace. E così abbandoniamo House Of Cards al decimo minuto della prima puntata della seconda stagione, cancelliamo dalla memoria Fargo dopo tre episodi, sprofondiamo nella palude della noia dopo quattro puntate di The Penny Dreadful, ci dimentichiamo di Orphan Black dopo due e di Utopia dopo una sola. Banshee finisce nella polvere durante la prima puntata, sbuffiamo dopo cinque minuti dall’inizio di Under The Dome, ed è sufficiente un fotogramma casuale a condannare all’oblio Dexter. Continua a leggere

La mujer con la dignidad rebelde


Gloria

Sebastian Lelio

2013 .

( post also available on Stanzedicinema)

Mi è capitato spesso, in questi ultimi mesi, di incrociare lo sguardo di una donna. Intendo la stessa donna. Ha sicuramente parecchie primavere più di me. Forse 60, forse 62. E ogni volta me ne sento attratto, e non stacco gli occhi dai suoi finchè non lo fa lei.

A meno che non sia in compagnia di suo marito.

Mentre la guardo immagino le peggio (anzi le mejo) cose, e trovo che abbia una carica erotica notevolissima. Continua a leggere

¡Dispara Salamanca, dispara…!


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Profugos

Pablo Larraìn & Johnathan Jacubowicz

2011

La cocaina rende molto più della rivoluzione. E ti toglie meno, molto meno. Probabilmente è proprio il passato da rivoluzionario ad aver prosciugato l’anima e il cuore di Oscar Salamanca. Restava poco da togliergli.  Un fantasma che sputa sangue e tossisce violentemente, malato terminale. Capelli lunghi, barba lunga, occhi di ghiaccio e, da qualche parte nel Cile,  una figlia adolescente che è tutto quello che di umano gli resta.

Io voglio bene a Salamanca. Voglio bene a questo relitto che aveva sogni ed ideali più grandi di lui, e si ritrova a trafficare cocaina con la faccia imbronciata e la pistola sempre in pugno. Sa che la morte cavalca al suo fianco e ha imparato a conviverci. Ogni tanto il tristo mietitore gli manda un sms, e Oscar si chiude in bagno a sputare sangue e ad aspettare che passi.

I suoi sguardi carichi di odio rivolti a Moreno, Moreno che infierisce sui corpi dei narco-traditori con la stessa ferocia e precisione da macellaio che usava quando i corpi erano dei compagni di Salamanca. Tormento continuo, tanto incessante da diventare un accessorio, un pendaglio da portare appeso al collo, dal peso facilmente sopportabile e di minimo ingombro.

L’anima di Salamanca respira quando il suo corpo corre a perdifiato, inseguito da sbirri o narcos che vogliono ucciderlo. Oscar vive quando rischia di morire, si sente libero quando una pallottola lo sfiora, è se stesso quando copre la fuga di un suo compagno di sventura.

Oscar Salamanca e Dikotomiko sono amici, passano ore ed ore seduti in veranda a fumare e scacciare zanzare. Parlano poco, sputano e quando il disco di Camila Moreno arriva alla fine del lato A, nessuno dei due vuole alzarsi per mettere il lato B..

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Una mia amica, compagna di scuola ai tempi del liceo, vive oggi in Germania, a Berlino, quivi intrattenendo con un indigeno berlinese una relazione durevole, suggellata da una splendida figlia.

Questa amica, che chiamerò Paola per tutelarne la privacy, fa uno dei mestieri più belli del mondo: cura l’editing dei sottotitoli per le collane dvd  di una major, che non nominerò perché in franchezza non ne ricordo il nome.

Ci siamo un tantinello persi di vista in questi ultimi 25 anni, poi un sabato pomeriggio, era la tarda primavera del 2012, ci siamo reincontrati per gustare un delizioso  gelato in compagnia delle rispettive famiglie, e in quell’occasione Paola  mi ha confessato il suo terribile segreto.

E’ bulimica.

Di serie televisive.

Facile comprendere come il mio ego dikotomiko abbia sofferto nei più reconditi meandri della sua dualità, perché cinema e tv sono opposti che si respingono, lo schermo del cinema è magico, quello della tv è magnetico, al cinema si ha sempre il punto di vista di un bambino che guarda i giganti, che meraviglia, davanti alla televisione la prospettiva è invertita, il disincanto regna sovrano.

