Uschi Digard Nocturno Ottobre 2014

Delle sue mammelle si sa tutto, è noto che cominciarono a germogliare all’età di 11 anni e a 15 la circonferenza del suo davanzale toccava già i 120 centimetri. Ben poco invece si sa della persona Uschi, a partire dal luogo di nascita. La vulgata degli anni 80 la faceva di famiglia svedese ma nata a Bismarck nel North Dakota, a spiegazione della sua pelle naturalmente abbronzata. Gli esegeti successivi, maliziosamente imbeccati, circostanziarono i suoi natali a Saltsjö-Duvnäs, paesino benedetto nei sobborghi di Stoccolma. Alla fine ci ha pensato lei a risolvere il mistero, in un’intervista telefonica concessa al sito The Rialto Report solo qualche giorno fa. Afferma di esser nata nella Svizzera francese, luogo imprecisato, e di aver poi vissuto in Svezia, Francia, Italia, Inghilterra, Spagna, Stati Uniti. Anche sulla sua data di nascita il mistero è fitto: secondo occulti bene informati adoratori sarebbe nata il 15 agosto 1948, Uschi interpellata smentisce e non rivela. E’ che ha sempre lasciato i suoi capezzoli liberi di esprimersi, mai ha amato parlare di sé in modo convenzionale. Rarissime le interviste,  rilasciate per riviste di addetti agli ormoni (i.e.The Big Book of Breast), fino al definitivo documento audio di cui sopra. Da questo siamo venuti a sapere che la piccola Uschi fu allevata in un collegio di suore in Svezia, e dalle monache ritornerà a modo suo, per Jonh Landis, in Catholic High School Girls in Trouble, (episodio del film Kentucky Fried Movie): amplesso doggy style in una tinozza trasparente, tette che si spiaccicano sul vetro ad ogni colpo di verga, scena stracult ripresa da Alex de La Iglesia (Balada Triste de Trompeta) e Michael Mak (Sex and Zen). “In collegio ebbi un sacco di storie – racconta – non con gli uomini, ma con i libri”. Lettrice accanita, per la smania di leggere libri in lingua originale arrivò a parlare correntemente 8 lingue, dico, 8 lingue, tanto che per un periodo avrebbe lavorato come interprete per le Nazioni Unite, ma questa notizia non è confermata. E’ certo invece che fu agente di viaggio negli anni vissuti alle Canarie, come è certo un suo misterioso soggiorno in Israele proprio durante la Guerra dei Sei Giorni, ufficialmente al seguito del futuro marito Ron,musicista dal cognome ignoto. Al suo ritorno dalla Terra Santa, Uschi si trasformò in una commerciante internazionale di gioielli, poi diventò interprete alle Olimpiadi di Città del Messico 68, quelle del massacro degli studenti che contestavano in piazza. Ricapitoliamo: data e luogo di nascita incerti,8 lingue parlate, apolide, sempre nel posto giusto al momento giusto. Se questa non è un agente segreto, io non esisto. Resta da definire se abbia lavorato per conto della CIA, della Spectre o dei Venusiani, ma qui non rileva. Per la celebrazione della sua gloria, anzi, delle sue glorie, ci soccorre un archivio documentale straordinario, Boobpedia.com, più di 30.000 mega-zinne celebri di tutti i tempi amorevolmente censite, documentate e catalogate dagli internauti sul modello del meno utile Wikipedia.

1

Dunque, nel pieno della sua ipercinetica raminga giovinezza, Uschi cominciò a lavorare con il suo corpo, imponendosi dapprima come nudissima fotomodella a Los Angeles (“avevo sangue svizzero e svedese, era naturale che fossi sempre nuda!”), indi, vento in poppe, approdò al cinema nel 69 (..) tra Svezia e USA, titillando il labile confine tra softcore e hardcore. Sexploitation, ma anche un minifilm per Ed Wood, “il peggiore regista di sempre”(The Only House in Town, una novella di sesso e crimine lunga 55 minuti). Apprendiamo da IMDB che le sue tette sono state strizzate, massaggiate, leccate, graffiate, munte, morsicate in 128 tra film, corti e videoclip, ma qui l’affaire comincia davvero ad ingrossarsi, poiché per ben 35 volte il suo nome non compare tra i credits lungo l’arco di tutta la sua carriera. Non che da questo la sua pop(pe)olarità risultasse minata, ma sembra strano che il nome della Queen of the Boobs non venisse speso come leva promozionale. A titolo di esempio, si esibì come prigioniera nella camera a gas nell’indimenticato Ilse-La Belva delle SS, non comparendo nel cast. In ulteriori 30 film, poi, l’amata nostra fece  uso dei più svariati pseudonimi: Uschi Digart invece che Digard il più frequente, ma anche Ursula, Brigette, Ann Biggs, Marie Marceau, Heidi Soler, Pat Tarqui, Barbara Que, Uschi Dansk e via di fantasia Se fossimo radical chic, penseremmo che alla crescita del mito corrispondesse una intenzionale ricerca di invisibilità, di un anonimato sovversivo in quanto associato alla epifania della rivoluzione sessuale. Essendo complottisti, leghiamo questo reiterato anonimato ai suoi loschi traffici. Più semplicemente, a domanda mirata, Uschi rispondeva : “Restavo anonima, mi facevo pagare in contanti e sparivo, il visto turistico era scaduto, ero rimasta negli USA senza la green card e non volevo guai con il fisco e la legge”. Vero o no, in un film arriva addirittura a cambiare nome tra i titoli di testa ed i titoli di coda: parliamo di Supervixens, il capolavoro di Russ Meyer, ove compare come Uschi Digard a principio e Uschi Bristol alla fine. Qui sono tutti gli attori a comparire sotto pseudonimo nei titoli di coda, ironica testimonianza di un cinema perduto, fatto di corpi e ipertrofici intercambiabili pezzi di carne invece che di individui. In Supervixens, e nel successivo Beneath the Valley of the Ultra-Vixens, Uschi è SuperSoul, (Tetta, ca va sans dire, nella becera traduzione italiana) moglie infoiata di un vecchio fattore parimenti infoiato, che tra una mungitura e un amplesso coniugale en plein air troverà modo di cavalcare, allo stremo, il riottoso superdotato protagonista. Prima, per il grande Russ, aveva lavorato in incognito in The Seven Minutes, prima ancora era stata Soul nell’epilogo del film Cherry, Harry e Raquel (1970), comparendo con lo psedudonimo Astrid Lillimor e ballando nuda nel deserto, a simboleggiare la morte della protagonista. Si racconta che il girato originale fosse andato bruciato in laboratorio di montaggio (!), che fosse impossibile rimediare in quanto la prima attrice aveva abbandonato il set, che quindi la danza di Uschi fosse stata inserita qua e là per cucire il film alla meglio. Doveva essere una comparsata, fu invece uno degli apici della carriera di Uschi, i critici osannarono il primigenio simbolismo matriarcale celato dietro quelle bocce danzanti.

