Jackie, di Pablo Larrain.


C’è da sorridere finalmente, arriva un film preceduto da mezzo secolo di aspettative. Pur essendo un de profundis di quelli sepolcrali, ancora più che tombali, questo film non ricorre al solito comodo epitaffio, non chiede compunzione o contrizione, non cela le sue spoglie, cioè, sotto l’esiziale “tratto da una storia vera”. Si potrebbe obiettare che sia tratto non da Una storia vera, ma dalla Storia vera, quindi occorrerebbe riconoscere la leziosità di quel motto innanzi alla solennità dell’opera memoriale. Sarebbe invero una considerazione inappropriata e fuorviante, il film in questione è mera opera dell’ingegno di uno, il suo regista, come tale è il frutto più fecondo e mortifero della sua fantasia. Jackie, di Pablo Larrain.

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Smetto Quando Voglio Masterclass. In lode di Sidney Sibilia


Quando c’era lui, io frequentavo il liceo. Un liceo rosso, rossissimo, color carminio proletario, con preoccupanti striature nerognole, tristo presagio della avantfascistizzazione che sarebbe sopraggiunta in fine di millennio. Lui, ad ogni modo, non era il famigerato lui, ma era l’uomo con la voglia, il compagno Michail Gorbaciov, con le sue rivoluzionarie idee di cambiamento: Perestrojka! Glasnost! Rinnovamento! Trasparenza! Onestah! Mentre il compagno Misha spingeva il bottone dell’autodistruzione, a scuola si succedevano le assemblee di istituto, era tutto un fiorire di docenti organici al partito, di militanti di Lotta Continua che arringavano gli studenti, tranquilli, dicevano, nessun muro crollerà, dicevano, lui dimostra che solo i sistemi socialisti vincono, perché capaci di autocorrezione dall’interno. Non solo i sistemi socialisti, anche Dikotomiko caro vostro è capace di autocorrezione, ecco qua Smetto Quando Voglio Masterclass. Mea culpa mea culpa mea maxima culpa.

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Manchester By The Sea. Can’t beat it.


Non è un cadavere che galleggia in piscina, non si reca in una stazione di polizia a denunciare il proprio omicidio, ma è comunque un protagonista morto. Non all’inizio del film, è morto prima. E’ già un morto vivente quando il film inizia. Di giorno si trascina in giro con gli occhi spenti, parlando pochissimo, il suo lavoro glielo permette: non è necessario dire tante cazzate per sturare un cesso o riparare un termosifone. Non cerca carne umana da mordere, almeno non prima del tramonto. Di sera invece, dopo ogni giornata di lavoro duro e senza pensieri, dopo due o tre birre, i suoi occhi più spenti del solito cercano la rissa, cercano i cazzotti, la piccola catarsi quotidiana necessaria per tornare a giacere per qualche ora con un livido in più e la testa leggera, annebbiata e pulsante dolore. Un dolore che è soltanto fisico ed è il benvenuto. Il giorno dopo ricomincia a recitare nel ruolo del morto vivente. La piccola finestra vicinissima al soffitto è sempre chiusa, e dal vetro opaco si vedono i piedi e le caviglie dei passanti: la sua stanza è un seminterrato, è sottoterra. Sepolta come una bara, e con le stesse funzioni di una bara, anche se un po’ più spaziosa. E’ una stanza quasi vuota – there’s nothing there – chè serve soltanto ad addormentarsi annebbiato dall’alcol, lontano dai pensieri, dai ricordi, dagli occhi e dai cuori dell’intero universo. Lontano dalla sua vita, che è finita a Manchester By The Sea.
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The Neon Fetish – Guida al feticismo cinematografico – Parte II – Tarantino, il regista piedofilo


Cominciamo dalle sequenze finali di The Hateful Eight, l’impiccagione da camera che non ha precedenti, e non avrà seguenti, nella storia del cinema. Guardiamo Daisy Domergue negli ultimi spasmi di vita, guardiamo le contrazioni raccapriccianti dei piedi costretti nelle scarpe di vernice, con appeso il moncherino di John Ruth, fino al sopraggiungere della morte. Feticismo estremo. Arti mozzatI, scarpe, corde, camera da letto, questo è Quentin Tarantino, non il postmoderno, ma l’archeologico, il filologico Tarantino. La scena è ispirata, forse, al Kiss Me Deadly di R. Aldrich, anche lì l’impiccagione era una danza macabra di piedi femminili, piedi nudi appesi, piedi nudi che corrono sull’asfalto in una notte buia. Il foot fetish è una questione autoriale, e Quentin Tarantino dichiara pubblicamente la sua santissima trinità in materia: Bunuel, Hitchcock, Fuller.

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The Neon Fetish – Guida al feticismo cinematografico – Parte I


Tutti ai vostri posti, allacciate le cinture. Allacciate anche le corde, le manette, le catene. Lucidate le borchie, saggiate le guarnizioni, sterilizzate i giocattoloni. Last but not least, verificate le vostre riserve di lubrificante, e tenete le tute in lattice a portata di mano, questo dossier è una questione delicata. Una questione di fetish. Vi confesso che l’argomento presenta per me delle difficoltà, che non sono indotte dal pudore o da particolari pruderie, ma dall’esigenza di circoscrivere una materia così eterogenea al campo filmico. Impresa davvero ardua, perché il fetish è espressione di un gusto personale, particolare in quanto soggettivo, nella vulgata è spesso associato alla perversione, e qui la faccenda si complica, il termine perversione implica un giudizio morale, e noi che siamo cinefili, quindi guardoni per antonomasia, quindi feticisti, non abbiamo voglia né facoltà di tirare la prima pietra. Facciamo così allora, diciamo che ci interessa tutto ciò che è fetish ma non è parafilìa, tutto ciò che comporta esibizione di una pratica sociale, un gioco di ruolo e dei ruoli, e come è stato rappresentato sul grande schermo.

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Man In The Dark, in bluray per la Universal homevideo


Fede Alvarez, giovane regista uruguayano autore nel 2013 del remake de La Casa, con quesa pellicola si conferma un regista eccezionale sin dalla primissima scena: la macchina da presa parte dall’alto del cielo e lentamente sprofonda in basso, procedendo inesorabile e schiantandosi sulla violenza con la V maiuscola. E’ una dichiarazione di intenti, perfetto inizio di quella che si rivelerà una freddissima storia del male.

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Koch Media homevideo, gennaio 2017


 

Il catalogo della Koch Media si arricchisce anche questo mese di titoli importanti, e il nostro gusto personale ci impone di cominciare da

 

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