Che amore il tricheco, gli manca solo la parola


Bisogna buttare fuori almeno un milione di parole prima di scrivere qualcosa di veramente buono, lo diceva Truman Capote. Io invece conosco qualcuno che dagli esordi butta fuori miliardi, fantastiliardi di parole con risultati spesso miracolosi, sempre sorprendenti. Sto parlando di Kevin Smith, Mister Clerks, e del suo Tusk, ode alla forza ed alla significanza delle parole.

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Tusk è la storia di Wallace, un ragazzo che cura una rubrica in podcast per una webradio, fiumi di parole multimediali su fenomeni da baraccone videovirali. La rubrica si chiama Not-See, pronuncia pericolosamente affine a Nazi ma senso preciso peculiare, riferito a ciò che si ascolta e non si vede, come appunto le parole. Per intervistare un freak automutilatosi che fa impazzire il web (Kill Bill Kid), Wallace vola a Manitoba, Winnipeg, Ontario, Canada. Cana-da significa un Paese altro rispetto agli Usa quindi parole altre, quelle che si possono dire (Cana-do) e quelle che non si possono dire (Cana-don’t), perché se dette possono risultare pericolose (Cana-die) , come da avviso del verboso irsuto frontaliere all’aeroporto. Il viaggio è un allontanamento dai suoni noti, via dalla sensuale irresistibile lingua latina della fidanzata mexi-bomb (Genesis Rodriguez), verso l’ignoto di altri suoni, le parole scazzate di 2 commesse in autogrill, poi quelle biascicate di un misterioso storyteller, un oscuro raccontastorie su carrozzella, incontrato quasi per caso perché l’intervista originaria è andata a monte (cioè a morte, Kill Bill Kid si è suicidato con la sua katana). Costui si presenta come Howard Howe (la stessa alliterazione di Humbert Humbert in Lolita del Dio delle Parole Nabokov) e stordisce Wallace di ricordi e di droghe, per mutilarlo e trasformarlo e fare di lui un altro essere, non un uomo tricheco ma un tricheco umano.

tusk disegno

Nulla di impalusibile, perché il trapianto delle zanne da tricheco nella bocca del malcapitato gli impedisce di esprimersi, gli vieta la parola lasciandolo a emettere suoni disperati e scomposti monocordi di orrore e dolore, per riflesso azionando la bocca di coloro che provano a cercarlo, la fidanzata e l’amico traditore che indagano e parlano e chiedono e fanno domande ed incontrano uno strano investigatore francofono. E’ Johnny Depp, sotto mentite spoglie e sotto mentito accento, che gigioneggia echeggiando Clouseau e centra la scena più esilarante del film, raccontando a parole e immagini  di un suo precedente incontro con lo psicopatico mutilatore (Moouse-ay, Io Alce in italiano, altro nome di fantasia come Howard Howe).

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Nonostante tutti parlino tantissimo,Tusk non è un film che finisce con il parlarsi addosso, è una commedia horror perfetta, ricca nella messa in scena e significante anche nelle scelte più squisitamente visive: l’uomo tricheco è un dichiarato omaggio ai b-movie degli anni 60 ma strizza anche l’occhio al recente successo dello Human Centipede, riesce a far paura ed anche ad inorridire di compassione pur non perdendo mai la cifra della leggerezza. Smith ha l’obiettivo di fare film in cui sia evidente il suo marchio (“voglio che la gente capisca dai primi fotogrammi che questo è un film di Kevin Smith, così come capisce dai primi fotogrammi se un film è di Tarantino) a prescindere e lontano dalle originarie commedie generazionali, perciò lambisce le terre dell’horror già approcciate più cupamente con Red State. La trasformazione del povero Wallace deriva da H.G.Wells (L’Isola del dottor Moreau) e ovviamente dal caro vecchio Gregor Samsa. L’epilogo però è più dolce, anzi è dolciastro rancido come i pesci che Wallace “Walrus” (tricheco in inglese ingurgita. Tusk è tratto, non da una storia vera ma da un ascolto vero, il vero podcast all’origine è udibile sui titoli di coda, perchè fino in fondo è tutto un gioco, un gioco di parole.

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Fiumi di parole,

fiumi di parole tra noi,

prima o poi, ci portano via.

 

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Un pensiero su “Che amore il tricheco, gli manca solo la parola

  1. ..finalmente sei approdato a tusk, oggetto di culto, e guy la pointe, adorato nel Quebec…sappilo che Jhonny ci vuol fare un film, tutto su di lui, e pare che prometta mirabilia…

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