Midnight Special. Jeff Nichols ha visto la luce


Guardando Somnia e Midnight Special a poche ore uno dall’altro, quasi mi convinco che è difficile avere otto anni e farla franca, altro che adolescenza. Personalmente non ricordo neanche se ho mai avuto otto anni, quindi non faccio testo. Il protagonista di Somnia è Cody, e lui invece fa testo, eccome. Ha il viso di Jacob Tremblay, un viso che a guardarlo ti sciogli in cinque minuti, esattamente quello che è successo a tutti coloro che hanno visto ed apprezzato Room. Somnia è stata una visione sorprendentemente convincente, per saperne di più vi rimando alla recensione di D. Pulici sul sito di Nocturno. Cody cerca in tutti i modi di non addormentarsi, ingollando eccitanti e caffeina a più non posso, chè i sogni di Cody diventano reali, così gli incubi, e il piccolo chiede continuamente scusa ai suoi genitori adottivi per questo. Il suo coetaneo Alton (nel ruolo il piccolo e bravo Jaeden Lieberher) è invece il protagonista del nuovo film di Jeff Nichols, al contrario di Cody teme la luce del giorno (e sul rapporto tra i protagonisti e la luce è costruito tutto l’impianto del film), e come Cody è un bambino speciale, diverso da tutti gli altri.

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Joe Lansdale va al cinema


A ciascuno il suo, dicotomicamente parlando: Stephen King è letteratura, Joe Lansdale è narrativa di consumo. Lunga vita al Re ed ai suoi capolavori, che in vertiginosa successione marchiarono la mia tremebonda adolescenza, introiettati in 32 mesi e non di più: cujo carrie christine la macchina infernale le notti di salem shining misery ossessione unico indizio la luna piena la lunga marcia a volte ritornano la zona morta scheletri l’ombra dello scorpione pet sematary l’incendiaria gli occhi del drago le creature del buio e poi stop. Invece, Lansdale. Fu una piacevole scoperta dell’età adulta, compresi che l’autore era validissimo ma senza i segni del genio, per altri valeva la pena avere imparato a leggere. E’ che costui ed il Re affondano le radici nella palude limacciosa degli anni 80, ma mentre King ha messo piedi e mani nude in quella melma ignota pescandone creature mostruose, incubi e deliri che sono gli Stati Uniti e sono questo schizoide Occidente dell’oggi, l’altro  ha calzato stivali e guanti, attento a calcare  percorsi già tracciati con eleganza e leggerezza, senza avventurarsi in antri incogniti. E anche la Notte del drive-in, il suo capolavoro, sfuma allegramente nell’eco di parole già vissute.

Cold in July è un suo romanzo che non avevo letto, ora film grazie a Jim Stake Land Mickle, regista dell’avanguardia indie horror americano, con una marcia in più rispetto ad altri più celebrati come Larry Fessenden ed Adam Wingard.

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Dikotomiko è in Nocturno – vol III cap II


Continuiamo a trascrivere, mossi da insopportabile megalomania e spocchiosissimo autocompiacimento (mascherati da generosità e desiderio di divulgazione del verbo nocturniano) i nostri splendidi articoli pubblicati sulle pagine del nostro mensile preferito.

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Costretti con la forza a vedere e rivedere l’interminabile  saga del Grano Rosso Sangue, abbiamo partorito l’evil child, abbandonato per sempre tra le pagine del dossier dedicato ai Bambini Cattivi (maggio 2014).

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Forgotten Tales of Arkansas


Mud non è compatibile con la società. Sta bene da solo, è a suo agio se deve nascondersi e arrangiarsi, solo con la natura. Quando è costretto dagli eventi a compiere una breve incursione in città, la sua espressione tradisce il disagio,  non ci resta un minuto più del necessario. Corre via, verso il rifugio della solitudine, a cercare la compagnia delle placide acque del fiume che cullano i suoi pensieri e i suoi desideri.

