#Turist, in vacanza per causa di Forza Maggiore


La famiglia è un contratto a tutele (de)crescenti. La famiglia è un gioco di ruolo. Un nucleo sociale nel quale ognuno è la sua funzione specifica, non modificabile da eventuali variazioni di assetto. Diffidate dai figli che chiamano per nome i genitori, compiono una violazione contrattuale. Thomas, Ebba, Harry e Vera, svedesi, sono una famiglia alto borghese in vacanza, settimana bianca sulle Alpi Francesi, e ognuno se ne sta cheto nel suo bozzolo: Thomas-padre -marito gigioneggia, Harry-figlio e Vera-figlia bighellonano, Ebba-madre-moglie si trastulla, socialità e routine da montagna. Il tempo è un mantra di neve, salire sciare risalire mangiare dormire tuttinsieme, poi un imprevisto prevedibile, una quasi valanga, e la mente si fa labile. Turist, aka Force Majeure, di Ruben Östlund. FORZA-MAGGIORE-manifesto.jpg.pagespeed.ce.Gmor6wki2W Continua a leggere

#AgeOfUltron: Avengers, una squadra fortissimi.


The Champions.The main event.Ils sont les meilleurs. Sie sind die Besten. These are the Champions. Si comincia, pare di sentire l’ipnotica intro della Uefa Champions League mentre i nostri eroi, schierati in modulo spregiudicatamente offensivo, attaccano compatti la fortezza dove è nascosto lo scettro di Loki, solo che gli avversari dell’Hydra schierano i nuovi acquisti in ruolo mutante, ci pensano loro, Quicksilver e Scarlet, a giocare di contropiede e ad evitare la goleada.

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L’attesissimo film di Joss Whedon parte come un match calcistico, con falli, scontri all’ultimo respiro e adrenalina a mille, ma è una falsa partenza, un trucco, perché subito dopo si chiude dentro se stesso e ricomincia piano, in un modo oscillante tra il paranoico e l’introspettivo. Continua a leggere

Jason Reitman, puntini puntini


La grande illusione è che il triplo doppio vu spalanchi le porte dell’infinito. Troppo ottimistico in effetti, al più serve a migliorare la conoscenza dell’ignoto, rendendo visibili ma non tangibili corpi solidi liquidi gassosi. L’immagine può essere il primo passo verso il soddisfacimento di un bisogno, e l’Internet è questo, un mezzo non di comunicazione, ma di soddisfazione di bisogni. In tale funzione d’uso viene adoperata dal popolo della Rete, che prima d’essere profilato per età o razza o genere è suddiviso in gruppi più o meno omogenei di bisogni, donde le categorie di ricerca. Poi arriva Jason Reitman, uno che guarda l’America e punge parecchio; sposta l’attenzione più avanti, dal www al puntino, e dentro quel puntino ci vede tutto il mondo composto da microscopici pigmenti dinamici, infinitamente piccolo pallido e blu. Il mondo, the pale blue dot.

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Sabotage, ancora un ritorno del mio amico Arnold


Prologo: stanco, sofferente, sconfitto, un vecchio guarda il monitor di un pc, scorrono le immagini di sua moglie che viene giustiziata mentre lui, impotente da remoto, ha le mani e gli occhi legati. Sembrerebbe l’inizio del milleunmillesimo revenge movies, non fosse che il pensionato inane è Arnold Schwarzenegger nel pieno sfiorire della sua seconda vita cinematografica. Il film è Sabotage e non è un revenge movie classico, perché Schwarzy ha già vendicato tutto il vendicabile umano e sovrumano; non è nemmeno un action movie,è un b-noir brutto sporco e cattivo, un videogioco inteso come gioco-da-guardare, dove tutto si muove ma l’azione diretta del protagonista non c’è o è fuori campo, quello che succede è lontano da lui, che è attore-regista occulto che eteroinduce, mentre tutti gli altri personaggi sono mere macchine da scena che si sbronzano e cercano e sparano e tradiscono e si ammazzano.