Non ho dato peso a questa patologia, attribuendola ad un naturale contrappasso seguito alla natura della sua invidiabile professione, perciò mi sono limitato a sorridere compassionevole, augurandole di uscire dal tunnel catodico al più presto e di redimersi sulla via del grande schermo.

Così pensavo, fino al Nuovo Inizio, ed il Nuovo Inizio è stato Profugos.

Qui non mi soffermo su questa pietra miliare della cinematografia  domestica seriale,voglio solo portare a tutti la mia testimonianza: grazie a Profugos, ora anche io sono un bulimico di serie TV.

Ho imparato che esistono due tipi di bulimia da serie TV, studiati nelle più prestigiose università del mondo: Junk e Gourmet.

La Junk indirizza il gusto dell’inconsapevole malato  a serie TV ignobili, che esaltano modelli di vita fittizi  e sono perfettamente interscambiabili, di modo che lo sguardo compulsivo non si orienti ad una serie in particolare, ma al canale/piattaforma  che lo trasmette, garantendo allo stesso fidelizzazione e attrattività

La  Gourmet, all’opposto, è bulimia  di tipo consapevole, si orienta verso un gusto forte, che eccita la psiche e disturba lo sguardo del malato con ambientazioni meravigliose, tematiche dirompenti, sceneggiature perfette,  attori in stato di grazia, regia magistrale.

Io sono un Gourmet, e questa è la mia Lista:

1)      Profugos

2)      House of Cards

3)      Top of the Lake

4)      The Kingdom

5)      The Walking Dead, stagione 3

6)      Les Revenants

7)      In the Flesh

8)      Black Mirror

Running monday tuesday wednesday thursday friday saturday sunday..Chapter One


the magnificent four

the magnificent four

Profugos  

Pablo Larraìn & Johnathan Jacubowicz

2011

Romanzo Criminale, la serie diretta dal buon Stefano Sollima (ACAB), è forse il miglior prodotto televisivo di genere che si sia visto negli ultimi anni in Italia. Azzardarne un paragone con la serie cilena Profugos è come mettere a confronto il meteo del TG4 (è ancora così ridicolmente trash? Mi è capitato di vederlo qualche anno fa, c’era una bungabunghina che sorrideva ebete e sembrava chiedersi “che ci faccio qui? quando mi danno l’assegno? ma pure stasera devo farmi quei buffi vecchietti con la faccia dipinta?”) con Ichi the killer.

Insomma, siamo rovinati. Irrimediabilmente.

Meglio volare in Sudamerica, cullati tra le nuvole dalla malinconica voce di Camila Moreno e dalle sue canzoni calde e tenere come abbracci di una chica muy hermosa ad un condannato a morte, perfetto commento sonoro alla corsa forsennata di quattro fuggiaschi attraverso 13 puntate che provocano dipendenza.

Quattro fuggiaschi che vogliono solo restare vivi, magari portando via un bel mucchio di soldi.

Ovviamente, tutti li vogliono morti.

Corrono senza tregua, zigzagando tra Tir stracarichi di bottiglie di vino pregiato che in realtà contengono cocaina liquida, politici e sbirri corrotti di default, un’intero quartiere autogestito e controllato da ex rivoluzionari (quartiere che ricorda un po’ il nostrano narcojapigia di vent’anni fa), un seminario che per qualche ora diventa il nascondiglio perfetto, nonchè bucolica location per la sodomizzazione di un efebico monachello, una sterminata sinfonia di pallottole coltelli inseguimenti corpi stuprati decapitati malati di tbc torturati rapiti eviscerati mutilati decapitati e strafatti.

Profugos è forse la più entusiasmante galleria di personaggi mai apparsa sul piccolo schermo. Che per loro è davvero troppo piccolo. Questo è cinema, purissimo come cocaina non tagliata. Infatti lo produce e lo dirige la mano di Pablo Larraìn, l’autore della tripletta capolavoro sulla dittaura di Pinochet (Tony Manero-Post Mortem-No).

Qui la dittatura non si vede, ma passa nelle ossa e nel sangue, negli occhi e nelle mani dei fuggiaschi. Si affaccia negli incubi, si nasconde tra le lacrime e riempie con rancore i vuoti affettivi che ha generato…

(continua)