Texas Rising. La prima stagione in Bluray per Universal Homevideo


La battaglia di Alamo è uno dei miti fondanti degli USA, ed è stata ovviamente celebrata in film di propaganda (non solo) con John Wayne, e anche di miniserie animate per la Disney come Davy Crockett: un personaggio che perfino io ricordo di aver incontrato su qualche fumetto, un personaggio sul quale sono stati girati quattordici film! Eroe, patriota, coraggioso, ecc. …? O come afferma Paco Ignacio Taibo II: un vigliacco e ubriacone? Protagonista della resistenza ai messicani iniseme alla sua fida carabina Betsy? O “uno dei primi ad arrendersi, nella notte, cercando poi di salvarsi accreditandosi come botanico catturato per un equivoco, ma senza successo”? Crockett non è certo l’unico falso mito sul quale la storia statunitense è poggiata, ma non divaghiamo. Texas Rising è una miniserie prodotta da History Channel, ambientata proprio durante (1835/1836) la guerra di indipendenza del Texas, un contesto che vede anche la nascita dei Texas Rangers. La serie inizia proprio dopo la caduta di Alamo, una sconfitta che infiammò gli animi dei texani.

 

 

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The Shallows, quando marea fa rima con idea


Qui abbiamo un titolo originale, The Shallows, le secche, che è una chiara indicazione emoambientale. In Italia il film è uscito con altro titolo in lingua originale, Paradise Beach, per invogliare alle sale il distratto pubblico balneare. L’uno o l’altro posson passare, per noi però il titolo più adatto sarebbe, scusate il ghigno, Alone in the dark with the shark.

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Koch Media Homevideo, le news di settembre


A rendere inquietanti le notti autunnali arriva il nuovo film di Mike Flanagan, ovvero il regista di Oculus e prima ancora di Absentia. Il protagonista di Somnia è Cody, un bambino di otto anni, che ha il volto bellissimo di Jacob Tremblay – un bimbo nato nel 2006 che ha già recitato da protagonista in due film notevolissimi, l’altro è Room – e che non ne vuole proprio sapere di fare la nanna. E non certo per un capriccio infantile: quando chiude gli occhi e si addormenta, i suoi sogni si materializzano nel mondo reale. Centinaia di farfalle colorate  nel salotto di casa sono bellissime, certo, ma quando iniziano a materializzarsi i morti e gli incubi il discorso è diverso…

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Tower Records – Nascita e Caduta di un Mito. In DVD per Universal


Russell Solomon iniziò a vendere dischi usati (che provenivano dai juke box) all’età di sedici anni, davanti alla farmacia di suo padre. Un piccolo successo commerciale (erano gli anni 60, la pop music stava esplodendo) che lo spinse ad iniziare a vendere anche dischi nuovi. Trent’anni dopo – chè questa è una storia americana – era a capo di un impero che comprendeva duecento negozi in trenta paesi, sparsi per cinque continenti. E’ una storia americana, dicevamo, ed infatti l’impero crollò, passando da un fatturato miliardario alla bancarotta devastante in soli cinque anni. E’ la storia della Tower Records.

“Everybody in a record store is a little bit your friend for 20 minutes or so” (Bruce Springsteen)

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Warcraft – L’Inizio. In bluray per Universal


Tratto dal primo videogioco strategico in tempo reale (Warcraft: Orchs and Humans) della serie Warcraft, uscito più di vent’anni fa, L’Inizio narra la storia di una guerra, anzi dell’inizio di una guerra. Il pianeta sul quale vivono gli orchi sta per morire, e i suoi mostruosi abitanti – tramite un portale magico – sbarcano in un mondo popolato (anche) dagli umani, con lo scopo di conquistarlo.

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Three, il nuovo film di Johnnie To.


Il genere è un contenitore a chiusura ermetica o selettivamente permeabile, può contenere aria fritta o aria nuova, dipende da chi lo usa e da come lo usa. Il genere non va praticato né riprodotto, va interpretato, attraversato, trasformato. In cosa vada trasformato, non è dato sapere a priori, a volte nemmeno in itinere è dato saperlo, è questo il caso di Three, l’ultimo grande film di Johnnie To, To il maestro, To l’artigiano, To il cinefilo, To il fecondissimo, To l’impunito, che in intervista dichiara di aver lavorato a braccio, senza uno script di partenza, quasi per associazione di idee, “per esigenze di produzione” dice ghignando, facendosi beffe degli stakanovisti dello storytelling, dei farisei dello storyboarding. Senza script, usando il contenitore per fare un “contained movie” – definizione di nuovo conio, copyright di Rob Zombie -, un film contenuto in un ambiente circoscritto, un ospedale di Hong Kong, il paradiso sembra, tanto è asettico il suo lucore. La storia, così come la macchina da presa, ruota vorticosa intorno a tre personaggi principali, un criminale moribondo con un buco in testa – bullet in the head – e tanti segreti, una neurochirurga con i sensi di colpa, uno sbirro senza scrupoli (“forziamo la mano alla legge perché la legge trionfi”, dice).

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American Horror Story 6, premiere dikotomiko


In ghosts we trust. Se non ne puoi più di binge watching, se vuoi uscire dal ricatto della serialità, se sei nauseato da chi spaccia il piccolo schermo per grande schermo, amico, allora Brad Falchuck e Ryan Murphy hanno quello che fa per te. Televisione, purissima televisione, di qualità straordinaria, all’avanguardia nello stile e nei contenuti. Solo F. & M. potevano concepire un’antologia dell’horror articolata in più stagioni, indipendenti le une dalle altre ma cucite da un filo rosso (l’America, nazione fondata sul sangue). Solo F & M. potevano spernacchiare i guru del marketing e le esigenze commerciali di FX Channel, mantenendo il più stretto riserbo sulla loro ultima creatura e giocando ad anticiparla con dei veri contro-trailer, nessuna scena rappresentata ma solo  il numero 6, declinato ora in guisa di falce, ora come punto interrogativo. Solo F & M, infine, potevano infrangere la regola del Pilota, rilasciando una premiere asciuttissima nei 40 minuti di durata, a fronte dell’ora abbondante che per prassi caratterizza le intro delle serie più attese. Con queste premesse sovversive, il 14 settembre ha finalmente debuttato American Horror Story 6: My Roanoke Nightmare, come si legge negli intermezzi prepubblicitari, un incubo straordinario, i gatti F. & M. che torturano quei topi dei telespettatori americani.

 

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