Yoga Hosers. We need to talk about Kevin. Smith.


Datemi una parola, e vi racconterò un mondo. La parola di oggi non ci appartiene per via di madrelingua, arriva a noi da lontano e volentieri si presta ai nostri obblighi di fratellanza. La parola è: talkative. Concisa, precisa, decisa. Adesso potrei inondare la pagina di numerose traduzioni, eterogenee ma tutte calzanti, potrei banalizzare la vox media estrinsecando accezioni negative e positive. Talkative può infatti significare verboso, o ciarliero, loquace, o chiacchierone, parolaio, o, in fondo in fondo, garrulo. Come spesso accade con la lingua inglese, un aggettivo è come una cellula dormiente, pronta a scatenare la sua pregnanza esplosiva in presenza del giusto contesto. Parlando di cinema, invece, non occorre estrinsecazione alcuna —  talkative ha un unico vero significato: Kevin Smith.

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Che amore il tricheco, gli manca solo la parola


Bisogna buttare fuori almeno un milione di parole prima di scrivere qualcosa di veramente buono, lo diceva Truman Capote. Io invece conosco qualcuno che dagli esordi butta fuori miliardi, fantastiliardi di parole con risultati spesso miracolosi, sempre sorprendenti. Sto parlando di Kevin Smith, Mister Clerks, e del suo Tusk, ode alla forza ed alla significanza delle parole.

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