Un consiglio da amico a Corrado Guzzanti


Il cuore di un uomo è più duro della pietra. Ogni uomo coltiva i propri affetti come può e ha cura delle creature che ama. Io amo Corrado Guzzanti, sono cresciuto grazie a lui, invecchiato con lui, mi ha riscaldato l’animo e i pensieri nel freddo glaciale dello squallore del mio Paese. E’ dall’alto di questo sentimento così limpido che posso esprimere il mio sdegno, tutto il mio disappunto dinanzi alla inutile visione cui mi sono incautamente sottoposto, Ogni Maledetto Natale, con Corrado Guzzanti.

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Non solo Corrado, con lui tutto il meglio della italianità distopica, attori impegnati a divincolarsi dei legacci della Provincia, caratteristi romani e non, di chiara fama e riconosciuta capacità: Marco Giallini, Francesco Pannofino, Valerio Mastandrea, Andrea Sartoretti,Caterina Guzzanti, Laura Morante. Nel calderone finiscono anche gli ultimi, implausibili derivati dallo slum della TV nazionale: un pessimo clone del già pessimo Fabio De Luigi, mi dicono chiamarsi Alessandro Cattelan, e una clone di Claudia Pandolfi ma meno sensuale, mi dicono chiamarsi Alessandra Mastronardi. L’intento di Ciarrapico-Torre-Vendruscolo registi e sceneggiatori, già acclamati creatori di Boris, è sfidare i cinepattoni sul loro terreno, proporre quindi una commedia di Natale politicamente e socialmente scorretta, svolazzando creativamente sul genere e sfruttando il polimorfismo degli attori. Nasce così un film in due atti, una vigilia di Natale sgangherata ambientata in Ciociaria ed un pranzo di Natale interrotto ambientato nella Roma dei mangiapagnotte. Il primo atto sarebbe anche salvabile: ambientazioni horror, personaggi tratteggiati come fosse uno slasher, tutti brutti sporchi e disturbati, una riffa tra bifolchi primitivi, una sanguinosa caccia al cinghiale a colpi di arma da fuoco, un gioco di carte e dadi iniziaticamente incomprensibile, addirittura il momento lisergico a sorsi di grappa di vipera. Insomma, vale qualche risata a denti stretti, specie grazie a Laura Morante apparecchiata alla Helena Bonham Carter, mai vista così, infatti non l’ho nemmeno riconosciuta e forse per questo mi è piaciuta.

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Corrado va in surplace, è lo Zio Sauro sboccato e un po’ritardato, la sua parlata e il guizzo di alcuni monologhi appena accennati (“tu, sei sempre stato in futuro rispetto a tutti, tutti i morti li necrolagi sempre tu,non ne posso più!”) mi confortano ma solo un pochino, perché resta al margine di una storia che gira sul bamboccione snob e sulla principessa degli umili che si amano ma che non si capiscono. E’ nel secondo atto che tutto finisce a schifìo, quando lo slasher lascia il posto alla satira di costume su usi e abusi della crassa borghesia imprenditoriale romana, ammesso che le parole “Roma” e “impresa”non siano un ossimoro. Brividi e conati, non risate, quando vedo Laura Morante tornare a interpretare se stessa, nevrotica egotica, vorrebbe farlo in maniera ilare ma e’ troppo invischiata con il cinema italiano che odio per farmi sorridere. Poi ci sono gli stessi del primo atto sotto altre spoglie, compare pure il romano più amato da chi detesta i romani, quel Valerio Mastandrea che sarà sempre com e mai primario, qui fa il figlio di imprenditore folgorato dalla fede e nun fa ride. Giallini si spreca a giocare a Er Patata di Compagni di Scuola, gli altri non sono rilevanti. Penso, ora arriva Corrado e li seppellisce tutti, ed eccolo lui che fa il cameriere filippino, calcatissimo ovviamente, né fulmini né lampi, una caratterizzazione che si banalizza in corso d’opera, se io facessi il cameriere filippino sarei proprio così è questo è un male. Allora mi viene da pensare che la vita è una merda, perché Corrado non è una macchietta qualsiasi, non è un comprimario, lui è un opinion leader, è un maitre a penser, è un ideologo, sì, è un profeta, non uno che gigioneggia per goliardia, che presta il suo nome agli amici e poi se ne sta in un cantuccio, lui significa sempre e più di tutti, anche solo con un mbè ?.

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Caro Corrado, lascia ad altri la modestia, riempiti della boria che la tua grandezza pretende, rimarca il tuo distacco da certe pratiche ruffiane e subdolamente autoreferenziali, vola ancora nei cieli di Marte, insegnami i misteri dei subbaqqui, cantami dell’Uscita 24 e d’a Cecchignola, riempi il grande schermo con la grandezza del tuo genio. Perché sai, io ti amo e ti amerò per sempre, ma adesso ci sono i The Jackal, anche loro hanno fatto Ogni Maledetto Natale, qualcosa che mi sovverte e mi scompiscia, è veramente degna del Corrado che eri, e che tornerai a essere. Sapevatelo tutti.

 

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