Lo Specchio Nero n.7 su RKONAIR: lunga vita alla nuova carne!


Trasformiamoci in delatori, in ruffiani, in spie. Denunciamo il vicino, che si attarda a passeggiare nel vicolo, senza giusta causa o giustificato motivo.
Poi, al tramonto, trasformiamoci ancora, facciamo il flash mob, il fascio-mob, cantiamo l’inno, sputiamo veleno, vincere, e vinceremmo!
Torniamo dentro, e trasformiamoci ancora.
Trasformiamoci in leoni da testiera, guardiamo tv e pc e smartphone dal letto, o sul divano.
Trasformiamoci, trasformiamoci ancora, e ancora, e ancora. No time, no space.
E’ l’inazione che ha iniziato la rivoluzione. Ciascuno di noi è altro da sé, non ha più forma fisica, non ha più forma. E’ un blob, è un mashup di carne e suppellettili, è un oggetto d’arredo, è un complemento d’arredo.
Dikotomiko ha selezionato per voi una poltiglia di film e di serie tv , piò o meno recenti, che girano intorno al tema della mutazione, della trasformazione, dell’entropia dei corpi e dello spirito.

L'immagine può contenere: una o più persone, il seguente testo "Dikotomiko lo Specchio Nero LUNGA VITA ALLA NUOVA CARNE"

Guida ai Cult(o) Movies: ascoltateci in podcasting!


Dikotomiko sommo onnipotente, fetauring Davide Pulici di Nocturno, vi propone i film più significativi degli ultimi anni, con sette e santoni al centro dell’obiettivo. In ordine sparso: Jug Face; Midsommar; Apostle; Safe Heaven (VHS 2); Svaha – the Sixth Fingers; Martyrs; Kill List; Regression;The Endless; Red State. Cliccate sull’empia immagine del capro monocolo per ascoltarci!

Pussy Riot? No-Pussy Riot? DikotomikA in radio,con le femmine ribelli.


Nell’eterna guerra dei sessi, Dikotomiko si schiera da una parte, come sempre quella giusta. Con le donne incappucciate, le donne in trincea, sulle barricate. Sugli altari, nei reparti di ostetricia, nelle colonie saccheggiate e imbrattate di sangue. Nei quartieri ultraviolenti di Chicago e New York. Sempre con le donne.

Su RKO Radio è disponibile la nuova puntata delLo Specchio Nero, il nostro programma di cinema in versione audio, per perforare le vostre orecchie tappate dal patriarcato e dal maschilismo. Con un solo obiettivo: non rompervi le palle. O le ovaie.

Con Spike Lee, Harmony Korine, Jennifer Kent e tante/i altre/i.

 

La special guest di questa puntata è una OneWomanBand, Elli De Mon, che ci parla del suo rapporto con la musica e con i palchi, dei suoi film preferiti, e della sua nuova creatura: un libro dal titolo Countin’ the blues. Donne indomite.

 

Ascoltateci, annuite e commentate. Disturbate, applaudite o fischiate. Buon ascolto.

 

 

Dikotomiko in radio. Lo Specchio Néroner, on air. RKO: Lo Specchio Nero on Air!


Dikotomiko rilascia spore virulente e sinuose, discrete ma invasive. Dopo aver infettato la carta stampata, e in attesa di un incarico governativo, Lo Specchio Nero infetta anche la streaming radio! Quando abbiamo sentito per la prima volta pronunciare il nome della radio – dal nostro terzo membro occulto, senza il quale questo miracolo non sarebbe avvenuto – ci siamo eccitati sessualmente, cominciando a sbavare in 35 mm. La radio, signore e signori, si chiama RKO! L’acronimo sta per Radio Kismet Opera, ce ne siamo accorti dopo, molto dopo: eravamo impegnati a sognare ad occhi aperti Streets Of Fire e Citizen Kane.

