Bone Tomahawk, The Western Inferno.


Za-gor-te-nay: lo spirito con la scure per gli indiani, per gli amici Zagor. Vive nella foresta di Darkwood, nord-est degli Stati Uniti, tra l’Ohio e la Pennsylvania, nella prima metà dell’ottocento. Ha conosciuto Darwin ed Edgar Allan Poe, si è scontrato con vampiri, umanoidi extraterrestri, druidi, zombi. Un fumetto che contamina il western con la fantascienza, e che quest’anno ha superato la soglia del numero 600. La sua scure infallibile è ovviamente indiana, fatta con una pietra arrotondata. Un’arma potente ma tutto sommato innocua, se paragonata alla scure realizzata con ossa (umane?) che un clan di cannibali maneggia con letale destrezza: Bone Tomahawk, un western-horror da custodire gelosamente e difendere con i denti. E la scure.

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Il contesto è più reale del reale: il regista esordiente Craig Zahler ha scritto diversi romanzi western (e venduto qualcosa come venti sceneggiature, nessuna delle quali è stata finora tramutata in film), ha letto tantissima roba scritta nella seconda metà dell’ottocento, e ne ha vista altrettanta, di conseguenza i dialoghi suonano autentici come pochi altri, e contribuiscono a creare un clima talmente realistico da far risaltare i momenti spaventosi in maniera efficacissima. Anche i costumi colpiscono da subito: il film inizia infatti mostrandoci due tagliagole (letteralmente) all’opera, e i loro vestiti, le barbe, il modo di comportarsi, ogni parola e dettaglio riescono immediatamente a calarci in quella realtà, luminosa e soleggiata eppure così dark e terrificante. A tutto questo aggiungiamo che uno dei due tagliagole ha il volto di Sid Haig, e fa battute da cimitero, capaci di far sorridere, certo, ma anche di far sentire  un brivido lungo la schiena.

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Il western, quindi. Sono passati 23 anni da quello che all’epoca ci sembrava il miglior funerale possibile, celebrato da Padre Eastwood, e invece questa gemma inaspettata ci piomba oggi in mezzo agli occhi come una freccia avvelenata. Una visione abbagliante, che è anche alien abduction, road movie, buddy movie e cannibal movie. Una posse di quattro uomini in un viaggio terribile lungo Sentieri Selvaggi, con la consapevolezza del rischio che non ci potrebbe essere ritorno, con i caratteri che interagiscono perfettamente, diversi eppure uniti da una chimica che è naturale prodotto della vita di frontiera.

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Sarebbe bastato questo a farne un grande film, classico, reazionario, stravisto se volete, ma comunque un grande film. Chè i quattro sono straordinari, e il capo è Kurt Russell, praticamente identico a come lo vedremo in The Hateful Eight. Sceriffo di Bright Hope (il nome del villaggio sembrerebbe più adatto ad una casa di riposo, lo so) dal grilletto facile, uomo di legge e morale (legge e morale del west, si intende), carismatico come pochi. Si porta dietro il suo vice troppo vecchio (in quello che, ironia beffarda, si rivela un paese per vecchi), adottato più che assunto. Chicory è una figura archetipica immensa, ha il volto di Richards-garanzia-Jenkins, e i nostri sorrisi colmi di tenerezza nascono tutti per merito suo. Bravissimo è anche Patrick Wilson, a lui spetta il ruolo di Arthur, azzoppato e apparentemente inadatto alla vita di frontiera. Il quartetto è completato da Brooder, damerino razzista e cacciatore di indiani. Il loro viaggio è durissimo, i rapporti tra i quattro diventano profondi e rivelatori, arrivando a costituire uno studio tutt’altro che scontato sul significato delle parole “uomo” e “maschio”. Guardarli è insomma uno spettacolo capace di far dimenticare anche lo scopo del viaggio. La meta, il punto d’arrivo.

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Che è l’orrore. Perchè questo è anche un film horror, che per molti sarà inevitabile paragonare a The Green Inferno e indirettamente a Cannibal Holocaust. Perchè? Perchè ci sono i cannibali! Abitano nelle caverne, inbred che più non si può, la loro versione di piercing è difficilmente replicabile e le violentissime punte di spietato gore sono dure da digerire, come le tremende grida di battaglia che risuonano potenti e sono la loro unica forma di comunicazione – ehm – verbale. Altissimi, muscolosissimi e fortissimi, probabilmente a causa della loro dieta.

“uomini come voi non sarebbero in grado di distinguerli dagli indiani”

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Una favola capovolta, in cui la pulzella ed il cavaliere contano meno dei servitori. Una sarabanda di dialoghi esilaranti e rivelatori, degni del miglior Elmore Leonard. Bone Tomahawk sarà il film col quale Quentin Tarantino si troverà a gareggiare, con esito davvero incerto.

 

 

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7 pensieri su “Bone Tomahawk, The Western Inferno.

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