3

La fama crebbe, spropositata quanto le sue grazie, a illuminare una personalità a suo modo pudica (“mi piaceva esibire il seno, non il pelo pubico, e mi piaceva girare film dove c’era sesso, ma c’era anche una ragione per mostrarlo!) e qui si apre un altro controverso capitolo, il rapporto di Uschi con il nascente cinema hardcore e con Nostra Maestà, Re Priapo, John Holmes, che dell’unsimulated sex faceva necessità e virtù. Uschi incontrò John già nel 1970 (“John era un ragazzo straordinariamente timido e gentile, l’unico suo problema era non riuscire a guadagnare abbastanza per comprare tutta la cocaina di cui aveva bisogno”), sulle scene del film I Want You!. Una copula acquatica simulata, strusciamenti e nulla più. Più continuative, entusiastiche e partecipate furono le scorribande nel lesbo chic (Fantasm, Fantasm comes again), memorabile un massaggio total body con litri e litri di vasellina. Sembrerebbe quindi destinata a rimanere insoluta la domanda delle domande, se Uschi si prestò o meno alla penetrazione sul set. Una semplice googlata (“Did Uschi Digard make any hardcore scenes, besides lesbian ?) ci permette, forse, di risolvere l’enigma: in un film del 1980, John Holmes and the All Star Sex Queens, Uschi sfiorerebbe con le sue labbra il membro di Johnny Keyes, la scena durerebbe un nanosecondo. Esisterebbero delle vidcaps di questo indimenticabile momento, le abbiamo visionate ma non servono a definire con chiarezza se si tratti o meno di Uschi. Le sue parole a proposito sono perentorie: “non ho mai, mai fatto film hardcore, non mi interessava, il cinema è sempre illusione, non realtà”. Quel che è certo è che il suo nome vero fu spesso usato abusivamente, per convincere gli ingenui ammiratori a  sborsare fior di quattrini ed avere, comodamente a casa, l’Uschi ultimate unrated uncensored video, poi si scopriva che Uschi non c’era, la sua presenza si risolveva in una panoramica capezzolare da filmati di repertorio, montata prima di uno zoom ginecologico su una starlette qualsiasi. Era destino che lei, Giunone d’una diva, fosse misteriosa, sfuggente, impossedibile, e che parca e benigna riservasse alle sue truppe mammellate esperienze sempre nuove, anche nel sottogenere del “sexy wrestling”, girando cortometraggi di lotta nel fango a zinne nude prodotti dalla Triumph Studio e Ron Dvorkin’s Bellstone. Su tutti, immortale lo scontro con l’altra maggiorata Candy Samples, amica di una vita, in Battle of The Bosoms (1980).

4

Nella seconda metà degli anni 70 approdò anche al cinema mainstream, lavorando con John Landis e in Killer Elite con Sam Peckinpah (“Sam era un regista non ortodosso, sapeva mettere sotto pressione I suoi attori per ottenere reazioni forti”), anche qui non figurando nei credits. Conseguita la cittadinanza americana, gradualmente sparì dalle scene negli anni 80, assistendo da spettatrice alla barbarie del new porno contrapposta al neopuritanesimo reaganiano. Si ritirò a vita privata nel 1989,  sempre felicemente sposata con Ron Vattelappesca, dividendosi tra le dimore di Palm Springs e North Hollywood. Si narra stia dando alle stampe la sua biografia “I used to be Uschi”, in cui promette di far ulteriore luce su tutti suoi misteri. Noi speriamo di no, perché Uschi sarà sempre illusione, mai realtà.

5

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...