NAZRA Palestine Short Film Festival. Anche a Bari


Nazra in arabo significa sguardo. Il festival di cortometraggi dalla – e sulla – Palestina ha un nome bellissimo. Quest’anno, questo mese, in questi giorni, la seconda edizione del festival, anche a causa del successo riscosso dalla prima, si sente addosso una miriade di sguardi, moltiplicati da nord a sud, attraverso tutto il paese che sembra una scarpa. Dopo la presentazione ufficiale a Venezia, avvenuta durante la Mostra del Cinema, il Nazra sta passando da Torino, Siena, Padova, Napoli. Arriverà fino a Palermo ed Alghero. Toccherà quindici città, e tra queste anche Bari, il 25 e 26 ottobre.

Nella foto il Centro Culturale Mesahal, a Gaza City, che a novembre dello scorso anno ha ospitato il Nazra.

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Sicario, Soldado, Sollima. Adesso vi faccio vedere come gira un italiano.


Sgombrate il campo da dubbi e perplessità: Sollima ce l’ha fatta! Il suo Sicario: Day of Soldado è il film dell’anno, di più, è una pietra miliare per l’action del nuovo millennio. Non è blasfemo ricorrere a paragoni illustrissimi: guardatelo pensando al Fury Road di George Miller, al Fury di David Ayer, a Patriots Day di Peter Berg. Anche, se ne siete capaci, al 13 Hours: the Secret Soldiers of Benghazi di Michael Bay, o alle missioni impossibili di Chris McQuarrie. Il livello è questo, è altissimo e prestigioso, e l’importanza dell’opera sovrasta gli esiti al box office internazionale. Ad oggi, Soldado ha infatti incassato 75 mln di dollari in giro per il mondo, a fronte di un budget di produzione di 25 milioni. Bene, ma non benissimo, con il peso di alcune critiche d’oltreoceano marcatamente e pregiudizialmente negative. I risultati sono comunque in linea con quelli del primo capitolo del franchise, il Soldado di Villeneuve, che a fine corsa nelle sale mondiali realizzò un totale di 85 mln di dollari, a fronte di un budget più cospicuo (30 milioni).

 

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Buybust, roba da Matti. Erik Matti


Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine, si porta dietro un soprannome rassicurante, sin da quando era solo sindaco: The Punisher. Un personaggio da crime story, una specie di super bad guy rossobruno, che oscilla tra il nazismo e la necessità di una approfondita perizia psichiatrica. Se volete conoscerlo meglio sapete cosa fare. Qui e ora, del presidente (che comunque meriterebbe un posto nel reparto che dovrebbe ospitare Trump, Salvinidimaio, Bolosonaro e compagnia brutta) ci interessa esclusivamente la War On Drug: due anni abbondanti di omicidi, ben più dei 12.000 denunciati quest’anno dall’Osservatorio sui Diritti Umani, di “sospetti” trafficanti e semplici consumatori. Quasi tutti poveri, abitanti delle periferie, nati vissuti e morti ai margini. Nessun poliziotto pare sia stato ancora condannato per queste esecuzioni. E poi minacce, arresti, attacchi frontali contro avvocati, militanti di sinistra, associazioni pro-diritti umani eccetera eccetera.

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Apostle, di Gareth Evans. Un cult(o) movie.


Ho una predilezione per i cult movie. Non i film di culto, ma i film sul culto, quale esso sia. Una religione personale, collettiva, animistica, alienista, esoterica, endoterica, messianica, sciamanica, egotica, sclerotica. Datemi un film sul culto, e io saprò scovarvi il metaforone, il riflesso dei tempi, la parabola, la profezia. Per restare al passato recente, ho adorato The Sacrament di Ti West, Red State di Kevin Smith, The Village di MNS. Ho scoperto The Endless di Moorehead-Benson; tardivamente, ma l’ho fatto. Ora mi prostro, mi genufletto davanti ad Apostle, di Gareth Evans.

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Ride, di Jacopo Rondinelli. Hai voluto la bicicletta? E adesso…


Si chiama adrenalina, non è la cocaina. Prodotto naturale anche concesso dallo stato. Si chiama adrenalina, non è una droga pura. E’ un ciclo riduttore stimolante di tensione. Ci viene bene la menzione di Giuni Russo, per aprire le nostre impressioni di Settembre. Si comincia con Ride, di Jacopo Rondinelli, un film che abbiamo atteso con il massimo grado di curiosità. Volete sapere perché?

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Lo Squalo.


Ma va! Ma vaffanzum! Ma va! Vaffanzum alla Universal, vaffanzum a Spielberg, vaffanzum all’intero mondo sommerso. Correva l’anno 1975, e Lo Squalo si pappò i botteghini dell’intero mondo occidentale, USA, Inghilterra, Francia, Germania; sfondò la cortina di ferro approdando anche a Cuba, ovunque stupore e tremori. Un solo, unico Paese, nel profondo Mediterraneo, arginò il Leviatano: l’Italia, la derelitta Italia, che in quella stagione vide trionfare altri mostri, non marini ma di una comicità perduta per sempre, i goliardi interpreti di Amici Miei. Onore dunque a Mario, ad Ugo, Gastone, Duillio, Philippe; pane per quei terribili denti.

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Hereditary, di Ari Aster. Once we were Paimons


Tergiversare pallido e assorto. C’è una ragione forte, per questo tergiversare mio. Ho problemi di messa a fuoco, non riesco a definire i contorni di quanto ho visto, credendo di osservare. Sto parlando della famiglia; lui, lei, i due figli. Borghesi certo, ma in quale maniera? Upper Class? Lower Class? Middle class? No, sono fuori strada. Guardo meglio, e credo di scorgere la Lanthimos class, un nucleo familiare costruito in laboratorio, portatore insano di tragedia e disperazione. Hereditary, di Ari Aster.

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