What We Become. C’è del Romero in Danimarca


Una piccola città in quarantena, presidiata da soldati col volto coperto dalle maschere a gas, che hanno l’ordine di sparare a chiunque tenti di scappare. I media raccontano bugie, i cittadini hanno paura, i militari diventano sempre più violenti. C’è un virus in città, le case vengono isolate con enormi teli di plastica manco fossero tanti corpi di Laura Palmer, il cibo e l’acqua distribuiti dall’esercito porta a porta. E’ la fine della democrazia prima che del mondo, tutti i diritti sospesi, il volto del potere è feroce quanto quello degli infetti che si aggirano nel quartiere, che vengono abbattuti e portati via da ambulanze che si dirigono verso chissà dove. Vi ricorda qualcosa? Qualcuno ha detto La città verrà distrutta all’alba? Esatto, questo piccolo film danese è proprio un suo figlioletto, duro e puro, schierato e senza fronzoli.

 

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Fear The Walking Dead. The battle of L. A.


Sorpresa: la seconda puntata inizia con un breve, brevissimo, rimando a It Follows. Alicia cammina per le strade deserte del quartiere, case mute a destra e a sinistra, continua a guardarsi le spalle. Alicia è adolescente, forse ha la stessa età della Jay di It Follows. E’ solo una suggestione, l’episodio sterza subito. Non bruscamente, ma a metà puntata ci ritroviamo deliziati in un clima d’assedio Carpenteriano, e la tensione sale, sale, continua a salire. Il panico, lo smarrimento e la paura si diffondono come una colata di liquami tossici; ma quando la splendida Madison fracassa il primo cranio di un walker a colpi d’estintore, beh.. andiamo in estasi.

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Fear the walking dead. Fear!


I walkers sono come il maiale, non si butta niente, tutto fa audience. In attesa della sesta stagione di The Walking Dead, è cominciata Fear the Walking Dead, e Los Angeles già trema. Riusciranno anche questi eroi a sopravvivere? E come? E per quanto?

Fear The Walking Dead - Fear The Walking Dead _ Season 1, Key Art - Photo Credit: Frank Ockenfels 3/AMC

Spin off, anzi no, switch off, spegnete i cervelli, poi riaccendeteli che si ricomincia, una nuova apocalisse zombi in formato West Coast. Fear the Walking Dead, putrescente escrescenza di The Walking Dead, ha visto la luce su AMC, network provatissimo dalle contestate non ritornanti dipartite di Walter White (Breaking Dead!) e Don Draper (Mad Man Not Walking!). Il 23 agosto 2015 è andato in onda il pilot della prima stagione, la prima (e la più lunga) di 6 puntate date in pasto ai telecannibali in attesa del ritorno autunnale di Rick, Daryl e compagnia ammazzante. A proposito di Daryl, lui è il più amato della serie tv più vista di sempre, ed è l’unico ad essere invenzione tv originale, non ispirato ad alcuno dell’omonimo comic a firma Robert Kirkman. L’originalità – dei personaggi, non della storia – pare essere il motivo ispiratore di FTWD, creata dal medesimo Kirkman. Si comincia, scene di delirio acido in una chiesa sconsacrata, è un deja vu, anche la quarta stagione di TWD viveva in gran parte all’ombra di un crocifisso, poi comincia così anche Sense8, la vera novità di questa stagione, e noi crediamo nelle inevitabili connessioni psicospaziosensoriali, o nella necessità di blasfemia e misticismo via cavo, fate voi.

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Fear Begins Here recita il promo, la paura comincia qui. Nick Clark si fa di eroina davanti all’altare, junk communion la chiamano i suoi amici, ma se un tossico vede una sua amica mangiare la faccia di qualcuno come fosse un’ostia, si augura che sia tutta colpa della droga. O che la propria testa sia andata in pappa. Lo spera, perché se non è la droga, e nemmeno la follia, allora l’orrore è reale. La chiesa sconsacrata, rifugio abituale dei drogati del circondario, è ricettacolo simbolico di viventi già morti (addicted) prima dell’epidemia, basta guardare come cammina Nick, lo stile da walker ce l’ha nel sangue. Si inizia bene, nel posto giusto e tra le persone giuste.

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What We Do in the Shadows, il miglior film sui vampiri dell’anno.


Qualcuno, in questo preciso istante, sta pensando che il cinema sui non morti sia morto, che non ci sia più niente da dire o da inventare sui pipistrelli succhiasangue. Beh, questo qualcuno ha torto marcio, meriterebbe davvero un tatuaggio con i miei aguzzi canini sulla sua gorgogliante giugulare, non fosse che così gli impedirei la visione di What We Do in the Shadows, il film che più mi ha fatto ridere dai tempi di Scott Pilgrim, pensate, sono passate 12 ore da quando ho finito di vederlo e sto ancora ridendo al buio del mio giaciglio di frassino.

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Strigoi: Ceausescu è vivo e morde insieme a noi


Uno si spezza la schiena per scavare una buca e seppellire il cadavere di un parente, magari piangendo. Torna a casa triste, stanco e imbrattato di terriccio, e ci trova il defunto seduto a tavola che sta mangiando l’impossibile. E dopo aver svuotato il frigorifero, viene pure spinto dalla sua fame insaziabile ad azzannare il congiunto, ossia l’esausto e incredulo scavatore di tombe inutili. Questa è ingratitudine bella e buona, altrochè. Ingratitudine diabolica, che diamine. Bizzarra anche, ed irritante. Weirdissima, pura WhatTheFuck. Proprio come questo film britannico, Strigoi, che attinge alla mitologia vampiresca di Romania, diretto da Faye Jackson e girato in Romania con attori romeni che parlano in inglese (!), tutti con evidentissimo accento romeno. La valanga di stranezze che arricchiscono questo oggetto filmico strambo inizia dalla musica posta sui titoli di testa, Spirit In The Sky (1969) di Norman Greenbaum (proprio quella che Doctor And The Medics avrebbe riportato al successo quasi 20 anni dopo), sulle cui note vediamo ballare gli abitanti del villaggio rurale che saranno protagonisti della vicenda.

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The end is the beginning is the end: The Walking Dead 5 premiere


Immaginate di svegliarvi seduti sul posto passeggeri di un’automobile, con le braccia immobilizzate, e di rendervi conto che alla guida non c’è nessuno. L’auto va a 140 all’ora, e realizzate che solo venti metri vi separano da un baratro. La velocità è costante, non riuscite a liberarvi, e quei venti metri non diminuiscono mai. Per 46 minuti. Ecco, questa è la prima puntata della quinta stagione di The Walking Dead.

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Un altro mondo (di zombi) è possibile


Porto Alegre, Brasile. La memoria torna ai primi social Forum mondiali, alle lotte contro la globalizzazione liberista, alle moltitudini di volti, idee, sorrisi, dei primi anni del 2000. Chi mai avrebbe immaginato che Porto Alegre sarebbe un giorno diventato teatro di un mondo deserto e post-apocalittico, popolato di zombi e demoni sanguinari, e di pochi esseri umani sopravvissuti?

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