#JurassicWorld. Duro Rex, sed T-Rex.


C’è una ragione per cui il capitalismo è alla canna del gas, non è l’avidità vampiresca delle multinazionali della finanza, non è lo stato di guerra permanente contro nemici endogenerati, non è il surriscaldamento globale e l’esaurimento delle risorse scarse, no. il capitalismo sta morendo perché non è più cool, non è più sexy, non è più appealing, incapace di continuare a vendere sogni su scala globale, Sogni come esperienze raggiungibili ancorché tangibili, spettro (spettri) di possibilità, ridotte oramai a set di cartongesso e congegni meccanici, confinati nei recinti  di qualche divertimentificio, sperluccicante spersonalizzante parco a tema, alieno come una riserva indiana, inaccessibile come un castello della Baviera, e tanto, tanto costoso. Welcome to their Jurassic World, welcome back to Isla Nublar.

jurassic world 2

Il ritorno al giurassico è l’anello mancante di un cinema che è tornato consapevolmente sui suoi passi, nel disperato tentativo di reinventarsi un immaginario: tutti sappiamo come questa operazione di archeologia visionaria sia stata straordinaria e del tutto originale nel caso di Mad Max, in primis, ma anche nell’ultimo Godzilla o nella ri-saga del Pianeta delle Scimmie, senza dimenticare il volenteroso Pacific Rim, il suo sferragliante modo di ridare vita alla creatura AB-normal di celluloide. Il fatto è che per percorrere in senso inverso il sentiero di mattoni gialli serve uno sherpa appassionato e capace, lo stesso che lo scoprì, o in sua vece un suo appassionatissimo e capacissimo discepolo. In quest’ottica, resuscitare il mondo perduto fino alla zanzara nell’ambra sarebbe un’opera titanica disperata, il Kurtz all’origine del fiume è il più grande acchiappasogni del mondo occidentale, Steven Spielberg l’alchimista, colui che domina l’orrore, lo stupore, la meraviglia. Tutti conoscono questi ingredienti, Spielberg solo ne conosce l’amalgama e ne custodisce i segreti meglio della famosa formula della famosissima bottiglietta di sciroppo per la tosse con le bollicine. A prestar fede alla vulgata, sembra che lo stesso maestro abbia individuato il suo degno successore per Jurassic World, rispondente al nome di Colin Trevorrow, uno che senza l’investitura divina non sarebbe mai uscito dal labirinto di specchi del cinema indie.

jurassic-world-still-featuring-bryce-dallas-howard-starring-as-claire

Trevorrow dunque: riscrive e dirige, finge umiltà, studia il passato e cerca di riproporlo astenendosi dal reinterpretarlo, capisce che i dinosauri sono magliette e pupazzetti prima che effetti speciali 3D e quindi mette nel suo film dei nerd 40-something e dei ragazzini nativi digitali, ma al contempo sposta il baricentro sentimentale dell’avventura, dove c’era una famiglia in pericolo (Jurassic Park) ora ci sono due solitari, lui ex-marine, lei donna in carriera, entrambi in cerca di cuore e di un futuro da reinventare, appunto. Una spruzzata di cattivi per caso, di magnati indiani e di aiutanti multietnici, e la storia è servita. Si infervora mentre scrive, Trevorrow, e osa l’inosabile, andare alla madre di tutte le origini, alla sorgente dell’ispirazione di Steven Spielberg, e in buona fede crede di individuarla in John Ford, in un particolare stilema filmico di John Ford, la porta che si spalanca su una prateria sconfinata, l’inquadratura che varca l’uscio e si apre in campo lunghissimo, verso il futuro. Così, in JW, si apre il cancello del parco, che è proprio quello di 25 anni fa, poi si apre la finestra della stanza dei ragazzini dentro l’albergo dentro il parco, vista ovviamente mozzafiato sulle infinite attrazioni, poi si aprono cancelli, si aprono recinti, così via, una matriosca dentro una scatola cinese per arrivare al cuore pulsante dell’opera, quello che nessuno prima aveva mai avuto il coraggio di fare. Un dinosauro, una dinosauro, nuovo di conio, golem di tutti i golem geneticamente modificati, che non viene dal passato remoto, sembra venire dal futuro anteriore.

indominusrex-rex

Occorre aspettare mezz’ora e più dall’inizio del film per la sua epifania, e questo in sé non sarebbe un male, si ha modo di ambientarsi nel parco e di assistere, per esempio, allo spettacolo del mosasuro nel parco acquatico, la scena migliore del film vista e rivista in infiniti trailer. Si familiarizza pure con i cari vecchi raptor, in corso di addestramento manco fossero dei pitbull d’antan, e si guarda con nostalgia all’habitat dei giganteschi erbivori, ma è tutta fuffa, l’attesa spasmodica è tutta per lui, lei, il solo originale Indominus Rex, e quando arriva, beh, quando si mostra, beh,  lascia a bocca aperta. Stupore. Senza meraviglia. Senza orrore. Un clone di 15 metri, un drone con le zampone, no passione, no identità. Gli stessi protagonisti del film sono confusi, si affannano per renderlo spaventevole, prima ne parlano come psicologi (“cerca il calore umano, la sua unica relazione affettiva era con una gru”), poi come biologi (“Sta cercando il suo posto nella catena alimentare”), poi come criminologi (“uccide solo per il gusto di uccidere”). Niente, l’Indominus resta un anonimo mostro dentato/a, compulsivamente affamato/a ma mai inquietante, altro che Squalo, altro che T-Rex. Anche Trevorrow lo capisce, ed in corso di narrazione cerca di correggere la rotta, lo usa ad esempio come mezzo per scatenare una tempesta di pterodattili sulla folla inerme, lo brandisce come monito all’aberrazione militare ed alla concupiscenza umana, produce un po’ di orrore, ma lo stupore e la meraviglia continuano a latitare. Decide allora, con umiltà ravvedutamente  sincera, di farne un capro(sauro) espiatorio , di offrirlo in sacrificio al solo vero re, Tiranno, ed ai suoi fidi raptor. Scontri tra dinosauri, finalmente, ora sì che ci si diverte, protagonisti umani inutili immobili come spettatori, come nel Godzilla di Edwards, occhi spalancati a guardare le mazzate tra i bestioni manco fossimo nel King Kong di Cooeper e Schoedsack, dinosauri highlander, ne resterà soltanto uno, anzi, soltanto due, a ben guardare forse resteranno in tre, rintanati nella foresta come Cesare nel film di Reeves, perché non finisce qui, siamo solo all’inizio di una nuova era giurassica.

jurassic world

500 milioni di dollari l’incasso della prima settimana di programmazione worldwide, trionfo planetario, record in corso di polverizzazione: Jurassic World è già uno dei film più visti di tutti i tempi, il capitalismo ce l’ha fatta, ha ridato vita alla salma. Manca l’anima, manca l’afflato mitopoietico, ma qui si tratta di soldi, mica di religione.

 

P.S.: se siete curiosi di conoscere il parco prima di andare a vedere il film, leggete il nostro “Tutto quello che c’è da sapere. Sapevatelo!”.

Annunci

2 pensieri su “#JurassicWorld. Duro Rex, sed T-Rex.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...