Civiltà Perduta: Gray ha visto la luce. Naturale.


Parlare di cinema è reazionario. Ci si stringe attorno ad alcuni consolidati luoghi comuni, intendo, luoghi della memoria visiva, comuni  perché condivisi dall’universo mondo. Difficile trovare qualcuno, sedicente o riconosciuto esperto cinefilo, che osi mettere in discussione i totem, i mostri sacri della settima arte. L’idolatria, l’ammirazione senza ritegno è motivata da ragioni tecniche e narrative, tanto che la critica all’ordine costituito suona come uno scherzo più che una bestemmia, l’opera gigiona di un troll che decide di infestare l’aria con i miasmi del suo metabolismo intellettuale. Domande come: si può dire che Quarto Potere non mi è piaciuto?, sI può dire che Kubrick è noioso?, si può dire che Kurosawa non sapeva girare?, trovano spazio esiguo su alcune polverose bacheche di cinereplicanti deteriori, domande seppellite da meritate e ricercate valanghe di insulti, lapidazioni a mezzo smartphone. Il classico è legge, il classico è verbo. Io lo so, e lo condivido. Lo sa anche James Gray. The Lost City of Z.

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Koch Media homevideo, luglio 2017


Headshot – bluray

Headshot, colpo alla testa. E in effetti le teste in questo film vengono colpite, prese a pugni, a calci, sfondate a colpi di macchina da scrivere. I Mo Brothers, coppia di registi indonesiani dalle fortune alterne, e solitamente alle prese con il cinema horror, si cimentano per la prima volta con l’action. Il volto del protagonista Iko Uwais non può che far venire in mente a tutti noi The Raid, ed effettivamente Headshot è figlio legittimo di The Raid. Violentissimo, costruito come un videogioco a livelli e con una sceneggiatura che è un sacrosanto pretesto per spaccare teste, strappare arti, versare sangue a fiumi. Le riprese acrobatiche non si contano, i registi cercano instancabilmente l’inquadratura e la prospettiva più insolita, e in definitiva il film funziona, eccome.

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CG Entertainment, le appetitose novità di luglio


Cannibal Ferox  –  dvd

1981: un anno dopo Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato e Mangiati Vivi di Umberto Lenzi, quest’ultimo partorisce uno dei film più censurati della storia, disprezzato anche dallo stesso regista perchè realizzato per “fini alimentari”. Al proposito, i giochi di parole sarebbero talmente ovvi che li evitiamo.

Trent’anni dopo l’uscita, quest’orgia di ultragore mantiene il suo potere di scioccare e disgustare il pubblico. Nel dvd è presente anche “Zora Ferox”, incontro con Zora Kerowa.

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Monolith, di Ivan Silvestrini. Attenzione, bimbo a bordo!


Un’autovettura fuoriserie, realmente costruita negli studios americani, il suo nome kubrickiano a figurare audacemente nel titolo, roba che da queste parti non si era mai vista e pensata. Avrebbe potuto essere l’evento cinematografico dell’anno, l’occasione per celebrare l’unità di intenti delle fabbriche di creatività autarchica, e invece no. Monolith, diretto da Ivan Silvestrini, esce nella sale italiane in pieno agosto, e pace all’anima sua.

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The War – Il Pianeta delle Scimmie, di Matt Reeves. Amate Cesare, lodate il suo nome.


85 chilometri, una via crucis stradale, tra cantieri sempiterni ed una autostrada dove gli autovelox regnano, Calabrian snipers. E’successo davvero, solo qualche giorno fa: io, lei e nostro figlio in viaggio, da Villapiana Lido a Cosenza, per trovare una sola sala, una qualsiasi, che potesse esaudire le nostre brame. Volevamo, dovevamo incontrare un amico, portargli il nostro sostegno in un momento di grave ambasce, rallegrarci con lui dei suoi progressi e discutere a parole, a versi, a segni del mondo che verrà, o che sarebbe venuto. E’ stata dura, ma alla fine ce l’abbiamo fatta, in un cinema unto, bisunto e polveroso lo abbiamo visto, finalmente abbiamo dato a Cesare quel che è di Cesare.

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The Childhood of a Leader, di B.Corbet. Il trionfo della volontà.


Nel giro di pochi mesi, tra il 2014 ed il 2015, sono stati girati 3 film concernenti la maternità, o la figlitudine: Ich Seh Ich Seh, Mommy e The Childhood of a Leader. I protagonisti sono maschi: bambini difficili, come si diceva un tempo, oppure adolescenti disturbati, come si diceva un altro tempo. La macchina da presa li segue nel loro microcosmo domestico: un ambiente selettivamente permeabile, in quanto si apre alla visione ma si chiude alla comprensione. Più che padroni in casa propria, queste piccole canaglie sono dei, o despoti, del loro mondo. Tra i titoli citati, il più sfrontatamente ideologico, il più carico di aspettative sarebbe quello più pomposo, The Childhood of a Leader.

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Spider-Man: Homecoming. Cogli la prima tela!


To rescue and fight. Salvataggi e combattimenti, questo dobbiamo chiedere ai supereroi nostri carissimi. Una funzione d’uso latu sensu genitoriale quindi, ed una squisitamente marziale. Così, semplicemente. Difesa, la nostra, e attacco, il loro, senza soluzione di continuità. Perché non è vero che da un grande potere derivano grandi responsabilità, è vero invece che ad ogni azione consegue una reazione. Spider-Man: Homecoming, di Jon Watts.

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