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La puntata Zero, AKA il paziente Zero, è già andata in onda, quindi l’infezione è irreversibile. Potete tranquillamente operare da untori quando vi pare, da casa vostra, semplicemente cliccando “play” sulla pagina della RKO:

https://rkonair.com/?fbclid=IwAR0W6vlapiSdxBTglbBEWjQ0Mxw_oujz-i-gVXSy6rpk-iUp3cHWx-67zng

Giovedi prossimo, alle 18.30, al termine di Cartellone Cinema – una rubrica beneducata e necessaria (quindi tutto il contrario della nostra), che vi informa e vi informerà settimanalmente delle nuove uscite nelle sale –  andrà in onda la prima vera e propria puntata di quella che sarà, speriamo, un’entità, un flusso, una follia sgangherata completamente diversa da qualsiasi rubrica cinematografica abbiate mai ascoltato in radio. Seguiteci, spernacchiateci, insultateci, adorateci, infettatevi/ci. Contemporaneamente, se possibile.

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Sarà una puntata VIRALE, ne siamo certi.

 

Sorry we missed you. Ken Loach tolo tolo contro tutti


Lui e lei a letto, alla fine di una giornata durissima. Come tutte le altre giornate. Un bacio, il corpo di lui si avvicina. E lei: “no, non me la sento. Potrei piangere per una settimana”.

Potrei piangere per una settimana.

Potrei piangere per una settimana.

La negazione volontaria del piacere, la disumanizzazione più estrema e disperata, la paura di provare un attimo di gioia perché scatenerebbe una cascata inarrestabile di emozioni. La tristezza. Un momento di cinema insostenibile, di intensità pari ad un altro frammento che Ken Loach aveva già messo in scena nel suo film precedente, sbattendoci davanti agli occhi gli effetti della fame, quella vera, che fa perdere ogni inibizione e autocontrollo, su una madre. Una madre col cuore pieno d’amore e la pancia vuota.

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The Nightingale. Jennifer spits on our grave


Jennifer Kent è la regista di Babadook, uno dei migliori film del nostro secolo. Alcuni lo sanno, altri no. Alcuni la ricordano per essere stata aggredita con insulti e parolacce alla Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso anno. Quegli insulti venivano da un bamboccio, cinefilo per mancanza di prove, incapace di guardare, prima ancora che di esprimere un giudizio o un’opinione compiuta. Un troll, tra tanti, inutile come tutti i troll. Le contumelie erano rivolte al nuovo film di Jennifer Kent, la visione più crudele e violenta che mi sia capitata da alcuni anni a questa parte. Un western in terra d’Australia, tra Soldato Blu e The Revenant, in cui Kent distrugge i mostri del colonialismo, del razzismo, della misoginia. Dell’infanzia violata e brutalizzata. Infanzia, non come sinonimo di innocenza, ma di assenza totale di difesa. L’infanzia cioè esorbita: da mera categoria anagrafica a stato, condizione dell’individuo. Sullo schermo scorrono immagini di assassini efferati, a volte preceduti da stupri, da sevizie, altre volte improvvisi, altre volte ancora agognati, addirittura. Tutte le vittime, buone o cattive, grandi o piccine, sono colte nel momento in cui non possono difendersi, o non sono più in grado di farlo. E’un’ecatombe, è un sacrificio di massa e rituale. La catarsi non arriva, del resto questo tempo, anche al cinema, non è catartico, è colpevole senza ancora diventare espiatorio. The Nightingale è la favola che ci meritiamo, quella in cui una mamma bellissima, fresca, piena di amore, canta una ninna nanna celestiale, e mentre canta, con una mano ci tiene forte, con l’altra brandisce un pugnale. Il sangue scorre, ma non bastano fiumi di sangue a nettare la lordura di questo mondo infame.

Sia lodata Jennifer Kent, sia lodato il dio del cinema.

 

Midsommar, the Swedish Inferno.


I want let the sun go down on me, I want let the sun go down. Il culto del bagno a mare è una prerogativa dei tanti sud del mondo. Di tutti quei posti dove il caldo regna, cuoce membra e cervella. Il caldo regna, batte forte il sole, e allora splash, un tuffo dopo l’altro, a big splash, a bigger splash, come se non ci fosse un domani. Estate? Vamos a la playa! A nord invece no, pensano differente. Il caldo è un amico, un ospite più o meno atteso, desiderato e rispettato. I nord del mondo non si nascondono dal sole, lo coinvolgono invece nei loro giochi, si mostrano, si elevano. Abbagliati dalla luce, producono abbagli. Midsommar – Il villaggio dei dannati, di Ari Aster.

 

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