Fury. Bluray Universal, steelbook edition


Amore puro, carnale, ricambiato. Il sentimento che legava il carramato al suo equipaggio, macchina e uomini, trascendeva l’infatuazione per diventare assoluto. Nella fase finale della seconda guerra mondiale, quando la follia aveva sconfitto la disperazione e l’orrore rinculava verso Berlino, l’interno dei carri era il posto più confortevole che si potesse desiderare. Un microcosmo d’amore, fatto di fredde lamiere esalanti morte, eppure adorato dai membri dell’equipaggio come un utero materno palpitante. Dopo mesi di convivenza con i carrarmati, anche David Ayer, il regista di Fury, ha compreso la ragione di tali sentimenti: “quei cosi hanno un’anima”.

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Madam Secretary, la prima stagione in dvd per Universal


Trasmessa dalla CBS, ideata da Barbara Hall e prodotta – tra gli altri – anche da Morgan Freeman. Téa Leoni veste i sobri panni di Elizabeth McCord, e si ritrova a recitare un ruolo da protagonista in una serie tv sedici anni dopo The Naked Truth. Moglie, madre, dottore di ricerca, ex analista della CIA che ha abbandonato per motivi etici: si sa, l’intelligence statunitense non va molto d’accordo con l’etica, come ben sanno gli appassionati di Homeland. Il presidente degli USA nomina proprio lei segretario di stato, dopo la scomparsa misteriosa del suo predecessore.

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Billy Lynn, Un Giorno da eroe. BD Universal


Costato più di 40 milioni di dollari, distribuito in più di 1.000 sale negli Usa, dove ha incassato poco più di un milione di dollari: signori, qui non si tratta di un clamoroso flop commerciale, si tratta di una questione ideologica. Anche politica, se si considera che lo stesso film, coprodotto, è andato ad incassare più di 30 milioni di dollari sul mercato cinese. Abbiamo guardato Billy Lynn e ci è venuto in mente Birdman, persino Truman Show, con qualche eco di Flags of Our Father. Mai abbiamo pensato di confrontarlo con opere di proiettili e carne e sangue, gli avremmo fatto il torto più grande. Perché Bill Lynn prende le mosse da un conflitto, il padre di tutti i conflitti 2.0, la seconda campagna di Iraq per la destituzione di Saddam Hussein, ma quella guerra, la meno amata, meno vista, peggio raccontata dai media Usa, è solo lo spunto per una riflessione meta, metastorica, metapolitica, metacinematografica.

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Warner, le novità in homevideo


La Legge Della Notte

Con una faccia un po’ così, e sopratutto un muso un po’ così, come è mai possibile che Ben Affleck sia una tra le migliori penne di Hollywood? Passano gli anni, e risulta sempre difficile abituarsi all’idea. Will Hunting. Gone Baby Gone. The Town. Per non parlare di quel grandioso esempio di talento registico che è Argo. Il signor Affleck torna a dirigere – e a scrivere – ricavando la sceneggiatura da un romanzo di Dennis Lehane (per l’occasione anche produttore esecutivo), proprio come aveva già fatto con ottimi esiti per Gone Baby Gone.

La storia è ambientata durante gli anni del proibizionismo, e il protagonista Joe Coughlin – lo stesso Affleck – è un gangster di origini irlandesi, nonchè figlio di un commissario della polizia di Boston. L’epopea criminale attraversa i lati oscuri della storia degli Stati Uniti, a cominciare dal Ku Klux Klan, e tutto l’impianto del film aspira allo status di classico, non nascondendo il desiderio di piazzarsi sugli stessi scaffali di film come Scarface. La fonte letteraria è però più interessata a raccontare il razzismo e la violenza come parte fondamentale della genesi degli USA, piuttosto che una saga criminale tout-court, e Ben Affleck è costretto a tenere il piede in due scarpe che gli risultano un po’ strette, pur mantenendo un’onestà d’intenti e un approccio pulito e ordinato.

