Xavier Dolan. The queer is dead ?


Ci conoscete, siamo strenui sostenitori del cinema di genere, di tutti i generi. Per lo stesso motivo, siamo fieri antagonisti del cinema sul genere, quello che antepone il marchio dell’orientamento sessuale al significato intrinseco delle opere, come se sbandierare la lotta allo stigma sociale basti a fare buoni film. Detestiamo pertanto l’autoproclamantesi cinema queer, evitiamo guardinghi i film che sguazzano nel colorato nutrissimo panorama dei queer festival.

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X-men: Giorni di un futuro passato


Tutto passa, tutto scorre, in alto i cuori, stiamo per voltare pagina, prepariamoci a dimenticare Christopher Nolan ! Ecco, siamo ancora disposti a sorbirci 140 lunghissimi minuti di film post batmaniano, ma vogliamo stare lontani dallo stress, perché c’è la crisi ed il mondo ha sempre bisogno di eroi che risolvano i problemi, non di eroi dimidiati, depressi, deturpati.

Sono Wolverine, risolvo problemi.

Non vi piace Wolvie ? Nessun problema, scegliete il mutante che fa per voi, quello barbuto o quello monocolo, quello raggelante o quello focoso, quella medianica o quella meteorica.

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Spiderman, Marc and The Magnificent Six


Spiderman mi ha quasi folgorato, anzi, forse sarebbe più appropriato dire che Electro mi ha quasi folgorato, chè la folgore è una sua specialità, invece potrei essere catturato, o impigliato, da Spiderman, così come potrei essere attratto da Magneto, incupito da Batman, colpito da Thor, schiacciato da Hulk, e via di seguito.

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Il fatto è che la regia di Marc Webb funziona alla grande, esaltando non rinnegando le sue origini di affermatissimo regista di videoclip attraverso visioni tecnopop su una colonna sonora eccelsa, dove Hans Zimmer si accompagna a pezzi in libera uscita dagli Smiths, dagli Incubus, a ceffi come Junkie XL, Andrew Kawczynski, Steve Mazzaro, Pharrel Williams proprio lui. The Magnificent Six, come ho modo di  spiegarvi in ROMM (Random On line Music Moviements), la nuova – cliccate dai – bellissima rubrica crossmediale  che curo per il sito filmtv.it a partire da oggi.

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A Touch of Sin: il torrente conquista il Fiume Giallo


La via cinese al capitalismo. La trasformazione del più grande regime marxista in un regime capitalista post-moderno avviene (è avvenuta, avverrà?) in modo indolore, solo qualche piccolo incidente di percorso, un tocco di repressione, qualche carro armato a macinare ossicine in piazza, alcune etnie insettiformi da debellare, è vero, ma vuoi mettere il profitto, la mano invisibile dei mercati, il benessere diffuso, l’erezione priapica del PIL? Il sistema è semplice e tanto ben congegnato da assurgere a modello esportabile e replicabile: sotto il naso delle farisaiche democrazie atlantiche, si perpetua la negazione dei diritti fondamentali (Cina primo Paese al mondo per esecuzioni capitali), al contempo si olia la macchina della propaganda dismettendo libretti rossi e fabbriche di trattori per puntare sulla fabbrica dei sogni. Cinema, oppio dei popoli.

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Vi meritate Ferzan Ozpetek.


Ieri sono andato al cinema perché avevo voglia di staccare un po’, di spegnere il cervello, complice un tempo uggioso che invogliava a rinchiudersi in una sala buia. Ozpetek, Allacciate le cinture, ho scelto. La visione ha rispettato le attese, un film davvero carino, incentrato sul polimorfo microcosmo sessuale caro al regista, che parla con leggerezza del dolore di vivere e della fatica di amare, oggi, in quel di Lecce. Poi sono uscito dal cinema, ho mangiato una pizza e sono tornato a casa, dopo mezz’ora mi sono addormentato sul divano davanti alla TV .

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Ci avete creduto eh?

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Figlio di un cane


Mr Peabody, cane scienziato, e il piccolo Sherman, figlio adottivo – umano – del quadrupede erano i protagonisti della omonima serie animata made in USA degli anni 60, costola del Rocky & Bullwinkle Show, inedita in Italia. La Dreamworks li ha reinventati protagonisti del più bel film di animazione di questo inizio di 2014, in 2D e 3D per soddisfare il target dei big spender, quelle moltitudini di genitori con bambino con bibita con popcorn che affollano a caro prezzo i multisala nelle proiezioni pomeridiane, festive e prefestive.

locandina

Mr. Peabody & Sherman

Rob Minkoff

2014.

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Somewhere in New Mexico…


Sono passati poco più di vent’anni da quando Clint Eastwood ha celebrato la morte del western con Gli Spietati. Funerale meraviglioso, marcia funebre solenne e dal potentissimo fascino dark. Da quel momento fare cinema western è diventato un’azzardo, e sono poche le pellicole memorabili, pochissime. Prescindendo dall’ovvio, cioè dalla grandezza di Django Unchained, salviamo gli astuti deragliamenti di Jarmush, l’interessante Open Range di Costner (sopratutto per l’indimenticabile e realistica sottolineatura degli effetti, sia sonori/visivi che sulla carne umana, di ogni singola pallottola sparata),  Andrew Dominik e le sue dilatazioni psicologiche, il funambolico The good the bad the weird, e per finire Appaloosa del nostro amico Ed Harris.

Ed Harris, ovvero il secondo motivo di interesse e merito di Sweetwater (Sweet Vengeance nel mercato britannico). Ed è un uomo di legge con i capelli e l’aspetto di un freak, e le buone maniere di un cane rognoso, che danza e picchia con la medesima disinvoltura. Continua a leggere