#Turist, in vacanza per causa di Forza Maggiore


La famiglia è un contratto a tutele (de)crescenti. La famiglia è un gioco di ruolo. Un nucleo sociale nel quale ognuno è la sua funzione specifica, non modificabile da eventuali variazioni di assetto. Diffidate dai figli che chiamano per nome i genitori, compiono una violazione contrattuale. Thomas, Ebba, Harry e Vera, svedesi, sono una famiglia alto borghese in vacanza, settimana bianca sulle Alpi Francesi, e ognuno se ne sta cheto nel suo bozzolo: Thomas-padre -marito gigioneggia, Harry-figlio e Vera-figlia bighellonano, Ebba-madre-moglie si trastulla, socialità e routine da montagna. Il tempo è un mantra di neve, salire sciare risalire mangiare dormire tuttinsieme, poi un imprevisto prevedibile, una quasi valanga, e la mente si fa labile. Turist, aka Force Majeure, di Ruben Östlund. FORZA-MAGGIORE-manifesto.jpg.pagespeed.ce.Gmor6wki2W Continua a leggere

White God, il vero bastardo sei tu che lo abbandoni


1999, Danubio, isola di Obuda. Il Sziget festival era una via di mezzo tra una Woodstock fluviale e una colonia penale, l’accesso alla zona concerti e campeggio interdetto, per terra e per acqua, a chiunque non avesse il bracciale-ticket di riconoscimento. Guardiani armati – forse erano vigilantes, o miliziani neonazisti – facevano la ronda di notte, aprivano le cerniere delle tende a tradimento, puntandoti la torcia in faccia ti chiedevano di mostrare il braccio, ticket please, dicevano, mentre il rottweiler ringhiava, la bava venefica a colare sul tuo sacco a pelo, e tu lì, sconvolto, terrorizzato, che non sapevi se il pericolo fosse lo squadrista, o il suo cane. Cani a Budapest, White God, di Kornél Mundruczó.

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The Myth of the American Sleepover. Non dormiteci sopra.


Il fomento sale, mi struggo di desiderio, darei un occhio per vedere It  Follows qui, ora, invece sono costretto ad aspettare, forse anche invano considerata la lungimiranza della distribuzione italica. Decido così di conoscere meglio David Robert Mitchell,  ben consigliato da alcuni amici social, gente giusta che capisce di cine, e mi metto a guardare The Myth of the American Sleepover, 2010, la sua opera prima pluripremiata. Lo sleepover sarebbe il pigiama party, sacralizzato negli USA per celebrare la fine delle vacanze e l’inizio di un nuovo anno scolastico.

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Anime Nere. Aspromonte a mano armata


Nessun film aveva mai parlato della ‘ndrangheta. Per omertà, mancanza di informazioni, disinteresse, c’è scritto su Internet. Come se la mala calabrese fosse una sorella minus habens della mafia sicula mustazzata, della camorra partenopea svergognata, della sacra corona salentina tarantolata. Documentari, pochi e sporadici, ce ne sono stati. Televisivi pure, memorabile Lucarelli con Blu Notte, parimenti Saviano e la sua accusa al Nord leghista di essere esoscheleletro vuoto animato dalle ‘ndrine. Il fatto è che la Calabria è una terra consapevolmente votatasi all’inaccessibilità, condannatasi strategicamente all’isolamento – di più, all’oblio -, le vie di terra un’avventura melvilliana, quelle di mare selettivamente permeabili solo a Sud, quelle aeree irrilevanti. Nessuna Arcadia purtroppo, è terra di orchi e di troll, che appestano brandelli di società civile. La Calabria è l’Italia di oggi, se l’oggi fossero gli anni 50.

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Soweto a mano armata


C’è un gruppo di criminali più o meno incalliti: il boss, la figlia da lui abusata, l’amante di lei, lo psicopatico dal grilletto facile, la stella decaduta della TV, lo scemo della compgania, un poliziotto corrotto, e sono tutti neri, poi c’è anche un nuovo arrivato che è bianco boero. Insieme progettano il colpo della vita, un assalto esplosivo al portavalori di turno, già pregustano il bottino di 3 milioni, ma la rapina del secolo finirà in un bangno di sangue, questa è la legge del cinema e vale ovunque, anche a Soweto.

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Questo è il film del Natale 2014.


Questo è il mio ultimo post del 2014, fra poche ore partirò per un lunghissimo viaggio, mi mancherete tutti tantissimo, perciò ho deciso di farvi il più bel regalo di Natale che abbiate mai ricevuto, vi regalo un buon consiglio, dal profondo del cuore. Vi consiglio di essere audaci e propositivi, di andare al cinema soli o ben accompagnati, meglio se con figli o nipoti minori di 18 anni, e di vedere Il Ragazzo Invisibile di Gabriele Salvatores. Lo so, da più parti avete letto commenti negativi, oscillanti tra il caustico ed il muriatico, che trattano il film come uno scherzo mal riuscito di un regista agli sgoccioli, invece non è così, Il Ragazzo Invisibile è una grande impresa per almeno 3 motivi:

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Un consiglio da amico a Corrado Guzzanti


Il cuore di un uomo è più duro della pietra. Ogni uomo coltiva i propri affetti come può e ha cura delle creature che ama. Io amo Corrado Guzzanti, sono cresciuto grazie a lui, invecchiato con lui, mi ha riscaldato l’animo e i pensieri nel freddo glaciale dello squallore del mio Paese. E’ dall’alto di questo sentimento così limpido che posso esprimere il mio sdegno, tutto il mio disappunto dinanzi alla inutile visione cui mi sono incautamente sottoposto, Ogni Maledetto Natale, con Corrado Guzzanti.

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