Koch Media Homevideo, le novità di aprile


Kill Your Friends

Anni 90, Londra, britpop. Una casa discografica inglese, un talent scout 27enne ambizioso, drogatissimo e pronto a tutto: ma proprio tutto, omicidi compresi. Owen Harris dirige questa ferocissima lettera avvelenata all’industria discografica (tratta da un romanzo dello scozzese John Niven, che ha davvero lavorato nell’ambiente) arricchita dalla musica di Blur, Oasis, Chemical Brothers, Prodigy. Nel bluray presenti anche alcuni contenuti extra (backstage e interviste).

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Serie tv in DVD, le novità targate Warner


True Blood, stagione 6 e stagione 7

Nella sesta stagione le puntate della creatura di Alan Ball  e Brian Buckner per la HBO si riducono a dieci, anzichè le solite dodici. La cura dimagrante ha provocato benefici indiscutibili: si tratta della stagione migliore, dopo le prime due, sopratutto perchè True Blood è tornata ad essere principalmente una serie che tratta di V – A – M- P – I – R – I, e nel corso di queste dieci puntate sono parecchi i momenti riservati alla guerra tra umani e vampiri, e risultano essere i momenti più coinvolgenti. True Blood conserva i suoi tratti storici, comunque, perchè è fondamentalmente una via di mezzo tra le soap opera e il sangue, totalmente fuori di testa e scatenata. Nel cofanetto sono contenuti quattro dischi con le dieci puntate, arricchite da un approfondimento sulle storie che si celano dietro ogni episodio, attraverso le interviste agli autori, e ben cinque commenti audio.

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Una Vampata d’Amore. Ingmar Bergman in DVD


Una Vampata d’Amore è un film relativamente sincero e svergognatamente personale. Qualche anno prima ero stato sconsideratamente innamorato. Con il pretesto dell’interesse professionale, spinsi la mia amata a raccontarmi nei dettagli le sue esperienze erotiche. Questo suscitò in me una gelosia retrospettiva che mi logorò, graffiandomi nelle viscere e nel sesso. I rituali più primitivi dell’umiliazione si sommarono alla gelosia creando una miscela che per poco non fece esplodere chi l’aveva prodotta. (Ingmar Bergman)

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Parade, il Circo di Tati in DVD


Era il 1974, e Jacques Tati per il suo ultimo film (su commissione della televisione svedese) porta la macchina da presa nel circo. E’ lui stesso ovviamente il maestro di cerimonie, circondato dai clown, dai giocolieri, dai contorsionisti e dagli acrobati. I numerosi spettacoli offerti però non sono meno importanti del pubblico (e dei tecnici: pittori, scenografi, costumisti, elettricisti) e Tati si impegna principalmente proprio ad abbattere le barriere tra gli “attori” e gli “spettatori”, mostrandone le reazioni in maniera organizzata, al punto di riuscire a delineare le singole personalità degli spettatori inquadrati. Iniziando, tra l’altro, proprio da se stesso: è subito evidente che non è il signor Hulot sullo schermo, ma Jacques Tati.

“Playtime resterà sempre il mio ultimo film” disse in un’intervista. Sicuramente Playtime è stata l’ultima occasione di poter godere di tempo e budget necessari a tradurre in immagini le sue visioni. Eppure Parade contiene diversi momenti di magia visiva e concettuale che solo un genio spavaldo come Jacques Tati poteva concepire. Il suo film più povero, girato in soli tre giorni, è anche universalmente il meno conosciuto di tutti. Ma basterebbero i suoi numeri da mimo a renderlo imprescindibile.

Il DVD uscito per la Ripley’s Home Video contiene anche En Piste, una video analisi di Stèphane Goudet.

Personal Shopper, di O.Assayas. Kristen vive.


Occupare spazi da autogestire. Era scritto in grande sulla scala di entrata del mio liceo, era una scritta straordinariamente tenace, resisteva alla pioggia, alle pulizie straordinarie di operai specializzati, resisteva persino alle mode. Ne ero turbato ma mi ci alambiccavo, se l’occupazione fosse più importante dell’autogestione, pensavo, oppure se possa esistere autogestione sena occupazione. Forse Olivier Assayas ha letto questo slogan, l’ideologia che lo ispirava dovrebbe essere (stata) simile, e lo ha reinterpretato alla luce delle nuove professioni 2.0. Personal Shopper.

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Boston – Caccia all’Uomo. Race for the cure!


Sono acrimonioso, tanto, tanto acrimonioso. Sono capace di accendermi come un fiammifero, di spargere veleno su persone e cose, di cavalcare cause perse con immane protervia. Ad esempio, odio le corse cittadine. Le maratone, le marcialonghe, le passeggiate ecologiche, le sgambate in centro. Che abbiano un fine nobile, corse per la vita o per la cura, che siano eventi a tema, sponsorizzati e verniciati e musicati, sempre incorrono nei miei strali, perché io sono uno, dicotomico, apodistico. Credo fosse questa la ragione: passai in surplace sull’attentato alla maratona di Boston, sarcasmai sulle bombe nelle pentole a pressione che esplodevano al traguardo e mietevano e falciavano e tranciavano. Questa, più la spinta avantilogica della dietrologia, la previsione della trita retorica patriottica che l’evento avrebbe innescato. Incappavo purtroppo in un incidente di percorso, perché le bombe a Boston erano atomiche, erano la realtà che si fa simbolo, che muta in rappresentazione allegorica, quindi perde di significato, o cambia significato. Patriots Day, di Peter Berg.

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Fast & Furious 8, aka Fast & Fury Road


Come fossero cronache del dopobomba. Viviamo nel dopo, nessuna domanda sul quando. Fury Road è il discrimine, l’accelerazione finale, la scoperta che avanti è l’unica direzione possibile. Avanti come progredire, ma anche come regredire, se si cambia verso, se l’orizzonte è di nuovo il punto di partenza. Correre bisogna, a tutto gas verso la distruzione, verso il fuoco della palingenesi. The Fate of the Furious, di F. Gary Gray.

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