Al Korea Film Fest il solido Tunnel coreano di Kim Seong-hun


Vi è mai capitato di parcheggiare in spazi ristrettissimi, tanto da essere costretti ad uscire dalla parte del passeggero? A me spesso, ed è sempre un’esperienza traumatica, ai confini dello sport estremo. Scavalco la leva del cambio, mentre una gamba è ancora intrappolata tra lo sterzo e i pedali, le piego entrambe con sforzo pazzesco, intanto sento la schiena che scricchiola preoccupata, sto sudando, e quando finalmente riesco a poggiare il culo sul sedile mi rendo conto che devo ancora recuperare la gamba sinistra. Solo a pensarci mi viene il fiatone. Non oso neanche pensare, invece, alle difficoltà che incontrerei se dovessi saltare sul sedile posteriore. Per poi magari uscire attraverso il lunotto in frantumi e quindi strisciare dentro un’altra automobile ridotta pure peggio. Mentre fuori dall’abitacolo macerie, lastre di cemento, tubi di ferro ed un’intera fiancata di montagna crollata impediscono qualsiasi altro movimento. Giammai, quella è roba da disaster-movie. The Tunnel, di Kim Seong-hun.

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Manshin, diecimila spiriti invadono il Korea Film Fest


Il 15° Korea Film Fest di Firenze si apre ufficialmente con una docu-fiction dedicata alla figura di una sciamana: Kim Keum-hwa, nata nel 1931, quindi sotto l’occupazione giapponese, in una provincia che in futuro sarà provincia della Corea del Nord. La vita di una donna straordinaria, riconosciuta patrimonio culturale intangibile (ma quanto è bello questo titolo!), e attorno alla sua figura quasi un secolo di storia della Corea. Maltrattata ed emarginata fin da ragazzina perchè osava predire il futuro delle persone che le stavano attorno, sposa giovanissima picchiata dalla cognata, impaurita dai soldati delle due opposte fazioni durante la guerra, perseguitata dai cristiani e dai politici. Sembra uno scherzo, ma dopo tante sofferenze, l’inizio della riabilitazione dello sciamanesimo, e quindi di Kim Keum-hwa, avviene durante il regime del generale Chun Doo-hwan, che cercava di distinguersi dai precedenti governi, riempiendosi magari il petto del solito vecchio caro recupero dei valori e della cultura tradizionale. Ovviamente nei ritagli di tempo tra un massacro e l’altro di oppositori. Una storia ricchissima e illuminante, narrata con tecniche (e ritmi) alternate, riflessioni sui media, sul cinema, implicazioni politiche e sociali. Dirige Park Chan-kyong, che è il fratello di Park Chan-wook: il talento scorre nel sangue, evidentemente, chè Manshin è una visione mozzafiato, è cinema di altissimo livello, e per una volta ci uniamo ad una preghiera, per rivolgerla al dio del cinema (sempre sia lodato, chè noi siamo monoteisti, si sa) e recitata proprio da Kim Keum-hwa all’inizio del film.

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Brimstone, di Martin Koolhoven. Sempre sia lodato, e fuori i mercanti dal Tempio!


Nel mestiere che ci siamo inventati, che sarebbe quello di parlare di cinema laicamente, e anche gratuitamente purtroppo, senza committenze o numi tutelari di sorta, nel mestiere che ci siamo inventati riesce spesso difficile distinguere tra peccato e peccatori, l’obiettivo è cercare sempre di parlare del film e non di chi guarda i film. L’errore però è sempre in agguato, capita di imbattersi in un’opera per molti aspetti straordinaria, che su web e riviste è stata lapidata e condannata senza pietà né giustizia, così, con processo sommario. Ci è venuta voglia di fare i bounty killer, di mettere taglie social su chi si macchia, consapevolmente o meno, di questa colpa, poi però rinsaviamo, il nostro è già un mondo difficile, il futuro è incerto, e decidiamo di lasciare l’infermo dietro l’angolo. Brimstone, di Martin Koolhoven.

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L’Invenzione di Morel. In dvd.


Guardare oggi L’Invenzione Di Morel è impresa stupefacente, in tutti i sensi. Siamo di fronte ad un prodotto unico per il panorama italico, che ancora nel 2017 ha qualcosa da dire. E farà strabuzzare gli occhi a chi ha osannato – giustamente, ci mancherebbe – Black Mirror e in particolare l’episodio San Junipero.

