Gomorra, noir a metà?


UNO. Unindentified Narrative Objects, oggetto narrativo – letterario? – non identificato. Al tempo dell’uscita del libro di Saviano svariati furono i tentativi di inquadramento, il più azzeccato è senza dubbio questo, a firma Wu Ming 1, che indica nell’opera una convergenza di generi, di stili, di modi di raccontare. C’è che Gomorra, forse suo malgrado, ha portato a sintesi le pulsioni intellettuali di quell’epoca così vicina eppure così immaginificamente trapassata, il tardo impero berlusconiano, tracciando una via per storicizzare il presente, il nostro specifico italiano, e per costruirci sopra un’affabulazione condivisa, distaccata eppure partecipata perché vissuta da dentro, da complici in quanto spettatori più o meno consapevoli. Che quella via fosse senza uscita, è materia dell’oggi. Il dato interessante è che da una materia così complessa ne sia derivato un film ed una storia seriale televisiva, prossima alla seconda stagione: entrambi, film e serie, sono UNO, oggetti narrativi non identificati.

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Gomorra 2, il Re è tornato.


Mica pochi, due anni. Eppure sono stati annullati in un baleno dal primo piano del volto tumefatto di Genny. Le prime due inquadrature, nette e insistite, hanno il duplice compito di riallacciare i fili narrativi con l’epilogo della prima stagione, e definire da subito l’ambizioso, altissimo livello stilistico della regia. E penso allo Scorsese di Al di là della vita (vabbè, meglio ricordarlo come Bring Out The Dead) e al Refn di Drive. I minuti volano, e i numerosi campi lunghi, i silenzi, la tensione fredda e la morte che aleggia su ogni immagine mi conducono all’universo di Pablo Larrain: non solo Profugos, la serie che non ci stancheremo mai di sponsorizzare. Anche i suoi lungometraggi. I minuti volano ancora, e paracadutati nel bel mezzo della giungla honduregna sniffiamo aromi di Narcos. L’elenco è lungo e sfaccettato, chè qui si parla di cinema. Anzi, di Cinema. E quando si parla di Cinema, la visione deve essere lunga e sfaccettata, maestosa, sicura di sè e capace di trasformare il mondo con una semplice angolazione di telecamera. E Sollima questo fa.

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Suburra. Ci meritiamo Stefano Sollima


Lo sapevamo già, siamo andati al cinema come metallari adoranti ad un Monsters of Rock. Lo sapevamo già, ma non eravamo preparati a tanta audacia, tanta potenza ininterrotta e irrimediabilmente oscura. Ora, dopo due ore di questa pioggia di lame, proiettili, sangue, fango, liquami, dopo tutto questo squallore disgraziato e di questi uomini miserabili un dubbio feroce ci assale, che la visione sia incapace di educare le masse, che sia puro e sterile compiacimento solo per noi che già lo sapevamo, noi conformisti avvezzi a guardare l’inferno senza fare una piega, assuefatti a livelli variabili di tossicodipendenza, morbosamente esaltati dal putrìo in quanto stanchi di essere indignati. L’ironia per noi è oramai una scatola vuota, del cinismo conosciamo tutte le sfumature, l’Apocalisse al cinema è la sola modalità di rivoluzione che tolleriamo. Pensiamo tutto questo, poi ci ricordiamo che Suburra è solo un film, un grande film, e i nostri dubbi si trasformano in entusiasmo bimbo, si fottano le masse.

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Perez, punto


Ci sono Luca Zingaretti e Marco D’Amore, quanto di meglio l’Italia esprima oggi in termine di calvizie seduttiva e alopecia attoriale. Luca e Marco. Cranio contro cranio. In un film di un regista nuovo. Kusturica dice di lui che è un talento speciale, visionario persino. Questo richiama la nostra attenzione, lo diciamo da sempre che al cinema italiano servono occhi strani, quindi eccoci in sala, guardiamo le carte di Edoardo De Angelis.

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Gomorra la Serie: Don Stefano, permettete due parole?


Un trionfo epocale, percentuali bulgare, folla in visibilio, giornalisti in deliquio, ovunque lodi e gloria al nuovo Messia.

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Non sto parlando delle recenti Elezioni Europee, sto parlando di Gomorra, una delle migliori serie tv di sempre, un capolavoro assoluto, senza se e senza ma. Continua a leggere

Gomorra, la Serie. Premiere Dikotomiko


30 settimane di riprese. 156 location d’interni. 225 attori. Centinaia di comparse. 2300 tra collaboratori e fornitori. Location a Napoli, Milano, Barcellona, Roma, Ferrara e Ventimiglia.

La serie evento del 2014 è finalmente cominciata. Stiamo ovviamente parlando di Gomorra, 12 puntate prodotte da Cattleya e Fandango per Sky e La7 e dirette da Sergio Sollima (8 puntate), Claudio Cupellini e Francesca Comencini.

Abbiamo visto la prima puntata e possiamo già dirlo con certezza: Gomorra è finalmente un prodotto  italiano da esportazione, assimila la lezione del grande cinema di genere degli anni 70 rielaborandola alla grande per il target 2.0 dal palato finissimo, cresciuto a pane e Sopranos e titillato da infinite eccelse serie TV americane ed anche britanniche.

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La vocazione internazionale è confermata da un budget di produzione inusuale per le produzioni nostrane e dagli altissimi standard qualitativi raggiunti in fase di realizzazione, che andiamo a vedere nel dettaglio:

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