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CG Entertainment, novità homevideo


Captain Fantastic – bluray

Che é Viggo Mortensen, l’icona Viggo Mortensen, un nome, un corpo, un marchio, un tutto. Io amo e seguo Viggo ovunque, anche nel deserto di Atacama, dove lo avevo lasciato errante come un walker nel metafisico Jauja di L. Alonso. Captain Fantastic è un Tarzan Boy, hippie tarzanico, anche nudo in full frontal, ritiratosi a vivere nelle foreste dell’Oregon (o del Maine, o giù di lì) con un commando di figli, 6 figli, di età e sesso variabile: lui li allena alla caccia all’arma bianca, li educa alle arti e ai mestieri, insegna loro a cantare, a suonare, a declamare il Bill of Rights, a pensare. Lo fa di imperio e con una pervicacia luddista, non c’è televisione né Internet nei boschi, nessuna scuola, ci sono libri in cui evidentemente il padre padrone si riconosce, così a memoria ricordo di aver visto I Fratelli Karamazov, o Lolita, o il fumetto Maus, robe così, non c’è Wallace, o Roth, o McCarthy. La famiglia Fantastic è monca, manca la mamma, hippie anch’ella e pure buddista, ma straricca di nascita. Un bel dì la cara assente si suicida ed i genitori decidono di darle sepoltura cristiana, contro le disposizioni crematorie testamentarie, questo scatena le ire di Fantastic, che con la family gang lascia i boschi e parte per un viaggio attraverso la Land of Plenty, con l’obiettivo di sabotare il funerale. Il mezzo è un bus, ed è come se quello stesso bus che era cripta mortuaria in Into the Wild tornasse dagli inferi per sferragliare beffardo sull’asfalto delle Freeway nemiche. Il viaggio ovviamente è formazione per questi improbabili Flintstones, le seduzioni del capitalismo sono tante e melliflue e la famiglia, nelle sue varie individualità caratteriali, rischia di sgretolarsi sotto il peso di ciò che si deve e ciò che si può. E’ che Viggo Fantastic, come tutti i compagni e le compagne che sbagliano, ha accettato troppi compromessi, non ha mai, ad esempio, confutato il dogma anglosassone della proprietà privata – vive in un pezzo di foresta regolarmente acquistato -, così come crede del diritto al possesso di armi come forma naturale di autodifesa, ed è per questo essere pedissequo al sistema che il suo totem si intacca, si incrina, perde pezzi, fino alla sconfitta. Fuor di furore ideologico e di ambiguità iconoclasta, Captain Fantastic tocca il cuore con la sua ingenuità, che essa sia spontanea o posticcia non importa.

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Koch Media homevideo, le novità bollenti


Red State – bluray

Ovvero la svolta horror del regista di Clerks. Che dice di ispirarsi ai grandi, Cronenberg Lynch Coen Tarantino, e per una volta la lista di nomi suona quasi un’autocastrazione, più che una dichiarazione di intenti fine a se stessa, come accade 9 volte su 10. Perchè Red State è un film dannatamente personale, è un film di Kevin Smith al 100%, ed è un grandissimo film.

 

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Mamma, ho visto un UGO! Oggetti Giganti Non Identificati


Colossal, Shin Godzilla, il Grande Gigante Gentile. A Monster Calls, Gulliver, Animali Fantastici, Kong. Le dimensioni contano, diffidate di chi dice il contrario. Siamo nel 2017, l’onda lunga delle Lezioni Americane è terminata da un bel pezzo. La prima lezione, diceva Calvino, è la leggerezza, che andava intesa come una sottrazione di peso, una ricerca analitica delle componenti minime del mondo, o del racconto. Lezione valida e applicabile alle differenti arti, solo che nel cinema qualcosa sta cambiando verso: da qualche tempo, dopo tanto minimal, sembra arrivata una stagione di maximal, dalla durata e dai confini ancora incerti. Si potrebbe obiettare che il franchise dei Transformers stesse lì già da un bel pezzo, a dimostrare il primato durevole della pesantezza e dell’oversize, ma a noi non interessano alieni e nemmeno metalli trionfanti, a noi interessano i giganti, in quanto creature colossali,  più o meno organiche, più o meno terrestri, dalle sembianze umane o vegetali o animali.

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