Codice 999. Cop Shoot Cop.


The Proposition, The Road, Lawless hanno parecchie cose in comune, ed una di queste è la musica di Nick Cave e Warren Ellis, che ne hanno composto tutte le colonne sonore, capaci di dare a ogni titolo energia e poesia, rafforzando l’universo filmico di John Hillcoat. Che è un universo spietato e inospitale, popolato da personaggi in eterno conflitto e dove c’è pochissimo spazio per la morale, l’etica e i sentimenti. In parole povere, la realtà. Nel caso di The Proposition, Cave ha anche scritto la sceneggiatura, semplicemente perchè il suo amico regista gliel’ha chiesto. Per la prima volta i nomi di Nick Cave e Warren Ellis non compaiono nei titoli di coda: Hillcoat ha voluto rassicurare tutti dichiarando che non ci sono stati litigi o chissà che altro. Stavolta la musica doveva essere necessariamente diversa, e diversa in un modo totalmente estraneo alle corde di Nick Cave.  Un’assenza preoccupante, quella dei due musicisti? Si. Ma soltanto prima che si spengano le luci in sala. Poi comincia la proiezione e le preoccupazioni svaniscono. Codice 999, ovvero: agente a terra.

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True Detective, Season 2 Premiere. We get the world we deserve.


Halleujah, si comincia, Leonard Cohen canta Nevermind. La voce di Leonard Cohen, il miracolo, è come se John Wayne leggesse i testi dell’Antico Testamento, hanno detto. Nevermind, scissa in Never Mind, nasce poema breve, pubblicato per la prima volta nel 2005 sui Leonard Cohen Files, fanzine in cui il guru usa condividere e comunicare con gli adepti, poi editato nella raccolta di poesie Book of Longing. Nevermind, congiunta in Nevermind, diventa canzone nel 2014 ed è inclusa nella raccolta 2014’s Popular Problem. The story’s told, with facts and lies, I had a name, but nevermind.

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White Male American


Rampart

Oren Moverman

2011

Febbricitante, rumorosa, caotica ed ossessionata è la scrittura di James Ellroy. E Oren Moverman riesce a confezionare una pellicola con le stesse caratteristiche, tanto che sembra scritta da James Ellroy. No, non sembra: James Ellroy ha scritto il soggetto di Rampart e la sceneggiatura, insieme al regista.

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True Detective. The road to Carcosa


Il 2014 pareva essere un anno come tanti, di transizione, si dice in questi casi, di passaggio oppure, ma da dove e verso dove non è dato sapere. Invece, con la stessa deterministica inesorabilità del sempiterno ritorno della primavera, il 2014 è diventato un anno fondamentale, perchè HBO ha messo in onda True Detective, la serie TV che sovverte definitivamente i canoni di serie e di TV.

Cominciamo:

Rise of TV Series

Grazie alla pay tv ed all’internet benedetta, i canali si sono moltiplicati con la stessa velocità di un tumore: la TV è sempre con te, un canale per ogni gusto, c’è  il canale per chi va a cavallo, per chi si schianta contro un muro, per chi non guarda la TV, poi, dopo questa esplosione e compulsione, come poveri ultracorpi i canali hanno cominiciato a perire, svuotati dall’interno. Perchè mezzi senza contenuti. Allora i kugini amerikani, che stupidi a volte non sono, hanno riversato la loro potenza di fuoco sulla produzione di quei contenuti, e giù una bulimia di serie TV per tutti i gusti, saghe epiche, comiche, tragiche, decameroniche, orrorifiche, e ancora e ancora, e ancora. Produzioni milionarie avallate da uno specifico commitment industriale, rivolte dronicamente alla conquista dello share, legate al mezzo\canale da cordoni analogico\ombelicali.

Poi, un bel giorno, Matthew e Woody decidono di fare da sè, e si autoproducono una serie che orbita attorno ai loro mondi, preso un regista in parte Carneade e uno sceneggiatore in toto Carneade. Per il potere concesso su di loro come Dei del loro mondo, Matt e Mick diventano True Detectives.

True-Detective-TV

Vediamo nel dettaglio:

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Speciale Breaking Dead


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« Io sono vivo, voi siete morti » (Philip Dick, Ubik)

Vivo o morto.

Dicotomia pura, non nel mio mondo.

E non solo per la risaputa presenza sul pianeta, e sicuramente anche nel vostro condominio, di tantissimi morti che credono di essere vivi.

Vivo o morto non può più essere una dicotomia sin dal lontano 1968, quando George Romero ha reso nota al grande pubblico l’esistenza, e la fame atavica, dei morti viventi.

Gli zombi, i ritornanti, gli azzannatori sono ormai una texture nel mio immaginario, non posso fare a meno, di fronte a qualsiasi decesso cinematografico improvviso, di desiderare/temere di veder muovere le dita del cadavere, o spalancare improvvisamente gli occhi e la bocca e scattare in direzione della giugulare più vicina.

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Uomo d’acciaio. E di piombo


Out of the furnace

Scott Cooper

2013

Eccolo, finalmente! Il mio veglione, la mia festa di inizio anno. La prima bottiglia stappata ululando e sorridendo, felice. Il primo film del 2014 a scuotermi le viscere.

Perchè dove ci sono losers e blue collar heroes, dove gli americani contano più dell’America nonostante le tasche vuote, il non-cuore di Dikotomiko si scioglie. E’ un cuore antico, che sotto la scorza iconoclasta nasconde una passione sfrenata per le vicende classiche come questa, una storia raccontata cento volte, che chiede di essere raccontata altre cento. Continua a leggere