Avengers: Infinity War. Baciamo le manos, allo zu Thanos?


La moltitudine mi inquieta, i plebisciti mi indignano. Gli osanna mi annichiliscono, i peana mi stordiscono. Mi sento così, fuori dal mondo, anzi, fuori da qualsivoglia universo cinematico. Non è un’urgenza, tantomeno un dovere morale, forse è un sesto senso di scarrafone, forse un settimo senso unico alternato quello che mi costringe a confessarvi tutto il mio spaesamento al cospetto del campione cosmico del migliore dei box office possibili. Avengers: Infinity War.

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Thor: Ragnarock. Waititi e lo spettacolo del Tiki-Taika


Ho fatto il liceo nel pieno fulgore degli anni 80, circondato da paninari e nerd, postpunk e neodark. Due le parole d’ordine di quell’epoca così strana: glasnost e pèrestrojka. Trasparenza e nuovo corso. Ricordo che i nostri rappresentanti d’istituto, indomiti reduci del 68 e del 77, anagraficamente obsoleti, ideologicamente ignari dell’apocalisse imminente, organizzavano assemblee per elogiare l’URSS ed il socialismo reale, in quanto sistema politico capace di autocorrezione. Credevano, o davano ad intendere, che il nuovo corso di Gorbaciov avrebbe preservato il mondo oltre cortina, che Gorbaciov quindi fosse  il profeta di una vittoriosa e pacifica Rivoluzione Russa 2.0,. Avevano azzeccato solo lo zero, nel senso di anno zero, ground zero: la distruzione, e poi il nulla. Ho pensato a loro guardando il magnifico Thor: Ragnarock.

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