 

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Voci Lontane… Sempre Presenti, in dvd.


Faccio film per venire a patti con la storia della mia famiglia. Se non avessi sofferto, non avrei realizzato alcun film. Parole di Terence Davies. Che ha anche spiegato come, attraverso i suoi film, ha sempre tentato di spiegar i motivi del suo rifiuto del cattolicesimo. Eppure Voci Lontane… è uno dei film più spirituali di tutti i tempi. La sua è una fede assoluta per la capacità di emozionarsi dell’essere umano, per la musica, per il cinema. Se la gioia, il tempo e la famiglia sono tutti elementi in transito, la capacità della macchina da presa di catturarne l’essenza ha qualcosa di divino.

 

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L’Usignolo e L’Allodola, in dvd.


Ecco un film inaspettato, che emerge dagli abissi in fondo ai quali giacciono pellicole di ogni genere in attesa di rivedere la superficie. L’Usignolo e L’Allodola meritava sicuramente di essere ripescato, e ci ha pensato la benemerita Ripley’s Homevideo a distribuirlo in dvd. Diretto dal tedesco Sigi Rothemund, è interpretato da una certa Sylvia Kristel. Si, proprio lei, pochi mesi dopo il successo mondiale di Emmanuelle. E’ una pellicola erotica, ovviamente, e il corpo di Sylvia è protagonista assoluto: d’altronde è il corpo e il volto per eccellenza del nuovo immaginario erotico mondiale, quello degli anni settanta.

 

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Nothing Lasts Forever, il film perduto con Bill Murray e Dan Aykroyd


Questa storia inizia nel 1975, con la nascita del Saturday Night Live: Tom Schiller entra subito a far parte della squadra di creativi e per undici anni scrive e dirige sketch e cortometraggi, nei quali appare gente del calibro di John Belushi e Bill Murray, tra gli altri. Il suo stile visionario è apprezzato da molti, anche alla MGM che lo mette sotto contratto per scrivere e dirigere il film Nothing Lasts Forever. Erano gli anni di flop commerciali clamorosi, primo tra tutti I Cancelli Del Cielo di Michael Cimino: tirava una brutta aria alla MGM, i dirigenti andavano e venivano, tutti erano presi da mille problemi e nessuno pensava a quello che stava succedendo sul set di Schiller, che ebbe quindi la possibilità di terminare le riprese in assoluta libertà, senza influenze e condizionamenti da parte della produzione. Negli uffici della major ci si accorse troppo tardi di aver involontariamente finanziato un film “d’autore” e anti-commerciale, e le cose peggiorarono dopo un test screening disastroso a Seattle. La MGM decide di accantonare la pellicola in magazzino e lasciarla lì a prendere polvere, anche perché nel film erano inseriti diversi spezzoni di film storici, e le questioni di copyright avrebbero alleggerito ulteriormente il già scarno portafogli della MGM. Portafogli esangue, ottusità pingue: consuetudine voleva, e forse vuole ancora oggi, che le sceneggiature commissionate dalle major venissero esaminate alla ricerca di errori ed incongruenze, oltre alle già citate grane di copyright. Una delle note, che a distanza di anni Schiller ricorda ridendo, recitava testualmente: “Un bus non può volare”. E pensare che Dan Aykroyd,  John Belushi e Bill Murray si erano tutti detti pubblicamente entusiasti dello script. Già, Belushi. Doveva esserci anche lui nel film, che avrebbe dovuto e potuto essere un festacchione in puro stile Saturday Night Live. Che era poi quello che si aspettavano alla MGM, un film che sfruttasse il successo del SNL, le facce del SNL, realizzato in stile SNL, che portasse un bel po’ di dollari nelle loro casse. E invece l’umore sul set fu quello di un funerale, chè John Belushi morì un mese prima dell’inizio delle riprese.  Cambiando per sempre la percezione di uno dei corti girati da Schiller per il SNL, Don’t Look Back In Anger, nel quale un Belushi novantenne si reca al cimitero a visitare le tombe dei suoi amici e colleghi, compresi Chevy Chase e Dan Aykroyd, e tra le tombe ricoperte di neve declama “tutti pensavano che sarei stato io il primo ad andarmene”.

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