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Mud non si lava da un bel po’, possiede solo una camicia ed una pistola, ed entrambi gli oggetti servono a proteggerlo, o così crede. Mud ha mani forti e capaci e piedi ben piantati sulla terra, ma testa e cuore vivono tra le nuvole. E’ capace di costruire, riparare, accendere fuochi contro gli spiriti cattivi, sopravvivere. Ma il suo cuore è troppo puro per vivere in mezzo agli uomini senza scontrarcisi e farsi male. Cuore puro come un’adolescente ansioso di conoscere l’amore, quello vero.

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Non quello dei suoi genitori, in procinto di separarsi. L’amore vero, quello puro, è l’amore non corrisposto. O quello non contaminato dalla maturità. L’amore vero è il primo, che non conosci e ti inebria. E resta puro finche non viene ammorbato dalla gelosia, dalla passione, dal sesso. Poi si trasforma, e diventa un bene deperibile. Oddio, mi sembro Lars Von Trier.

Mud

Jeff Nichols

2012

Buffo, no? Viviamo in un’epoca nella quale un film semplicissimo, accessibile a chiunque, individuabile come “classico” dopo pochi minuti di visione, diventa per l’industria cinematografica uno scomodo oggetto inclassificabile. Tanto che arriva nelle sale statunitensi dopo un’anno dalla sua presentazione a Cannes. E l’oggetto inclassificabile incassa oltre due milioni di dollari nel suo primo weekend di programmazione.

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C’è l’arte di raccontare le storie, in Mud, le stesse storie che si raccontano da sempre attorno ad un fuoco. C’è Stand by me, ci sono Huck Finn e Tom Sawyer. E’ lungo il Mississippi, sponda Arkansas, che i due ragazzini crescono. Tra genitori divorzianti, pesca di conchiglie, isolotti da esplorare, ragazze di cui innamorarsi. E fuggitivi carismatici e misteriosi con il volto di Matthew McConaughey. Il tipico cattivo maestro di cui resterebbe affascinato qualsiasi adolescente. Oltre a Matt, nel cast giganteggia l’enorme Sam Shepard e compare una bionda nel ruolo di una bionda, Reese Whiterspoon.

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Non è solo un film de regazzini, e non è un thriller nonostante la caccia all’uomo. E’ una storia, piccola e americana. E come tutte le storie piccole e americane, diventa una storia epica ed universale, basta solo un pizzico di talento nel raccontarla. E Jeff Nichols ne ha.

Strage a scuola, USA sotto shock


Carrie

Kimberly Peirce

2013

Massacro della Columbine High Scool.

Massacro della Sandy Hook Elementary School.

Massacro della Red Lake High School.

Massacro della Westside Middle School.

Massacro della Cleveland Elementary School.

Massacro. Scuola. Massacro.

Carrietta White.

Carrie.

Chloe.

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The Walking Dead Stagione 4, premiere Dikotomiko.


Abbiamo visto in anteprima, solo per voi, il primo episodio della quarta stagione di The Walking Dead.

La premessa essenziale è che TWD è una delle migliori e più seguite serie TV della storia, prodotta dal regista Frank Darabont, tra i pochi ad aver saputo tramutare uno Stephen King in un ottimo film, anzi in due ottimi film, Il Miglio Verde (nonostante Tom Hanks) e più ancora The Mist.

A vantaggio dei lettori più sprovveduti, diciamo ancora che TWD è una zombie story ispirata filologicamente ad un fumetto di straordinario successo. Ci sono tantissimi zombie, un intero paesaggio di zombie, gli zombie sono lo sfondo di tutto, va là, diciamolo in modo incomprensibile, gli zombie sono mera texture per lo sviluppo del plot (eh ?).

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Quello che conta davvero è la vita ai tempi dei non morti. I veri walking dead sono proprio loro, i vivi, che si trascinano smarriti, privati della speranza.

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