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Jauja, Patagonian Interstellar


Di Ernesto Che Guevara, Paco Ignacio Taibo II scriveva che fu l’ultimo grande eroe a cavallo, ricordato così in decine di ballate e filastrocche e canzoni alla memoria. Si sbagliava di poco, perché dopo il Che venne il subcomandante Marcos incappucciato sul suo destriero, migliaia e migliaia i pupazzetti venduti, per la rivoluzione romantica quanto incompiuta degli zapatisti. Tutto questo per dirvi che Viggo Mortensen è l’ultimo grande attore equestre europeo, in quanto, se si eccettua la Santa Trinità americana Clint Eastwood-Ed Harris-Tommy Lee Jones, non esistono oggi altri memorabili cavalieri. Viggo c’è, dal Signore degli Anelli ad Hidalgo, dove adoperò il suo personale cavallo, attraverso Alatriste e Appaloosa per arrivare a questo Jauja, western dell’inconscio, emozionale, esperienziale.

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Piedone l’Americano


Crediamo a tutto, frizzanti di giovanile stupore e inebriati da innocenti tremori. Vedere per credere, ma anche sentire per credere, che è come quando eravamo bambini ed eravamo ciechi di parole scritte, ciechi come Omero. Venite qui con noi, al calduccio sotto la copertina, chiudete gli occhi ed aprite le orecchie, abbiamo da raccontarvi una storia tutta americana, di quelle che non sapete, di quelle che vi faranno ridere dalla paura. C’era una volta, nei boschi dell’America del Nord, una strana creatura altissima pelosa e con dei grandi piedoni.

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Piedone si chiamava per noi autarchici Italiani, Bigfoot per gli Americhi. Continua a leggere

Gli anni 80 secondo Gregg Araki


Parlare degli anni 80, come parlare del meteo: pensieri compulsivi tradotti nell’ovvio, mutazione delle cause in effetti. Sentire gli anni 80 invece: flussi di reminiscenze indotte, ontologicamente significanti. Cure Depeche Mode New Order Talk Talk Tears for Fears Echo & The Bunnymen Everything But the Girl messi insieme, suoni che alludono a traiettorie, da incoscienza a consapevolezza, da stasi a cambiamento, da inizio a fine. Chi è stato è stato, e chi è stato non è. Alora io ero Donnie Darko, così morivo rinascendo altre volte dopo, mai più uguale.

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Ero anche Kat, adolescente convincente, protagonista dell’ultimo Araki, White Bird in a Blizzard. Sua madre Evie  sarebbe Eva Green Eva Green Eva Green, una volta ancora sensualità letale e dominante, mortifera discendente come Gloria Swanson. E incontenibile, oh sì, evanescente pure, al punto di sparire, dissolversi nel vento, mentre Kat è confronti e affronti curiosità e sesso volontà e voglie.

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Quando con, i primi peli le idee impazzano.

Quando con, i primi peli le idee impazzano.

Dal 1988 al 1991, in mezzo una storiaccia di sesso ed umori con un consunto detective forty-something. Anni 80 strascicati, Kat evolve, diventa femmina universitaria metropolitana, pronta a fare i conti con quello che fu, dove la madre sparita e chi il padre ignorato, Kat che si stacca dall’album di figurine che la conteneva – lei ingenua, quei genitori, il fidanzato incerto, l’amico gay, l’amica obesa – e osserva da su la metà oscura del passato disvelata.

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Araki vince libero dall’orgoglio queer, prende un buon romanzo e gioca al cinema universale, racconta attorno ad una ghiacciaia chiusa a a doppia mandata da Park Chan Wook (Stoker) e Alfred Hitchcock (Nodo alla gola), sembra pure l’amatissimo nostro Jason Reitman nella sua fenomenologia del cambiamento accettato, tra Juno e Young Adult. E anche Sofia Coppola sembra, le sue relazioni pericolose.

Lui mette insieme Cure Depeche Mode New Order Talk Talk Tears for Fears Echo & The Bunnymen Everything But the Girl, lui ci fa morire di ricordi e ci fa rinascere un’altra volta, con Kat, liberi in quanto orfani in quanto diversi da prima.

She remains in absence to me

An empty space

An invisible, half remembered ghost.

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White Bird in a Blizzard

Gregg Araki

2014