American Sniper. Portrait of a serial killer


 

Sono nato 43 anni fa, in un mondo con poche certezze. Una mi ha accompagnato fino a ieri sera, anche se vacillava già da quattro anni: Clint Eastwood. Andavo al cinema sereno e impettito, evitavo di leggere recensioni e  critiche perchè erano inutili. Provavo quella splendida sensazione di sapere in anticipo che sarei uscito dalla sala a fine proiezione con gli occhi lucidi, felice, colmo della visione, emotivamente scosso e desideroso di rivedere il film al più presto. Quando mi addormentai durante Hereafter, al risveglio ero più che altro incredulo. Mi convinsi che avrei dovuto semplicemente rivederlo, per ricevere quello che dai film di Clint ho sempre ricevuto. Ma non l’ho più rivisto. Alla visione di Jersey Boys arrivai invece con uno strano disagio che non mi lasciò fino ai titoli di coda. Ricordo che iniziai a scriverne qui subito dopo, sforzandomi di trovare i consueti marchi di fabbrica del cinema di Eastwood ai quali aggrapparmi per parlarne bene, ma dopo mezz’ora cancellai tutto e non ne scrissi più. In quei due film, semplicemente, Clint Eastwood non è. E ieri la terza mazzata, definitiva: American Sniper.

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Doveva dirigerlo Spielberg, ma il budget limitato gli impediva di farcire il film con le sue idee e i suoi approfondimenti. Lascia il posto a Clint Eastwood, ed è inevitabile pensare che con la mano e l’occhio di Spielberg a dirigere, American Sniper sarebbe stato più interessante e sfaccettato.

Chris Kyle rappresenta al meglio il prototipo di maschio americano che io, personalmente, odio. Repubblicano, ignorante, manicheo, religiosamente patriottico, diopatriafamiglia, omosessuale latente. Lo immagino con un principio di erezione, mentre i commilitoni lo salutano come “Leggenda”. Ho ovviamente fatto il tifo per Mustafa, e ho visto gli unici momenti di cinema esaltante quando il collega siriano di Kyle saltava tra i tetti.

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Le idee politiche di Clint e quelle sulla guerra sono arcinote, il problema non è se American Sniper sia o no un film di propaganda reazionaria e bellicosa: il problema è che American Sniper è un film di merda. Liquidare in quel modo un finale che avrebbe potuto essere all’altezza di Gran Torino, non spendere nemmeno un metro di pellicola per un personaggio incredibile come Mustafa, evitare le mille e più occasioni, durante l’arco narrativo, di mettere in scena il cuore di tenebra; tutto questo avrà un risultato finale inevitabile: American Sniper diventerà il film-bandiera dei fascisti, perchè la patina fascistoide è l’unica cosa che resterà.

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Adesso una cosa è urgente: rivedere, uno dietro l’altro, The Hurt Locker e Redacted.

 

 

American Sniper

Clint Eastwood

2014

 

 

 

 

 

 

 

 

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